L'ETA' DELL'INNOCENZA

 
Titolo Originale: The Age of Innocence
Paese: USA
Anno: 1993
Regia: Martin Scorsese
Sceneggiatura: Jay Cocks, Martin Scorsese
Produzione: CAPPA PRODUCTION, COLUMBIA PICTURES CORPORATION
Durata: 136
Interpreti: Daniel Day-Lewis, Michelle Pfeiffer, Winona Ryder, Alexis Smith, Geraldine Chaplin

Ai tempi della Gilded Age, a fine Ottocento. Newland Archer è un giovane componente dell’alta società newyorkese. Brillante avvocato, è fidanzato con May, degna rampolla di un’alta famiglia altolocata: i Welland. Cugina di May è la contessa Ellen Olenska, che è tornata a New York dall’Europa, dopo essersi separata dal vizioso marito polacco. Archer ha avuto l’incarico dalla famiglia Welland di dissuadere, come avvocato, Ellen dal chiedere il divorzio dal conte. Nei costumi dell’epoca la separazione era tollerata ma non il divorzio. Nel frequentarla, Archer finisce per ammirare questa donna sensibile che cerca il suo equilibrio in una società molto formale e finisce per innamorarsene, comprendendo che il suo fidanzamento con May è privo di un sentimento profondo. Anche Ellen è attratta da Archer ma al contempo non vuole che la loro relazione finisca per nuocere ad altre persore...

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
“La virtù della giustizia salvaguardia l’utilità degli altri anche a costo di un personale svantaggio” – aveva detto S Ambrogio. La protagonista comprende che non può cercare la propria felicità in modi che comportino l’infelicità degli altri
Pubblico 
Tutti
Giudizio Tecnico 
 
La preziosità del testo della scrittrice Edith Wharton viene pienamente valorizzata dalla messinscena di Martin Scorsese e dalla bravura dei protagonisti. Premio Oscar 1994 per i migliori costumi

Che interesse può avere un film che racconta in dettaglio la vita e i comportamenti dell’alta borghesia di New York a fine Ottocento, fra inviti ai balli, serate a teatro, tè fra le signore, alla ricerca di ciò che bello ed elegante sempre all’interno di un’etichetta e di comportameti codificati? Ci sembra interessante (oltre che per la qualità del film in se, diretto da Martin Scorsese) perchè ci consente di approfondire il tema di come la società in cui si vive influenzi o addirittura determini l’etica di riferimento dei suoi singoli componenti.

Nella società parcellizzata e individualista attuale, colpisce lo scoprire  come fossero determinanti le influenze del gruppo famigliare a cui si apparteneva: non si potevano prendere importanti decisioni senza consultare gli altri componenti della famiglia (unita spesso anche da interessi economici); c'erano  inoltre alcune le leggi non scritte del buon comportamenteo dell’alta società del tempo che andavano rispettate. Nel caso di Hellen non importava il fatto che il divorzio fosse stato legalizzato negli Stati Uniti: nel tempo in cui viveva, una divorziata sarebbe stata emarginata. La sua famiglia arriva  a tagliarle l’appannaggio mensile, pur di dissuaderla dal chiedere il divorzio

Era giusto oppure opprimente e inutile questa influenza così marcata della società del tempo sulle personalità dei singoli? Si tratta di un rapporto società/individuo aupicabile anche oggi o da condannare? Il tema è stato trattato con obiettività da Edith Wharton autrice del romanzo e riportato sullo schermo con fedeltà rigorosa da Martin Scorsese, senza quindi faziosità preconfezionate e proprio per questo  può esser considerato un valido riferimento per sostenere una tesi oppure l’altra.

