WALL - E

 
Titolo Originale: WALL - E
Paese: USA
Anno: 2008
Regia: Andrew Stanton
Sceneggiatura: Andrew Stanton, Pete Doctor
Produzione: Pixar Animation Studios, Walt Disney
Durata: 97'

Wall-E sta per "Waste Allocation Load Lifter - Earth Class" mentre EVE sta per Extra-Terrestrial Vegetation Evaluator. Sono due robot che si incontrano, unici esseri simil-umani  su una terra ormai abbandonata, ridotta ad un ammasso di rifiuti e perennemente avvolta da nubi nere.  Ma proprio perché sono soli, Wall-E sente una irresistibile attrazione verso  EVE...

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Un racconto che travalica le differenze di età su come nasce e cresce l'amore
Pubblico 
Tutti
Giudizio Artistico 
 
Un film innovativo nelle forme espressive, capace di trasmettere grandi suggestioni all'interno un racconto essenziale

La sequenza iniziale ci mostra una terra post-apocalittica, oscurata da nuvole nere e deturpata da cumuli di rifiuti. Lungo le strade deserte si muove un esserino con le ruote e delle celle solari che gli danno un'autonomia perpetua. E' Wall-E che svolge da secoli il compito per cui è nato; raccogliere rifiuti ferrosi, ridurli a  forma di cubo e poi allinearli con ordine. Wall-E è curioso: nel suo peregrinare ama raccogliere  oggetti insoliti che l'uomo ha lasciato e guarda  continuamente una videocassette che ha trovato: "Hello Dolly!". Gli piace osservare gli uomini e le donne di un tempo, quando erano allegri,  cantavano, ballavano e...si tenevano per mano. Si, perché Wall-E sente la solitudine . Quando un'astronave fa sbarcare sulla terra un robot (una specie di uovo allungato con due braccia) incaricato di scoprire eventuali forme di vita, la speranza inizia a scaldargli il cuore.

Per più di mezzora  non compaiono esseri umani e non ci sono dialoghi. E' una sequenza di una bellezza essenziale che ha come riferimento più vicino il capitolo iniziale, anch'esso senza parole, di 2001 Odissea nello spazio.  Ma Wall-E non  può esser ridotto a una parabola ecologica (di grande efficacia è la sequenza in cui l'astronave, prima di lasciare l'atmosfera terrestre, deve farsi largo fra cumuli di satelliti-rifiuto lanciati dall'uomo): é sopratutto un racconto sulla  scoperta dell'amore e la felicità che esso ci può donare.
Sembra fuori luogo parlare di questi sentimenti per due esseri senza alcuna connotazione sessuale (anche la mancanza di voce non aiuta) e la cui espressività del volto è ridotta all'essenziale (EVE si manifesta solo con gli occhi e  WALL-E non ha né naso né bocca)  ma sono proprio questi strani esseri e questo cartone animato che ci regalano una sequenza sulla pura felicità che segue alla reciproca dichiarazione di amore (sempre a gesti) fra i più belli che si sono visti negli ultimi tempi. Per trovare una simile forza espressiva nel silenzio delle parole dobbiamo tornare aLuci della città, all'incontro finale fra Charlot e la ragazza cieca.

Il segreto della  grandezza di questo film sta proprio nella sua capacità di raccontarci, con il linguaggio universale dei gesti e delle espressioni dei volti,  la genesi dell'amore: si  parte da un essere fatto di cerniere e piastre elettroniche e dotato di eternità, che scopre, Adamo post-industriale,  che non è bello restare soli;  il suo volto si illumina quando arriva EVE a fargli compagnia. All'inizio vuole solo prenderle la mano, trasmettere e ricevere qualcosa con il contatto fisico, come ha visto fare agli umani nel vecchio filmato. Poi lui la insegue, si trasferisce sull'astronave da cui è partita EVE e che peregrina nello spazio alla ricerca di un mondo abitabile. Quando infine EVE decide di ricambiare la sua ricerca di un contatto fisico, i due iniziano una danza colorata nello spazio che costituisce l'apice emotivo del film.

Nella seconda parte, tutta ambientata sull'astronave, viene  ripreso il tema della satira ecologica e degli effetti nefasti della cultura del  consumo ma il suo sviluppo è più tradizionale. Gli esseri umani, tutti bambolotti obesi,  sono ridotti a stare su poltrone tecnologiche perché hanno perso l'abitudine a usare le gambe; passano il tempo nell'ozio e robot serventi-padroni fatto tutto al loro posto, liberandoli anche dall'impegno di prendere decisioni. Il messaggio che l' estrema conseguenza del consumismo sia l'infantilismo, non poteva essere più chiara. Per fortuna, nel finale anche gli uomini sapranno recuperare il retaggio della loro antica indipendenza.

La Pixar questa volta non si è incamminata sul percorso tranquillo di film d'evasione per un pubblico di ragazzi, con molte gag e qualche personaggio buffo e simpatico; ha osato  avventurarsi su nuove espressioni narrative che si adattano perfettamente alla loro più avanzata computer grafica ed hanno dato respiro a una storia universale che trascende le barriere dell'età. Ringraziamo la Pixar per aver avuto fiducia nell'intelligenza del suo pubblico.

Un'ultima osservazione, ma dettata dalla malizia e quindi poco affidabile: questo incontro e il successivo innamorarsi di due esseri dalle limitate connotazioni sessuali (nel precedente film della Pixar, Cars, le macchine maschili erano ben distinte da quelle femminili) potrebbe essere il subdolo trasferimento di un messaggio volto a dimostrare che esiste  una forza attrattiva fisica (non amicizia quindi) indifferente alla condizione di differenza o uguaglianza  di sesso.  Il fatto che uno dei due robot si chiami EVE va senz'altro contro questa ipotesi; ma il sospetto resta...

Autore: Franco Olearo


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