IL FARO DELLE ORCHE

 
Titolo Originale: El faro del las orcas
Paese: Spagna
Anno: 2016
Regia: Gerardo Olivares
Sceneggiatura: Gerardo Olivares, Lucía Puenzo, Shallua Sehk
Produzione: Historias Cinematograficas Cinemania / Wanda Visión S.A. Género
Durata: 110
Interpreti: Maribel Verdú, Joaquín Furriel, Joaquín Rapalini Olivella, Ana Celentano

All’estremo Sud della Patagonia, Peto è il guardiano di un faro e un attento osservatore della natura. Sulla spiaggia appena sotto casa sua, dei leoni marini si muovono indisturbati, mentre al largo si intravedono le pinne delle orche. E’ proprio verso queste ultime che l’uomo ha un rapporto particolare di amicizia. Peto si è conquistato una certa fama attraverso un documentario della National Geographic e ciò spinge una madre, Lola, a trasferirsi dalla Spagna fino a questo sperduto angolo del mondo con suo figlio Tristan affetto da autismo. Ha scoperto infatti che Tristan, ha provato una certa emozione nel vedere Peto intrattenersi con le orche e questo particolare ha acceso le speranze della madre…

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Una madre è interamente dedicata alla cura di suo figlio affetto da autismo e non abbandona mai la speranza di una guarigione
Pubblico 
Tutti
Giudizio Tecnico 
 
Il film è molto bello quando ci mostra una Patagonia incontaminata. Più prevedibile quando sviluppa gli intrecci fra i due protagonisti

Fin dalle prime sequenze comprendiamo che il punto forte di questo film è la contemplazione di una natura che riesce a vivere i suoi ritmi nativi, senza subire interferenze da parte dell’uomo, supportata da una bellissima fotografia.

Ma proprio questa natura mostra il suo vero volto: per due volte vediamo un’orca avvicinarsi di soppiatto alla riva e afferrare un leone marino per divorarlo. “La natura a volte è crudele” commenta Peto, rivolto al bambino che era arrivato fino in Patagonia per cercare di diventare amico delle orche e ora ha scoperto il loro volto di spietate carnivore.

A mio avviso la scelta del regista è stata corretta: avrà voluto chiarire fin da subito che la sua posizione è mille miglia lontana dai documentari edulcorati della Disney o addirittura dall’antropomorfizzazione degli animali di certi cartoon. Il suo atteggiamento è soprattutto di rispetto verso la natura per quello che è nella realtà; fatta anche di animali che cercano di sopravvivere. Non è l’uomo che si deve formare un’immagine di suo piacimento della natura ma è quest’ultima che ha qualcosa di importante da dire all’uomo. Ci troviamo di fronte a una ricerca di armonia fra antropologia e visione della natura che è raro trovare in altri film. Di fronte a una natura che è vera, diventa vero anche l’uomo. E’ significativa la sequenza dove un’amica di Lola le confessa che anche lei è nata e vissuta a lungo in una grande città e non aveva mai immaginato che avrebbe potuto trovare la felicità proprio in quello sperduto angolo del mondo.

Che rapporto ci può essere fra l’uomo e gli animali che popolano questa baia della Patagonia?

E’ quello che cerca di capire Peto, che conosce le orche una per una e le chiama per nome. A lui basta suonare la fisarmonica a bocca, battere l’acqua con le mani e loro, prima o poi, arrivano. E’ anche quello che cerca di capire il piccolo Tristan: dal suo mondo chiuso in se stesso, fra le tante paure verso tutto ciò che è nuovo, sente che quelle orche che, con l’aiuto di Peto, riesce ad avvicinare, hanno qualcosa da dirgli più di qualsiasi essere umano.

E’ indubbio che questo film dà il meglio di se’ proprio quando si avventura nel mondo inesplorato delle nostre relazioni con la natura. Più prevedibile il racconto dell’incontro fra il solitario Peto (in isolamento volontario, dopo che una tragedia ha sconvolto la sua famiglia) e la melanconica Lola, che è stata abbandonata dal marito e che ha deciso di dedicare la sua vita a prendersi cura del figlio.

Anche in questo caso però i loro rapporti, il loro progressivo avvicinamento, vengono raccontati con una particolare attenzione alla loro sensibilità di persone ferite nell’animo.

Non ci sono grandi eventi narrati in questo film, non c’è da aspettarsi nessun colpo di scena, ma il progressivo schiudersi al mondo esterno del piccolo Tristan e il graduale recupero dalle ferite di cuore di un uomo e una donna, con gli stessi ritmi di una natura che non ha mai fretta.

Il film è disponibile sulla rete Netflix in lingua italiana.

Autore: Franco Olearo


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