MOGLIE E MARITO

Titolo Originale: Moglie e marito
Paese: ITALIA
Anno: 2017
Regia: Simone Godano
Sceneggiatura: Giulia Steigerwalt, Carmen Danza
Produzione: Produzione MATTEO ROVERE, ROBERTO SESSA PER WARNER BROS. ENTERTAINMENT ITALIA, PICOMEDIA, GROENLANDIA
Durata: 100
Interpreti: Pierfrancesco Favino, Kasia Smutniak, Valerio Aprea

Andrea e Sofia sono sposati da 10 anni, hanno due deliziosi bambini ma adesso si trovano davanti a una psicologa per una terapia di coppia, ultima spiaggia prima della separazione. Lei si lamenta perché lui non la comprende nei suoi impegni di madre e di giornalista televisiva, prossima a diventare conduttrice di una trasmissione tutta sua, mentre Andrea, un neurochirurgo, ritiene che lei non lo sostenga nei suo tentativi di realizzare una ricerca scientifica in cui è impegnato da anni. Una sera, Andrea porta a casa il misuratore di onde celebrali a cui sta lavorando per sperimentale il collegamento diretto fra due cervelli. Lui e la moglie collegano gli elettrodi alle tempie ma qualcosa va storto ed entrambi si ritrovano con i pensieri dell’altro….

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Un marito e una moglie sul punto di separarsi, ritrovano, con mezzi straordinari, il modo di comprendersi meglio e di ritrovare le ragione del loro amore
Pubblico 
Pre-adolescenti
Alcune allusioni un po’ pesanti di tipo sessuale non sono adatte ai più piccoli
Giudizio Tecnico 
 
la simpatia dei due attori e l’abilità del regista Simone Godano confezionano un film di intrattenimento che mantiene ciò che promette

Non si può negare che il gioco del “cosa succederebbe se” è stato più volte proposto al cinema, con il chiaro proposito di dimostrare quanto spesso non siamo in grado di comprendere una realtà che abbiamo davanti e pecchiamo di superficialità di giudizio nei confronti degli altri. Possiamo ricordare il classico Il principe e il povero, dove si confrontava il potere con la povertà, ma anche Tutto accadde un venerdì dove lo scambio metteva a fuoco i legami parentali fra una madre e una figlia. Anche The Family Man, era un modo di mettersi nei panni di un altro: in quel caso uno scapolo impenitente diventava un marito e un padre. Infine Nei panni di una bionda aveva già proposto il cambio di sesso come soluzione per vedere il mondo dall’altro emisfero.

Allora cosa propone di nuovo questo scambio incrociato fra un uomo e una donna? Il pregio di questo lavoro sta proprio nella sua onestà e nel non cercare di essere ciò che non è: non cerca di lanciare profondi messaggi o magari impostare ideologicamente il racconto per unirsi ai fan della teoria dei gender ma il suo obiettivo è semplice e concreto: far divertire il pubblico con il paradosso dello scambio dei sessi e mostrare un’evoluzione positiva nei rapporti fra  due coniugi che, sull’orlo della separazione, riescono a recuperare il senso del loro amore comprendendo meglio (in questo caso in modo forzato) le ragioni dell’altro.

Questo non ambizioso ma pregevolissimo obiettivo è stato raggiunto grazie a una serie di validi ingredienti: la recitazione di Pierfrancesco Favino e Kasia Smutniak che si debbono molto esser esercitati a scrutarsi l’uno con l’altra per poi ripeterne le mosse (in questo bisogna dare un punto in più a Kasia che in certi momenti sembra proprio un maschiaccio che non a Pierfrancesco, che con le sue mossette sembra a volte più la caricatura di un gay) e la regia dell’esordiente Simone Godano, che dà un ritmo incalzante alla narrazione e riesce a valorizzare non solo i protagonisti ma anche i personaggi secondari, realizzando un racconto armonioso e senza sbavature.

Nella sequenza iniziale Andrea e Sofia si trovano davanti a una psicologa che con pazienza li invita a cercare di comprendere le reciproche ragioni e spiega loro  l’etimologia di quello che deve essere il loro obiettivo principale: l’empatia, cioè il guardare dentro i sentimenti dell’altro. Si tratta di una dichiarazione programmatica, quasi disarmante nella sua onestà, di ciò che sta per accadere, da parte delle sceneggiatrici Giulia Steigerwalt e Danza. Il film prosegue con la stessa trasparenza e non ci sono dei rovesciamenti di situazione, dei colpi di scena; già a metà film la coppia ha ritrovato il suo affiatamento e il loro impegno successivo sarà quello di portare a soluzione i problemi dell’altro. La semplicità dello sviluppo, che porta ad avvicinare il racconto al genere della favola edificante e che potrebbe indurre una perdita di interesse da parte dello spettatore, viene superata grazie al piacere di partecipare ai simpatici imbarazzi dei due protagonisti e all’impegno del regista che non cessa di star loro addosso. Non mancano momenti ed espressioni di tenerezza familiare che lui e lei rivolgono ai loro figli; peccato che in alcuni, pochi, momenti, il gioco dei corpi invertiti abbia suggerito alcune battute e situazioni di poco gusto, che contrastano con il tono familiare del film. Anche la colonna sonora sembra spesso, con il suo ritmo incalzante, fuor posto.

Autore: Franco Olearo


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