BLADE RUNNER 2049

Titolo Originale: Blade Runner 20149
Paese: USA
Anno: 2017
Regia: Denis Villeneuve
Sceneggiatura: Hampton Fancher, Michael Green
Produzione: RIDLEY SCOTT, ALCON ENTERTAINMENT,IN ASSOCIAZIONE CON TORRIDON FILMS, 16:14 ENTERTAINMENT
Durata: 152
Interpreti: Ryan Gosling, Harrison Ford, Ana de Armas, Robin Wrigh

A fare il Blade Runner (cacciatore di replicanti vecchio modello, che vanno eliminati) non c’è più, come nel 2019, Deckart ma ora, nel 2049, questo sporco mestiere è passato all’agente K, un replicante di nuovissima generazione senza più una “scadenza” a quattro anni, come nei precedenti modelli. Durante una incursione nella casa di un replicante, l’agente fa una scoperta insolita. I suoi capi gli impongono di non proseguire oltre nelle indagini ma K disubbidisce, perché forse potrà comprendere meglio qualcosa del suo passato. Per lui ora diventa importante scoprire dove si è rifugiato Deckart...

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Il film esprime la tensione del protagonista (un replicante) alla ricerca di alcuni valori fondanti che contraddistinguono l’essere uomano
Pubblico 
Maggiorenni
Una scena cruenta con l'uso di un coltello. Presenza di nudità femminili
Giudizio Tecnico 
 
Ottime la fotografia e la sceneggiatura, degne del film-capostipite:il messaggio metafisico che viene dato, pur con qualche lungaggine, raggiunge il segno

Cosa ha decretato il successo del Blade Runner del 1982, le scenografie di una futura Los Angeles nebbiosa e cupa, illuminata solo da enormi schermi con pubblicità simil-nipponiche, oppure la forza del dubbio esistenziale, del desiderio di poter vivere più di quattro anni da parte dei replicanti, dell’aspirazione metafisica di svincolarsi dai limiti imposti dal proprio creatore?

Sicuramente entrambi, o meglio la perfetta simbiosi artistica dei due elementi, mentre la componente poliziesca e quella amorosa rientravano in ciò che ci si può aspettare da un film di genere.

Il regista Ridley Scott ha atteso trent’anni prima di rimettersi in gioco, come produttore, per avventurarsi nell’impresa, quasi impossibile, di replicare un tale successo. Possiamo ora dire che c’è quasi riuscito. Garanti di quest’impresa sono state la fotografia di Roger Deakins e le scenografie di Dennis Gassner che si sono mantenute fedeli alle ambientazioni originali, aggiungendo una san Diego trasformata in una gigantesca  pattumiera e una Las Vegas ridotta a cimitero di simulacri del passato. Determinante è stata anche la scelta del regista canadese Denis Villeneuve, autore di quel Arrival che aveva saputo trasformare il genere fantascientifico nel palcoscenico più appropriato per avviare dibattiti filosofici non banali  sui valori  che sostengono la nostra esistenza. Villeneuve non ha tradito i temi di fondo e gli scenari del primo Blade Runner ma ne ha portato avanti alcuni discorsi impliciti ponendo l’accento sull’universalità  di certi valori umani, spesso trascurati da chi è un umano e  ora grandemente desiderati da chi si sente un quasi-uomo. Non possiamo rivelare in cosa consiste la ricerca spasmodica dell’agente K (reso molto bene da quell’ intima inquietitudine che traspare dallo sguardo di Ryan Gosling) ma si tratta di una sottolineatura importante di ciò che veramente conta per sentirsi pienamente umani e riconoscere che solo la disponibilità di un’anima ci dà diritto di trascendenza.

Il regista si prende tutto il tempo necessario per raccontare la storia ( scivolando in qualche lungaggine); non tutti i personaggi sono riusciti, in particolare il nuovo fabbricante di replicanti, interpretato da Jared Leto che sentenzia troppo con frasi prese dalla Bibbia costruendo un eccesso di riferimenti troppo importanti per il messaggio trasmesso dal film. Originale invece la presenza di una donna-ologramma che intrattiene e consola il replicante K. La sequenza dell’incontro amoroso per interposta persona non è però originale ma preso di sana pianta dal film Lei, dove Joaquin Phoenix si intratteneva con una voce generata a computer.

Resta insolita la scelta, per un blockbuster destinato a un vasto pubblico, la presenza di scene violente, in particolare una, dove una donna inerme viene accoltellata e qualche sporadico nudo  femminile. Il film è stato giudicato in U.S.A. come restricted, cioè vietato ai minori di 17 anni non accompagnati.

Autore: Vania amitrano


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