SILENCE

Titolo Originale: Silence
Paese: USA
Anno: 2016
Regia: Martin Scorsese
Sceneggiatura: Jay Cocks, Martin Scorsese
Produzione: YLK, SIKELIA PRODUCTIONS, FÁBRICA DE CINE, SHARPSWORD FILMS
Durata: 161
Interpreti: Andrew Garfield, Adam Driver, Liam Neeson, Tadanobu Asano, Ciarán Hinds

1633. Due giovani gesuiti di stanza a Macau, padre Rodriguez e padre Francesco, ricevono il permesso dal loro superiore per recarsi in Giappone con lo scopo di rintracciare padre Ferreira, sul quale da tempo non si hanno notizie, se non delle voci riguardo a una sua presunta apostasia. Si tratta di una missione particolarmente pericolosa perchè il cristianesimo, dopo un periodo di crescita significativa che faceva seguito all’arrivo, nel 1549, del gesuita spagnolo Francesco Saverio, era stato dichiarato una religione non autorizzata ed erano iniziate le persecuzioni. I pochi cristiani rimasti praticavano la loro fede in clandestinità, senza il sostegno di alcun sacerdote. I due gesuiti riescono a raggiungere l’isola di Tomogi dove ricevono una calda accoglienza da parte dei cristiani rimasti. Dopo un periodo di relativa tranquilità, arriva il samurai locale che minaccia di giustiziare quattro di loro se gli abitanti del villaggio non abiureranno la loro fede e se non riveleranno dove si nascondono i preti cristiani….

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Scorsese mostra di credere sopratutto nell’uomo e la religione deve porsi al servizio delle sue esigenze. I cattolici giapponesi che professano la loro fede in clandestinità sono visti con simpatica comprensione.
Pubblico 
Adolescenti
Alcune scene di tortura prolungate, anche se non ci sono dettagli sanguinosi, non sono adatte ai più piccoli
Giudizio Tecnico 
 
Scorsese si conferma un regista eccellente: le sue immagini sono sempre di grande impatto emotivo pur nella loro compostezza, una qualità che rivela un estremo rigore e una grande attenzione alla composizione

La fine del film, che arriva dopo 2 ore e 40 minuti, lascia lo spettatore perplesso e pensieroso.

Sono tanti gli stimoli che quest’ultimo lavoro di Martin Scorsese ci fornisce, all’interno di una struttura narrativa particolarmente complessa. Il racconto è lontano dallo sviluppo classico (definizione dell’ambiente e dei protagonisti, dilatazione di un conflitto, sua risoluzione in una scena-chiave che avvia il film alla conclusione); al contrario, il film propone più volte la stessa sequenza drammatica: l’invito dell’inquisitore ai contadini o ai sacerdoti catturati di abiurare la fede cristiana a cui segue, per chi non accetta, una dolorosa tortura che li porterà alla morte. Da una sequenza all’altra cambia solo la forma di tortura applicata, sempre lenta e dolorosa (a contatto con l’acqua bollente di una fonte sulfurea, esposti alle onde dell’alta marea o appesi a una forca a testa in giù entro una fossa) e se c’è qualcosa che progredisce è la crisi di coscienza, sempre più profonda, di padre Rodriguez.

A ben guardare,  i veri protagonisti non sono Rodriguez, Francesco, Ferreira o l’inquisitore giapponese ma sono delle realtà impalpabili: Dio stesso, il Giappone con la sua cultura e le sue tradizioni, e gli uomini che si trovano in rapporto con queste due entità, siano essi dei semplici contadini o dei padri gesuiti. Non ci troviamo di fronte a degli uomini che lottano per realizzare se stessi, i propri sogni, i propri amori; Scorsese non sviluppa subplot romantici per alleggerire la narrazione principale; nessuno (tranne il molto “umano” e pavido Kichijiro) si preoccupa di vivere o morire, quanto piuttosto di trovare il proprio punto di equilibrio all’interno del triangolo Dio, Giappone,  Fede.