Il primo a porsi il problema è proprio Archer che difende Ellen, appena arrivata a New York, dagli atteggiamenti sospettosi o direttamente malevoli che si manifestano verso di lei nei salotti: “ha fatto un cattivo matrimonio ma dovrebbe vergognarsi come se fosse colpa sua? Ha avuto una vita infelice e non per questo va messa al bando”: sostiene Archer. Anche in seguito, quando entrambi ormai sanno di essere attratti l’uno all’altra (lui nel frattempo si è sposato), Ellen gli domanda se vuole veramente che inizino a incontrarsi come amanti, un’altra categoria inquadrata al tempo con precisione. “Voglio fuggire in un mondo dove parole come questa non esistono, voglio semplicemente stare con te” è la risposta di Archer, che continua a cercare un modo di vivere la loro relazione solo per loro stessi,  indipendentemente da qualsiasi contesto sociale.

Archer avrà la risposta alle sue domande da due donne: da Ellen e da sua moglie.

E’ proprio da Ellen, che è sempre apparsa la più anticonformista, attenta a intessere relazioni sincere e non di circostanza, che arriva una lezione di umanità e di virtù. “C’è un mondo dove potremmo essere felici alle spalle di quelli che si fidano di noi?” le risponde Ellen che non si sta preoccupando delle convenzioni sociali ma si ispira a un basilare, universale principio di giustizia e a una vitale esigenza di unità di vita di ogni persona, in base alla quale la felicità non può esser costruita sulla sofferenza altrui. Quel mondo che Archer auspica, dove ogni individuo realizza se stesso senza curarsi degli altri, diventa un mondo crudele che genera solo infelicità. La virtù della giustizia rappresenta il primo e fondamentale livello di autotrascendenza della persona: Ellen ne comprende pienamente il valore, forse proprio perché è stata trattata ingiustamente. “Nessuno può resistere a tanto”: le risponde sconsolato Archer all’idea di non poter realizzare il suo sogno. “Resisteremo se lo faremo insieme”: è la risposta di Ellen

Per chi non conosce la storia non possiamo rivelare altri dettagli della trama ma anche la moglie di Archer troverà il modo, comprendendo il dramma del marito, di riportarlo nell’alveo familiare. Mary risulterà alla fine molto più sensibile e profonda di quanto Archer non avesse compreso.

Solo verso la fine, durante la festa di saluto a Ellen che ha ormai deciso di tornare in Europa, Archer comprenderà che tutte le persone che lo conoscono, sono stati testimoni silenziosi della sua passione e quanto, con discrezione, abbiano fatto in modo che la sua famiglia ritornasse unita. Quella festa ora diventa un modo per festeggiare la fine di una tempesta che è stata sedata.

Per tornare alla domanda iniziale, una composizione armoniosa fra lo spirito del singolo e quello della propria comunità costituisce l’equilibrio ideale. Se è vero che nel passato la società in cui si viveva poteva imporre delle rigidità, è anche vero che la situazione opposta, quella attuale di un individuo libero fino alla “nausea” di fare ciò che desidera, rende fragile il singolo, perchè è proprio nel momento della debolezza che occorre un amico o dei parenti che ti possono invitare a riflettere .
l film ha il vantaggio di valorizzare sopratutto quest'ultimo aspetto. La convinzione che il matrimonio  costituisca un processo di fusione  irreversibile fra un uomo e una donna che si sono impegnati a sostenersi a vicenda e ad allevare i figli che verranno, diventa molto più saldo quando sono anche le persone che ci stanno vicino a sostenerlo e si è stati anche educati a ritenerlo tale.

Il film beneficia di un Martin Scorsese estremamente scrupoloso nel riprodurre gli ambienti, i costumi, le fisionomie del tempo, regalandoci un fedele adattamento dell’omonimo libro della scrittrice Edith Wharton, che vinse nel 1921 il Premio Pulitzer, prima volta per una donna.

Il film ha vinto nel 1994 l’Oscar per i migliori costumi. Ebbe inoltre le nomination per la sceneggiatura non originale, l’attrice non protagonista (Winona Ryder), la musica e la scenografia

Autore: Franco Olearo


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