L'INGANNO

Titolo Originale: The Beguiled
Paese: USA
Anno: 2017
Regia: Sofia Coppola
Sceneggiatura: Sofia Coppola
Produzione: YOUREE HENLEY, SOFIA COPPOLA PER AMERICAN ZOETROPE
Durata: 91
Interpreti: Colin Farrell, Nicole Kidman, Kirsten Dunst

1864. Al terzo anno della guerra di secessione, in territorio confederale, in un collegio per ragazze di buona famiglia, sono rimaste solo la direttrice (miss Martha), una istitutrice (Edwina) e cinque allieve di diversa età. Una di loro scopre, nel bosco circostante, un soldato nordista (il caporale McBurney) ferito a una gamba. Miss Martha decide di accoglierlo e curarlo, anche se è un nemico, in nome di una universale carità cristiana. Anche se il soldato resta confinato nella sua camera in attesa che guarisca, la sua sola presenza innesca fra le donne del collegio curiosità ma anche attrazione. Quando poi il caporale riprende a camminare, bisognerebbe invitarlo ad andar via ma sia le donne che lui stesso preferiscono rinviare il momento della partenza…

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Questo film non esprime praticamente nulla, se non i turbamenti sessuali di alcune giovani o non più giovani, che non hanno remore a cercare di soddisfare
Pubblico 
Adolescenti
Una rapida scena d’amore senza nudità
Giudizio Tecnico 
 
Con il suo inconfondibile stile molto curato ma un po’ freddo, Sofia Coppola realizza con cura una efficace ambientazione ma la sceneggiatura risulta discontinua. Premio per la miglior regia al Festival di Cannes 2017

Questo film, per il quale Sofia Coppola ha vinto il premio per la miglior regia al Festival di Cannes 2017, è un remake di La notte brava del soldato Jonathan (1971) di Don Siegel. Lo è veramente nello sviluppo della storia (alcune sequenze sono molto simili), nei personaggi coinvolti ma lo spirito è molto diverso.

Nel film di Siegel il protagonista è il soldato Jonathan (Clint Eastwood): un uomo spavaldo e scanzonato, che trovatosi nella situazione di essere l’unico gallo in un pollaio, sa mentire per rendersi gradito a tutte e poi cerca di approfittare, senza molti scrupoli, degli appetiti sessuali che la sua presenza nel collegio ha suscitato (ma la rivalsa delle donne su di lui sarà terribile). In questo film della Coppola l’attenzione è posta sulle donne e la stessa ambientazione, costruita con cura, svolge un ruolo determinante.

La regista, nelle sequenze iniziali, indugia sulla grande foresta che circonda la bianca, solitaria, casa coloniale dove sono asserragliate le ragazze: solo il rombo lontano dei cannoni ricorda che fuori di quel mondo calmo si sta svolgendo una guerra. Le due istitutrici e le cinque ragazze sono quindi sole, quasi a costituire un microcosmo autonomo, tutto al femminile. Ce lo fa notare la regista con il candore e la nitidezza dei vestiti, la compostezza dei comportamenti, l’agilità delle mani sottili delle fanciulle intente a ricamare o a suonare uno strumento musicale e siccome anche le due istitutrici sono nubili, sembra quasi che la Coppola abbia voluto realizzare un ideale mondo verginale, tema sempre ricorrente nella sua produzione.

Le giornate fluiscono ordinate fra le lezioni in aula, l’ora di ricamo, i lavori nell’orto, la cena e la preghiera serale, quando l’elemento maschile irrompe e agita le acque di questo lago tranquillo. Il film, ispeziona, viviseziona il comportamento delle due donne e delle cinque ragazze e registra al di là di un comportamento dignitoso che deve sempre essere mantenuto, piccole attenzioni fatte di frasi e di gesti nei confronti dello sconosciuto o le crescenti, indispettite maliziosità di una contro l’altra, dettate dalla gelosia.

La parte più bella e interessante del film finisce qui. Il racconto si trasforma poi in un thriller tragico, riproducendo gli stessi eventi già presenti nel film del ’71 ma il cambiamento è così repentino e il finale così sbrigativo, da rendere evidente la disarmonia fra le due parti.  Sembra quasi che l’autrice si sia dedicata a riprodurre una determinata atmosfera con la cura e la precisione (un po’ fredda) che le sono caratteristiche ma poi si sia limitata a seguire con diligenza la seconda parte del remake. Un altro elemento che contribuisce a creare questo straniamento nello spettatore è la figura del protagonista, qui interpretato da Colin Farrel. Se Clint Eastwood impersonava un furbo mascalzone che si rivelava per quello che era solo nel finale, qui il capitano appare una figura ambigua e indecisa, una persona modesta (viene sottolineato che è un mercenario fuggito dalla battaglia) che non riusciamo più a riconoscere per modi aggressivi e minacciosi che esprime nella seconda parte.

Resta, di questo film, la bellezza dei paesaggi, dei colori e delle musiche, le ottime interpretazioni femminili. La Coppola ha voluto esplorare ancora una volta quel momento di disadattamento che coglie le adolescenti quando debbono entrare nel mondo degli adulti, un disadattamento che diventa tragedia come nel suo film d’esordio, Il giardino delle vergini suicide (1999) o si esprime nella solitudine dell’undicenne Cloe, figlia di divorziati  in Somewhere, o più tardi in Bling Ring (2013), quando un gruppo di adolescenti vive solo di sogni, che alimentano rubando oggetti per loro impossibili nelle case dei ricchi.

Autore: Franco Olearo


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