AMMORE E MALAVITA

Titolo Originale: Ammore e Malavita
Paese: ITALIA
Anno: 2016
Regia: Manetti Bros. (Antonioe Marco Manetti)) Michelangelo La Neve
Sceneggiatura: Antonio Manetti, Marco Manetti, Michelangelo La Neve
Produzione: MADELEINE, MANETTI BROS. FILM, CON RAI CINEMA, IN COLLABORAZIONE CON TAM TAM FOTOGRAFIE, MOMPRACEM
Durata: 134
Interpreti: Giampaolo Morelli, Serena Rossi, Claudia Gerini, Carlo Buccirosso

Don Vincenzo è il re del pesce a Posillipo. Dopo esser sfuggito a un attacco compiuto da una banda camorrista rivale, accetta il consiglio della moglie Maria, che trae sempre furbe ispirazioni dalla sua cultura cinefila, di dichiararsi morto e godersi così una vita più tranquilla. Vincenzo si rifugia in una clinica ma un’infermiera, Fatima, lo riconosce proprio quando la televisione sta annunciando la sua morte in un attentato. Ciro e Rosario, i due killer del boss, hanno l’ordine di trovarla e ucciderla. Il primo a scoprirla è Ciro, che riconosce in Fatima il suo grande amore di gioventù. Decide quindi di fuggire con lei anche se sa bene che Vincenzo organizzerà nei suoi confronti una terribile caccia all’uomo…

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Nel film solo una donna cerca di uscire dalla spirale delle vendette omicide, come richiesto dal codice d’onore della malavita, giocando d’astuzia e chiedendo l’aiuto delle forze dell’ordine
Pubblico 
Adolescenti
Molte scene di sparatorie incluse ciniche esecuzioni ma senza dettagli cruenti
Giudizio Tecnico 
 
Un racconto divertente e originale che beneficia della simpatia dei personaggi con qualche lungaggine di troppo

Un pullman si ferma davanti alle vele di Scampia. Scendono dei turisti stranieri e il cicerone inizia a decantare quello che è stato il fondale di tanti film e serial TV di successo e li invita ad apprezzare quello che non si trova in nessun’altra città del mondo: il brivido del rischio, il contatto diretto con la malavita. Si tratta di un incipit scanzonato che dà subito il tono al film: i fratelli Manetti, registi e sceneggiatori, non hanno avuto alcuna intenzione di mostrarci, ancora una volta, uno spaccato di violenza e miseria della capitale partenopea ma realizzarne piuttosto una sua trasfigurazione ispirata alla sceneggiata napoletana, con l’aiuto di un dose massiccia di riferimenti cinefili, soprattutto americani. Ne scaturisce una storia di amore e malavita con tante sparatorie e morti ammazzati anche in questo caso ma ciò che conta non è ciò che accade ma la sua forma. Se c’è da sottolineare un momento romantico nel primo incontro fra Fatima e Ciro, lei inizia a cantare sulle note di What a Feeling (Flashdance); se c’è una sparatoria, si vede Ciro, con una sequenza al rallentatore, che schiva le pallottole secondo la tradizione inaugurata da Matrix; se il boss Vincenzo si è rifugiato in una clinica, i suoi si aggirano sospettosi e armati per le corsie, in pieno stile Il Padrino.  

Se sorge spontaneo il rimando a un altro recente musical d’oltreoceano: La La Land, possiamo dare un punto al nostro per la sua maggiore freschezza e originalità ma, bisogna riconoscerlo, nel lavoro americano troviamo approfondito lo sviluppo di una storia d’amore che si evolve nel conflitto fra successo e felicità privata mentre nel primo i sentimenti sono statici. Se Ciro e Fatima si amano senza tentennare fin dall’inizio, il boss Vincenzo e Maria restano una coppia a delinquere fedele nonostante le difficoltà e i due killer Ciro e Rosario, mantengono forte il senso di un’amicizia coltivata fin dall’infanzia, nonostante militino in fronti contrapposti. La dinamica del racconto va cercata altrove, nell’evolversi della caccia all’uomo che è stata orchestrata contro Ciro e la sua Fatima.

Occorre inoltre riconoscere che ci troviamo di fronte a una professionalità ancora in formazione. Lo si nota dalla difficoltà a costruire un racconto più compatto, da qualche scarto sulla verosimiglianza di certe scene (alcuni scontri a fuoco sono troppo “facili” per i nostri eroi) e dalla qualità della fotografia, soprattutto in esterni, che manca di profondità e di chiaroscuro. Occorre comunque lodare la divertente espressività napoletana delle due protagoniste: Fatima (Serena Rossi) e Maria (Claudia Gerini). Anche il boss che crede di essere furbo ma è solo manipolato dalla moglie beneficia della divertente interpretazione di Carlo Buccirosso.

Se al festival di Venezia anche un altro film (di animazione) ambientato a Napoli e realizzato da napoletani (Gatta Cenerentola) ha riscosso l’approvazione dei critici e del pubblico vuol dire che soprattutto da quella città stanno emergendo spunti di fresca vitalità creativa

Autore: Franco Olearo


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