RITORNO IN BORGOGNA

Titolo Originale: Ce Qui Nous Lie
Paese: FRANCIA
Anno: 2017
Regia: Cédric Klapisch
Sceneggiatura: Cédric Klapisch, Santiago Amigorena
Produzione: BRUNO LEVY
Durata: 113
Interpreti: Pio Marmaï, Ana Girardot, François Civil, Jean-Marc Roulot, María Valverde

Dopo dieci anni di assenza, Jean torna in Borgogna, nella tenuta vinicola della sua famiglia, quando il padre è ormai in fin di vita. Lì ritrova la sorella e il fratello, Juliette e Jérémy, con i quali dovrà ricostruire un rapporto e chiarire diverse incomprensioni. La morte del padre costringe poi i tre fratelli ad assumersi la responsabilità dell’azienda di famiglia, le cui sorti dipendono dal pagamento di una pesante tassa di successione. Di fronte alle difficoltà e alle proprie personali fragilità, Jean, Juliette e Jérémy dovranno decidere che fare della loro eredità: vendere e lasciarsi tutto alle spalle o difendere il proprio passato e capire come conciliarlo con le rispettive vite personali.

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
I tre protagonisti hanno sì un loro percorso personale e individuale, ognuno ha una specifica fragilità da affrontare, ma la crescita avviene anche grazie al ricongiungimento dei tre dopo anni di lontananza. C'è il confronto, il litigio, ma ci sono anche momenti di complicità e di sostegno reciproco
Pubblico 
Maggiorenni
Una scena di sesso
Giudizio Tecnico 
 
Il film risulta godibile, con momenti di esilarante commedia, e delicato ma nello sviluppo narrativo ci sono alcune occasioni mancate: alcune risoluzioni sembrano affrettate o forzate e ci si serve forse troppo dell’uso della voce narrante

Ritorno in Borgogna è la storia di un ritorno alle radici, della riscoperta di “quello che ci lega” (come espresso bene dal titolo originale francese) e di come le proprie origini e la propria esperienza passata parlino al presente e al futuro di una persona, senza necessariamente impedirne l’originalità e la novità.

I tre fratelli protagonisti del film si trovano a dover fare i conti con un’eredità preziosa, una tenuta vinicola che rappresenta non solo il mestiere di famiglia, ma anche la loro casa, la passione per l’arte di fare il vino, che ha segnato la loro infanzia, il terreno su cui si sono basati tutti i rapporti, soprattutto quello con il padre viticoltore. In poche parole, fanno i conti con la loro tradizione.

E quando il padre muore lasciando loro la responsabilità di tutto, ognuno dovrà trovare se stesso e la propria via, a partire proprio dal significato di quel passato. Se il novello figliol prodigo Jean dovrà finalmente decidere qual è la sua casa, la Borgogna - teatro della sua infanzia e di un passato da cui è fuggito - o l’Australia - terra “nuova” per eccellenza - dove si è rifatto una vita, Juliette affronterà invece le difficoltà legate al ruolo di leader della vigna ereditato dal padre, mentre Jérémy, fratello minore e meno talentuoso, avrà a che fare con i suoceri invadenti, dai quali vorrebbe emanciparsi.

Il percorso dei tre si sviluppa nell’arco temporale di un anno, col passaggio di stagione in stagione e le corrispondenti fasi di lavorazione e maturazione nella vigna, rendendo così la campagna della Borgogna co-protagonista del film. Il regista Klapisch dedica attenzione e spazio alla rappresentazione del luogo, facendocelo vivere e assaporare.

Uguale attenzione è data al concetto di “tempo” e a immagini che lo riguardano. La stessa locandina del film ne richiama l’importanza, preannunciandolo come elemento in gioco in ciò che stiamo guardando: “L’amore è come il vino, ci vuole tempo”. Non c’è crescita, non c’è passione, non c’è rapporto (famigliare e non), che non abbia bisogno di tempo.

Nello sviluppo narrativo ci sono tuttavia alcune occasioni mancate. Ci si perde forse un po’ nella caratterizzazione e nei percorsi dei personaggi. Non sono ben chiare le motivazioni della fuga di Jean da casa, da un padre cui rimprovera cose che risultano astratte o non così determinanti. Alcune risoluzioni sembrano affrettate o forzate e ci si serve forse troppo dell’uso della voce narrante di Jean per chiarire alcuni cambiamenti.

Se la rievocazione del passato e delle memorie dell’infanzia, con l’uso di alcuni intensi flashback, funziona nel trasmetterci i sentimenti dei protagonisti, altri espedienti, come il dialogo di Jean con il “se stesso bambino”, arrivano troppo tardi e appaiono forzati in un racconto che non se ne è servito per la gran parte del tempo.

Il film risulta comunque godibile, con momenti di esilarante commedia, e delicato, in particolare nella rappresentazione dei diversi drammi famigliari e personali.

I tre protagonisti hanno sì un loro percorso personale e individuale, ognuno ha una specifica fragilità da affrontare, ma la crescita avviene anche grazie al ricongiungimento dei tre dopo anni di lontananza. C'è il confronto, il litigio, ma ci sono anche momenti di complicità. E quando arrivano alla soluzione finale, i fratelli agiscono sostenendosi a vicenda.

Autore: Jessica Quacquarelli


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