Ci sono due scene determinanti che cercano di definire il primo lato del triangolo, quello fra il Giappone e la Fede Cristiana ed è alquanto deludente. In esse si fronteggiano l’inquisitore giapponese e Rodriguez e mentre il primo ribadisce che il Giappone non è affatto un terreno idoneo per sviluppare il cristianesimo e, anzi, si mostra infastidito per le interferenze che subisce il suo paese da parte di spagnoli, portoghesi, olandesi e inglesi, Rodriguez ribatte sostenendo la necessità di cercare  sempre la verità,  che per definizione è universale. Si tratta di una contrapposizione astratta, che non fa giustizia della fede cristiana, che non è certo solo parola ma che si incarna in atti concreti di carità e di sostegno nei confronti della popolazione del paese ospitante. Stranamente il gesuita non sembra esser cosciente del problema cruciale dell’inculturazione, proprio in quel periodo storico in cui il film è ambientato, quando Alessandro Valignano (che compare brevemente all’inizio del film) aveva posto il rispetto delle culture locali al primo posto nell’opera missionaria. Quando, in una scena finale, Ferreira, ormai lontano dal cristianesimo ma impegnato in studi di medicina e astronomia, dichiara di sentirsi “finalmente utile a questo paese” non fà giustizia all’onesto impegno dei missionari gesuiti del tempo.

Sull’altro lato del triangolo, quello del rapporto fra l’uomo con la sua fede e Dio, Scorsese gioca sporco trasformando il drammatico ricatto posto dall’inquisitore giapponese a Rodriguez (“o abiuri o torturiamo a morte cinque fedeli cattolici”) in una metafora dell’inconciliabilità fra verità dottrinale e carità. Le parole di Ferreira in quell’occasione rivolte a Rodriguez :“salvare la vita di colui che Lui ama è qualcosa di più importate del giudizio della Chiesa” e ancora: “i cinque nel pozzo non si paragonano a Gesù, non sono superbi come te”, trasformano l’impegno di dare testimonianza della propria fede in un gesto di orgoglio, trascurando il dettaglio che la crudeltà sta tutta dalla parte dei carnefici giapponesi.  A dare un ulteriore sostegno a questa tesi, Ferreira insinua la relatività della fede professata dai giapponesi (“non sanno pensare al di fuori delle realtà naturali: per loro Dio è il sole e Gesù che risorge non è altri che il sole che sorge ogni giorno”).

Solo alla fine, attraverso gli episodi citati, Scorsese rivela il suo pensiero e il suo lavoro può esser aggiunto alla lista, ormai molto lunga, dei film che professano la “religione dell’umano”. Ciò che conta, l’unica cosa che ha valore è l’uomo, con i  suoi eroismi e le sue fragilità, è  Dio, o meglio la visione che noi abbiamo di Lui, che deve adeguarsi all’uomo e non viceversa.. “Questo è il cammino della misericordia, - fa dire Scorsese al giapponese che interroga Rodriguez.-  aiutare gli altri è la via del Budda ma anche la vostra: le due religioni sono uguali. Non è necessario portare uno da una parte o  dall’altra. C’è così tanto da condividere”.

Non a caso Scorsese, nell’intervista concessa a Civiltà Cattolica ha dichiarato che il personaggio più affascinante è Kichijiro, colui che per tre volte abiura la fede e per tre volte chiede di confessarsi. Lo stesso Rodriguez, quando ormai ha abiurato, lo procama “suo maestro” perché con la sua debolezza e incostanza costituirebbe l’archetipo dell’umanità che deve essere sempre perdonata (senza alcun impegno di coerenza). Il concetto di grazia, il sostegno divino all'uomo nelle sue prove, la sua potenza trasformante, è totalmete assente. Nella scena finale, quando il cadavere di Rodriguez, con  abiti da  sacerdote buddista, viene riposto nella bara, Scorsese ci fa vedere che ben nascosta nella sua mano, si trova un crocifisso.  Ecco la fede ideale secondo Scorsese: totalmente privata, nascosta, innocua.

Anche se il messaggio che Scorsese ci ha voluto trasmettere, è molto chiaro, è indubbio che lo stesso regista non può fare a meno di tratteggiare, con sentita partecipazione, quella piccola comunità di pescatori giapponesi che, in gran segreto, senza il sostegno di alcun sacerdote, riesce ancora a battezzare i propri figli e a pregare insieme. La scena più toccante è proprio quella del martire posto su una croce davanti all’oceano, che canta mentre le onde dell’alta marea lo travolgono lentamente. Questi semplici e ignoranti contadini, che sanno dire solo “si, si, no, no” mostrano di valere molto di più di quei dotti sacerdoti dell’Occidente che si pongono troppe, ipocrite domande.

E’ un canto che squarcia quel “silenzio di Dio” che Scorsese sente e che cerca di farci condividere.

Autore: Franco Olearo


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