I AM MICHAEL

Titolo Originale: I am Michael
Paese: USA
Anno: 2015
Regia: Justin Kelly
Sceneggiatura: Justin Kelly, Stacey Miller
Produzione: Gotham Group RabbitBandini Productions Thats Hollywood
Durata: 101
Interpreti: James Franco, Emma Roberts, Zachary Quinto, Charlie Carver

Michael lavora a San Francisco alla rivista XY. Cerca di contribuire a costruire, con questa suo impegno, un’identità e un orgoglio gay fra tanti giovani con inclinazione omosessuale che temono di venir derisi e perseguitati. Si trasferisce in seguito ad Halifax, in Canada, dove il suo compagno, Bennett, è stato ingaggiato per un progetto importante.  Un attacco al cuore pone Michael di fronte al mistero della morte. La ricerca di un senso più profondo da dare alla sua vita lo porta a riprendere la lettura della Bibbia abbandonata da quand’era ragazzo. Scopre, nel messaggio cristiano, una perfetta armonia con ciò che percepisce come vocazione personale: aiutare gli altri. Riconosce in se un’identità più ricca e profonda del semplice venir qualificato come gay: abbandona il suo compagno e inizia a frequentare una scuola di teologia dei mormoni…

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Un attivista del movimento gay si sente incompleto nella sua definizione di omosessuale e, cercando un senso da dare alla propria vita, scopre la fede in Dio
Pubblico 
Maggiorenni
Il film, destinato originariamente al solo circuito LGBT, con molte scene di affettuosità omosessuale (senza dettagli intimi) è consigliabile solo a quegli adulti che sono interessati alla tematica della vocazione cristiana per chi ha inclinazioni omosessuali
Giudizio Artistico 
 
Il film è vincitore di otto premi al FilmOut 2015, il festival del cinema gay di S Diego. La regia collega in modo logico la sequenza dei fatti che hanno portato alla conversione di Michael ma non approfondisce a sufficienza il percorso intimo compiuto dal protagonista

Ciò che viene raccontato in questo film è realmente accaduto e si guadagna il diritto, proprio per questo motivo, di un’attenzione particolare. La storia di Michael che da attivista gay diventa un pastore cristiano, era stata raccontata in un articolo apparso nel 2011 sul New York Times; il film segue con una certa fedeltà, con l’aiuto della voice-over, l’intervista che costituì l’ossatura di quell’articolo.

Il racconto inizia nel 1996.  Michael e il resto della redazione di XY, stanno discutendo la posizione che deve prendere la rivista in merito al linciaggio subito, nell’ottobre di quell’anno, in un paesino del Wyomin, da Mattew Shepard, un giovane picchiato e lasciato morire al freddo, in odio alla sua omosessualità. Già in quell’occasione, sia pure ancora in modo confuso, Michael aveva avuto modo di distinguersi dagli altri colleghi, secondo i quali bisognava continuare a costruire, soprattutto nei giovani, uno spirito di identità e di orgoglio gay e combattere quanti, in particolare i cristiani, fomentavano odio nei loro confronti. Michael ha un approccio diverso: segue la teoria queer, secondo la quale non è l’ inclinazione sessuale a definire la propria identità: l’eterosessualità e l’omosessualità sono solo classificazioni  fittizie imposteci dalla società.

Un attacco di cuore, che gli fa temere il peggio (suo padre era morto per una disfunzione cardiaca) lo pone, in modo drammatico, di fronte al mistero della morte. Se ancora non è alla ricerca di un senso alla vita, mostra almeno la paura per un non-senso della nostra esistenza, l’impossibilità di potersi un giorno incontrare con i propri cari (in particolare sua madre, a cui era legato da grande affetto e che gli aveva dato un’educazione cristiana).

Nel suo secondo importante lavoro, il documentario Jim in Bold, sulla condizione omosessuale fra i giovani americani, realizzato assieme al compagno Bennet e al giovane Tyler che era venuto a vivere con loro, Michael scopre una realtà a lui nuova: ci sono dei giovani che pur non negando la loro inclinazione omosessuale, non rinunciano a sentirsi cristiani. Inizia a percepire che Dio c’è e che lo interpella continuamente.

Inizia in questo modo ad avvicinarsi al cristianesimo, in questa prima fase in modo ancora confuso: riconosce che parla di amore e quindi non ritiene sia possibile che Cristo possa rigettare due persone dello stesso sesso che si amino. Nella nuova rivista che ha fondato (YAG -Young Gay American) viene realizzato un numero interamente dedicato al rapporto fra i gay e la religione.

Michael riprende a leggere avidamente la Bibbia, con la stessa intensità con cui aveva, pochi anni prima, letto tutti gli autori sulla Queer Theory. Inizia a scoprire che non è vero, che la Bibbia fomenti l’odio verso gli omosessuali.  Resta folgorato da Matteo 10 (Chi avrà trovato la sua vita, la perderà: e chi avrà perduto la sua vita per causa mia, la troverà) e scopre, in quella frase, un’inaspettata armonia con la vocazione che aveva da sempre percepito dentro di se’: aiutare gli altri, porsi totalmente al servizio degli altri.

Decide di lasciare i suoi due compagni, Bennet e Tyler per cercar di scoprire chi è realmente se stesso: frequenta prima un ritiro buddista, per ritrovare pace e migliorare il proprio autocontrollo contro le tentazioni e in seguito una scuola di teologia retta dai Mormoni, per prepararsi alla sua nuova vita di credente.
Nel blog personale, che continua ad alimentare con le sue riflessioni, ribadisce un concetto che per lui è fondamentale: il definirsi e il considerarsi gay è qualcosa che impedisce di trovare il proprio io. E’ una etichetta limitante che blocca la ricerca più profonda di se stessi e che impedisce di unirsi a Dio nel Suo Regno. Bisogna esser pronti a rinunciare alla propria vita per seguire Cristo e la prima cosa a cui rinunciare è la pratica omosessuale.

Si tratta di dichiarazioni esplosive che finiscono per attirare contro di lui rabbia e delusione; si sentono traditi soprattutto quei giovani che lo avevano seguito ai tempi della proclamazione dell’orgoglio gay. Michael, al contrario, prosegue sulla sua strada: con una mentalità sicuramente protestante, si allontana anche dai mormoni perché ritiene che sia lo Spirito Santo a suggerirgli direttamente cosa fare e non accetta imposizioni da nessuno. Diventa quindi pastore di una chiesa da lui stesso fondata, accompagnato da sua moglie Rebekah.

La storia di Michael è sicuramente singolare, forse irripetibile, ma estremamente interessante perché racconta di un uomo che con le sole forze interne della sua coscienza, senza molti aiuti esterni, riesce a percorre un cammino di avvicinamento a Dio. Un cammino compiuto nel migliore dei modi possibili, considerando il contesto da cui è partito e in una società americana dove “l’offerta” di fede” è molto ampia.

Un film che getta un po’ di luce su un settore dove c’è ancora tanto da fare e da comprendere, sia sul fronte pastorale che su quello dell’approfondimento teologico.

Il film è disponibile attualmente in DVD con lingua e sottotitoli inglesi

Autore: Franco Olearo


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