IT

Titolo Originale: IT
Paese: USA
Anno: 2017
Regia: Andy Muschietti
Sceneggiatura: Chase Palmer, Cary Fukunaga, Gari Dauberman
Produzione: VERTIGO ENTERTAINMENT, LIN PICTURES, KATZSMITH PRODUCTIONS
Durata: 135
Interpreti: Bill Skasgård, Jaeden Lieberher, Fin Wolfhard, Sophia Lillis

1988. Nella “tranquilla” cittadina di Darry, in un pomeriggio piovoso, il piccolo Georgie esce di casa e scompare, inghiottito da un misterioso mostro con il volto da clown. È solo la prima di molte sparizioni di ragazzini che gli adulti della cittadina sembrano non notare. Il fratello di Georgie, Bill, però, non si arrende e insieme al gruppetto di amici “perdenti” si troverà ad affrontare un male misterioso e terribile che si annida nel sottosuolo…

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Un gruppo di ragazzi vengono ben descritti nelle loro fragilità, nei loro disagi e situazioni familiari complesse, incluso anche un caso di abuso. Questa capacità di raccontare la realtà adolescenziale non viene utilizzata per sottolineare, con amorosa attenzione, i problemi della crescita ma viene sfruttata per costruire situazioni di tensione e di horror
Pubblico 
Maggiorenni
Diverse scene di tensione e violenza anche splatter, turpiloquio, allusioni sessuali (in U.S.A.: Restricted; in Italia: VM14).
Giudizio Tecnico 
 
Si tratta di un buon film di genere, confezionato con innegabile professionalità, offrendo qualche chiave di lettura non nuovissima ma efficace e la giusta dose di spaventi e tensione

Uscito alla fine dell’estate in un anno di crisi del cinema, negli Usa It si è rivelato un fenomeno commerciale e culturale, diventando nel giro di poco l’horror più visto della storia e macinando numeri e spettatori da film di supereroi della Marvel.

La pellicola, adattata da uno dei romanzi più famosi di Stephen King, porta la firma alla sceneggiatura anche di Cary Fukunaga, che in origine doveva anche dirigerlo . Il libro di King, un opus di oltre mille pagine, intreccia due dimensioni temporali, quella della pre-adolescenza dei protagonisti e quella dell’età adulta, tra gli anni Cinquanta e gli anni Ottanta in cui è stato scritto.

La pellicola, per ragioni probabilmente tanto commerciali che di racconto, sceglie di concentrarsi solo sulla sezione adolescenziale e ricolloca tutto quanto tra il 1988 e il 1989 (di modo che la seconda parte, prevista per il 2019 e già annunciata nei titoli di coda, coinciderà più o meno con l’oggi), aggiornando l’immaginario, che pesca in un periodo che nell’ultimo paio d’anni è stato molto saccheggiato anche dalla televisione, a partire dall’osannato Stranger Things di Netflix.

Non tutto torna nel salto in avanti temporale: Mike, il ragazzino di colore, sembra uscito da un’altra epoca e in generale, a parche pochi riferimenti alla cultura pop (gruppi musicali e cartelloni al cinema locale), il mondo in cui i protagonisti si muovono risulta curiosamente fuori dalla sua epoca.

Il paradosso, poi, è che i ragazzini di It, pur essendo per certi versi i prototipi di molto di quello che abbiamo visto poi, qui rischiano di sembrare a loro volta “derivativi” rispetto ai loro epigoni (e del resto l’occhialuto Finn Wolfhard, qui chiacchierone e spaventato dai clown, è protagonista anche della saga televisiva di Netflix). Colpa anche di una costruzione dei caratteri un po’ approssimativa, che va un po’ più in profondità solo sul protagonista Bill, incapace di accettare la morte del fratellino, e della ragazza del gruppo, Beverly, apparentemente “scafata”, ma in realtà tormentata da un padre molestatore.

It, il male misterioso che abita i sotterranei della cittadina in cui ogni 27 anni i ragazzini iniziano a scomparire ma nessuno sembra notarlo (gli adulti, quando non attivamente ostili come il padre di Beverly, sono poco più che mere comparse in una storia che si concentra volutamente solo sui ragazzini), incarna di volta in volta le paure più profonde di ciascuno dei protagonisti: quella di affrontare la morte, la solitudine, le malattie vere o presunte, un rito di passaggio  o l’ingresso nella pubertà.

Un concetto fin troppo esplicitato come forse fin troppo insistita è l’incarnazione più nota di It, il clown Pennywise, ben interpretato da Bill Skasgård, ma così onnipresente da risultare alla fine un po’ ripetitivo.

Forse si rischia di pretendere fin troppo da una pellicola che innanzitutto è un buon film di genere, confezionato con innegabile professionalità e capace di aggiornare per un pubblico giovane (che è poi lo zoccolo duro degli spettatori) un prototipo stranoto, offrendo qualche chiave di lettura non nuovissima ma efficace e la giusta dose di spaventi e tensione.

Autore: Laura Cotta Ramosino


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