LA PIU' GRANDE STORIA MAI RACCONTATA

 
Titolo Originale: The Greatest Story Ever Told
Paese: USA
Anno: 1965
Regia: George Stevens
Sceneggiatura: Carl Sandburg, George Stevens
Produzione: GEORGE STEVENS PRODUCTIONS, UNITED ARTISTS
Durata: 195
Interpreti: Max von Sydow, Charlton Heston, José Ferrer, Claude Rains, Telly Savalas, Carroll Baker,Angela Lansbury

Il film inizia con le parole del primo capitolo del vangelo secondo Giovanni che proclamano la divinità di Gesù e che tutto è stato fatto per mezzo di lui. I primi anni di Gesù sono percorsi in modo indiretto, narrando la strage degli innocenti, le crudeltà della dominazione romana e la riduzione della Galilea a prefettura. Ritroviamo Gesù ormai adulto, che si fa battezzare da Giovanni e affronta nel deserto le tentazioni del diavolo. Mentre Gesù si fa conoscere a Cafarnao e nelle altre regioni della Palestina attraverso la predicazione e i miracoli che compie, cresce la preoccupazione di Erode, dei sacerdoti e di Pilato. Il culmine della sua notorietà è raggiunto con la resurrezione di Lazzaro. Gesù entra in Gerusalemme, scaccia i mercanti dal tempio e dichiara che lui solo è la via, la verità e la vita. L’esercito romano disperde la folla che si era radunata intorno a lui mentre il sinedrio riesce a catturare Gesù. Dopo esser stato portato davanti da Erode e poi da Pilato che cede al volere della folla, Gesù viene crocifisso. Il Risorto promette che sarà con i suoi discepoli fino alla fine del mondo.

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Il film mostra chiaramente che Gesù è il figlio di Dio, sia attraverso i miracoli che compie che con l’autorevolezza dei suoi discorsi. E’ data preferenza ai suoi discorsi più spirituali, dove si parla della vita eterna e della necessità di non dare priorità ai beni materiali.
Pubblico 
Tutti
Giudizio Tecnico 
 
La composizione delle immagini e la fotografia sono realizzate con particolare cura ma il rispetto per la figura di Cristo e la storia da raccontare hanno fatto preferire al regista una composizione lenta e solenne

“In principio era il Verbo e il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio…” Il film inizia in modo solenne, con le prime parole del vangelo di S. Giovanni e per il resto dei suoi 195 minuti (la versione più corta) mantiene la promessa: il Gesù portato sullo schermo dal regista e sceneggiatore George Stevens si manifesta, nei tanti miracoli e nelle parole, come Figlio di Dio e si esprime sempre con la gravità e l’autorevolezza che gli derivano dalla missione divina che deve compiere. Il film si conclude in modo simmetrico rispetto all’inizio: Gesù, ormai risorto, con la veste candida e le braccia alzate, ormai iconizzato, appare fra le nuvole e pronuncia la frase: “sarò con voi fino alla fine del mondo”, in una sequenza quasi identica a quella con cui si era concluso il più famoso film su Gesù dell’epoca del muto: The king of kings del 1927.

Fra i tanti, infiniti aspetti che possono essere colti nelle opere e le parole dell’Uomo-Dio, George Stevens sembra preferire la contrapposizione fra spirito e carne, fra vita terrena e vita eterna, fra fragilità umana e divinità, fra luce e tenebra. Lo si nota non solo nei discorsi tratti dai Vangeli (il cercare il cibo che non perisce, l’essere luce del mondo,..) ma anche in alcuni colloqui originali. Pietro si lamenta che un ladro gli ha rubato il mantello. Gesù è pronto a rispondere: “cosa conta ciò che può essere rubato? Dagli tutto ciò che chiede; verso gli altri devi essere la loro luce e non il loro giudice”. Più espliciti i colloqui che sono stati inseriti nel film, fra Erode e un fiero Giovanni Battista. Di fronte alle minacce di morte Giovanni è pronto a ribattere: “uccidimi, così che io possa vivere. Il mio corpo non vale niente ma la mia anima è eterna e tu non puoi toccarla”.

Ci sono altri colloqui originali nel film che però costituiscono una forma sintetica di detti di Gesù in contesti diversi. Nel parlare con l’amico Lazzaro, che viene presentato come un possidente, Gesù usa le parole che in realtà furono espresse nel colloquio con il giovane ricco ed è questa l’occasione per riflettere sulla ricchezza, che non è un male in sé ma al contempo nessuno può servire due padroni. Nell’incontro alla sinagoga di Cafarnao vengono sintetizzati i giusti rapporti fra gli uomini (non fare agli altri ciò che non vuoi sia fatto a te stesso) e i rapporti con Dio (chiedete e vi sarà dato).

