LA LA LAND

Titolo Originale: La La Land
Paese: USA
Anno: 2016
Regia: Damien Chazelle
Sceneggiatura: Damien Chazelle
Produzione: IMPOSTOR PICTURES, GILBERT FILMS, MARC PLATT PRODUCTIONS
Durata: 127
Interpreti: Ryan Gosling, Emma Stone, John Legend

Mia ha sempre desiderato diventare un’attrice: per questo ha lasciato il college e si è spostata a Los Angeles dove fa la cameriera in un bar degli Studios. Sebastian è un pianista, amante del Jazz classico e sogna di aprire un locale tutto suo. Nel frattempo si deve accontentare di suonare in qualche locale notturno o a qualche festino.  Mia e Seb si incontrano, si piacciono e si sostengono a vicenda nel realizzare i loro sogni. Ma poi, un giorno, il successo arriva sul serio,….

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Due giovani non hanno la capacità di uscire da se stessi e da una visione adolescenziale dell’amore, visto come sentimento e non come progetto di vita
Pubblico 
Tutti
Giudizio Artistico 
 
Un lavoro di ottima professionalità nelle musiche, nei balli, nelle scenografie. Brava Emma Stone. Debole invece lo sviluppo della storia

 

Dalla collina dell’osservatorio astronomico Griffith , da cui si apre un maestoso panorama di Los Angeles,  all’interno quindi di un set reale, trasfigurato in uno studio di posa grazie a un abile gioco di luci bluastre, Mia si sfila le scarpe con tacchi a spillo e calza quella da tip tap. Seb e Mia ora si slanciano senza pudore a imitare, perfino nelle movenze del ballo, Fred Astaire e Ginger Rogers. E’ una sequenza dove il regista e sceneggiatore Damien Chazelle lascia trasparire i suoi due amori principali: Los Angeles, con il profilo delle sue palme, gli studios ,  tanti giovani artisti in cerca di successo e il musical classico americano.

Da questo punto di vista l’autore (di 31 anni) mostra di esser stato molto bravo a recuperare il genere classico (saltando quindi a piè pari le nuove esperienze, come Glee o High School Musical) con poche varianti significative (forse è il primo musical dove si sente squillare un  cellulare), puntando non su due cantanti e ballerini professionisti ma su due attori,  Ryan Gosling e Emma Stone,  bravi su entrambi i fronti quello canterino e quello recitativo ( ma forse lo è di più Emma). L’unico professionista del canto presente, John Legend, fa la sua bella figura con una esibizione a metà del film.

Interessanti le musiche originali, alcune dedicate a Los Angeles (City of stars), altre insolite (come quella sulla nonna di Mia che faceva il bagno nella Senna) ma nessuna appare memorabile, di quelle che si vorrebbe fischiettare appena usciti dalla sala cinematografica.

Un musical non ha il suo impatto sul pubblico se canzoni e balli non svolgono il compito di sostenere una storia che appassiona. E’ proprio questo l’aspetto più delicato del film. Mia e Seb si incontrano prima per caso, poi sempre meno per caso e forse uno dei momenti più belli del film, per la sua delicatezza:  è quando a cinema si tengono per mano la prima volta. Il film mantiene sempre un pudore visivo nei confronti della coppia, evitando ogni risvolto realistico, sviluppando piuttosto quello del sogno ad occhi aperti, come quando perdono forza di gravità e iniziano a ballare fra le nuvole. Seb e Mia, hanno una loro magica intesa quando si trovano entrambi impegnati a cercare un successo che non arriva, si spalleggiano e si sostengono a vicenda ma poi, quando finalmente trovano entrambi uno sbocco professionale, non sanno conciliare il lavoro con la vita privata. Non sveliamo i risvolti del film, ma è indubbio che non si preoccupa di approfondire i risvolti psicologici che portano i protagonisti a prendere certe decisioni e tutto si risolve in una levità inespressa, un mood melanconico che si presta a ispirare le musiche del finale  ma non fa giustizia della storia d’amore sviluppata fino a quel momento. Tutto il racconto si potrebbe sintetizzare in un conflitto fra ambizione e amore. In realtà non è così: se l’ambizione e sempre un atto dovuto e se l’amore è sempre relegato a languido sentimento, non si trasforma mai in una solida volontà di costruire, non c’è partita.

Il musical ha i suoi momenti più belli nelle scenografie, nell’intesa che si coglie fra i due protagonisti e nei 15 minuti conclusivi, una sequenza tumultuosa di ballo, musica e colori; il film è candidato a 14 Oscar ma forse sono un po’ troppi.

Autore: Franco Olearo


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