BOSTON - CACCIA ALL'UOMO

Titolo Originale: Patriot Day
Paese: USA
Anno: 2016
Regia: Peter Berg
Sceneggiatura: Peter Berg, Matt Cook, Joshua Zetumer
Produzione: CLOSEST TO THE HOLE, LEVERAGE ENTERTAINMENT, BLUEGRASS FILMS, HUTCH PARKER ENTERTAINMENT
Durata: 133
Interpreti: Mark Wahlberg, Michelle Monaghan, J.K. Simmons, Kevin Bacon, John Goodman

Boston, aprile 2013. In prossimità della linea del traguardo della maratona cittadina esplodono due ordigni rudimentali pieni di chiodi e sferette di metallo, che lasciano a terra tre morti e oltre 200 feriti, molti dei quali resteranno per sempre mutilati. La polizia e l’FBI si mettono alla ricerca dei responsabili, due fratelli di origine cecena decisi a proseguire nella loro “missione”. Mentre la città si stringe attorno ai sopravvissuti l’agente di polizia Tommy Saunders cerca indizi per rintracciare i colpevoli, l’agente speciale Richard DesLauriers ricostruisce lo scenario nel timore che possano esserci altre bombe e poco fuori Boston, a Watertown l’inconsapevole sergente Pugliese affronta il suo lavoro come ogni giorno…

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Animato da un patriottismo dichiarato ma non ingenuo, il film è un energico inno alla capacità di risollevarsi (lo “stay strong” che divenne il motto di quei giorni), di difendersi senza perdere il proprio volto umano.
Pubblico 
Adolescenti
Alcune scene di violenza e tensione
Giudizio Tecnico 
 
Girato con energia e tensione dal veterano dell’azione Peter Berg e con un cast di primo piano le vicende di Boston vengono seguite stando addosso all’azione e ai personaggi talvolta con uno stile quasi documentaristico

Girato con energia e tensione dal veterano dell’azione Peter Berg (suoi The Kingdom, Friday Night Lights, Lone Survivor e molti altri) con un cast di primo piano (oltre a Wahlberg si fanno valere Kevin Bacon, John Goodman e il sempre misurato, ma efficacissimo J.K.Simmons), questo film (il primo dei vari dedicati all’attentato alla maratona di Boston) è soprattutto un inno alla tenacia, alla solidarietà e al coraggio che uniscono i comuni cittadini di Boston (siano essi vittime e soccorritori nell’attentato) alle forze dell’ordine  e ai politici che a tutti i livelli, pur nella diversità delle posizioni, cooperano per affrontare l’emergenza e assicurare alla giustizia i terroristi.

Terroristi le cui psicologie non escono dalla convenzione, mentre è forse più interessante, nonostante il poco spazio in scena, la figura della moglie di uno dei due attentatori, normalissima ragazza del proletariato made in USA convertita all’islam e di fatto connivente ai progetti di morte del marito.

Scandito dal passare delle ore prima dell’attentato (quando seguiamo la preparazione dei due terroristi, ma anche la vigilia di chi alla maratona svolgerà il servizio di sicurezza o andrà come semplice spettatore – come i due giovani che rimarranno entrambi mutilati, ma non perderanno la speranza nel futuro), poi dai minuti frenetici dei primi soccorsi, il film dedica la sua seconda parte innanzitutto alla “caccia all’uomo” del titolo, in cui il regista ama seguire l’operato dei singoli, chiamati a piccoli e grandi atti di coraggio.

Dal poliziotto che per evitare di farsi rubare la pistola rimane ucciso davanti al MIT, passando per lo studente cinese che viene sequestrato insieme alla sua macchina dai terroristi in fuga, ma ovviamente soprattutto concentrandosi sui poliziotti, impegnati in un faticoso porta a porta ma anche in un’imprevista guerriglia urbana che trasforma tranquilli sobborghi in un vero e proprio campo di battaglia.

I volti noti aiutano a orientarsi in un racconto dal ritmo sostenuto, che concede meno al pathos delle vittime e più alla determinazione di chi si mette alla caccia dei responsabili, celebrando lo sforzo collettivo e la capacità di reagire di una comunità, le cui vicende vengono seguite stando addosso all’azione e ai personaggi talvolta con uno stile quasi documentaristico.

Animato da un patriottismo dichiarato ma non ingenuo, il film di Berg è un esempio di onesto intrattenimento che parte da fatti reali per regalare al pubblico non tanto una propaganda filo-americana (gli unici complottisti sono i due ceceni che mettono in dubbio la verità dell’11 Settembre e giustificano i loro atti con i morti del Medio Oriente) quanto un energico inno alla capacità di risollevarsi (lo “stay strong” che divenne il motto di quei giorni), di difendersi senza perdere il proprio volto umano. 

Autore: Luisa Cotta Ramosino


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