Nel lungo colloquio con Pilato, si contrappongono due visioni del mondo: quella trascendente di Gesù (il mio regno non è di questo mondo; sono venuto per dare testimonianza alla verità) e l’atteggiamento pragmatico del procuratore, che vuole solo capire di quale, fra i tanti dei (Marte? Apollo? Giove?), Gesù si considera figlio e se il suo regno costituisca una minaccia per Roma. Di fronte a un approccio così invincibilmente chiuso nel contingente, diviene inevitabile la sua famosa risposta: “ma cos’è la verità?”.

Molto ben realizzata la sequenza del ritorno di Gesù a Nazareth. Non si svolge nella sinagoga ma di fronte alla fontana centrale dove tutti si recano per attingere acqua. Sono presenti dei vecchi che avevano conosciuto Gesù da bambino, delle persone che ancora ricordano bene suo padre, il falegname del paese. E’ proprio quest’antica familiarità con lui che rende difficile credere alla fama conquistata dal loro concittadino e alla richiesta di fare un miracolo anche da loro, solo per dimostrare che anch’essi sono importanti, Gesù rifiuta e deve andarsene.

Il film sviluppa in dettaglio due miracoli: lo storpio guarito nella sinagoga di Cafarnao e la resurrezione di Lazzaro. Gli eventi prodigiosi si svolgono con particolare lentezza, che serve al regista per sottolineare la solennità del momento. Al baricentro del film c’è proprio la preghiera che Gesù rivolge a suo Padre perché lo esaudisca nel realizzare la resurrezione dell’amico, in modo che si renda manifesta la Sua potenza il Suo nome venga glorificato.

Le invettive contro l’ipocrisia dei farisei vengono collocate alla fine, quando Gesù predica all’enorme folla che si è radunata attorno a lui nella città di Gerusalemme  e proclama che uno solo è il padre e uno solo è il maestro.

L’estetica del film è particolarmente curata (le singole scene sono state ripetute più e più volte) ed è coerente con l’impostazione ufficiale e solenne data al film. Su tutto risalta lo studio della luce. George Steven, prima di diventare regista è stato un tecnico delle luci e si percepisce una sua particolare sensibilità alla composizione delle scene e agli effetti di chiaro-scuro.  Sono molti i campi lunghi impiegati. Gli esterni ricordano poco la Palestina ma le riprese nella valle della morte in California, o del lago Pyramid in Nevada si possono giustificare solo per il loro valore estetico. Tutto è grandioso in questo film, il tempio di Gerusalemme come la reggia di Erode, le cui alte colonne proiettano una luce sinistra sugli intrighi che vengono preparati.

Alfonso Méndiz nel suo libro Jesucristo e nel cine ha raccontato molto bene le tante vicissitudini della realizzazione del film. Dei tre mesi preventivati per le riprese ne occorsero nove; notevole fu lo sforzo di marketing intorno alla pellicola. Il 15 febbraio del 1965 si organizzo un’anteprima alla presenza del presidente Lyndon Johnson e altre autorità mentre due giorni dopo a New York si tenne l’anteprima per i critici. Nonostante l’imponente promozione, l’accoglienza del pubblico fu tiepida. Nelle oltre tre ore di spettacolo l’azione si svolge con lentezza, per sottolineare la solennità dei fatti narrati. Gesù appare spesso in atteggiamento ieratico ma distante. Durante la sofferenza della croce non manca, anche in quell’occasione, di pronunciare le sue ultime parole con potenza e solennità. La presenza di numerosi camei di attori famosi che avevano chiesto di partecipare solo per poter dire: “c’ero anch’io”, di fatto distrae lo spettatore e allenta la tensione soprattutto durante il tormento della croce. Il centurione che alla fine grida: “costui era davvero figlio di Dio!” ha una voce inconfondibile: quella di John Wayne. 

Le presenza di Maria è fugace, forse effetto di un’impostazione protestante e i personaggi dei dodici apostoli non sono stati caratterizzati. I 20 milioni di dollari spesi furono solo in parte recuperati dalla United Artists. Indubbiamente l’epoca dei kolossal cinematografici stava tramontando. Era cambiata anche la sensibilità del pubblico, poco predisposto per un Gesù così ufficiale e poco umano. Non a caso il film successivo che avrà nuovamente un ampio successo di pubblico raccontando la vita di Gesù sarà una versione cantata e in stile hippie: Jesus  Christ Superstar , nel 1973.

Autore: Franco Olearo


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