ROGUE ONE: A STAR WARS STORY

 
Titolo Originale: Rogue One: a Star War History
Paese: USA
Anno: 2016
Regia: Gareth Edwards
Sceneggiatura: Chris Waitz e Tony Gilroy
Produzione: Lucasfilm, Allison Shearmur Productions, Black Hangar Studios
Durata: 133
Interpreti: Felicity Jones, Diego Luna, Ben Mendelsohn, Donnie Yen, Jiang Wen, Alan Tudyk, Riz Ahmed, Mads Mikkelsen, Forest Whitaker

Tanto tempo fa, in una galassia lontana lontana… Jyn Erso è una ragazza cresciuta in anni di guerra. I suoi genitori l’hanno educata sin da bambina a badare a se stessa, a trovare una via di fuga in caso di pericolo, e a distinguere il bene dal male. L’occasione di dimostrare quanto ha imparato negli anni, e di servire una giusta causa, le arriva quando – tra una scorribanda e l’altra – viene rintracciata dai membri dell’Alleanza Ribelle, ciò che resta di un’antica Repubblica decimata e sottomessa dal malvagio Impero Galattico. Gli insorti, che non sono pochi né male organizzati, chiedono a Jyn di rintracciare Saw Gerrera, una mina vagante nelle fila dei ribelli più estremisti, che anni prima aveva fatto alla ragazza da padre putativo. È lui l’unico, forse, ad avere la chiave di un insperato successo militare contro un nemico insormontabile; una chiave legata al passato della ragazza…

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Il film esalta lo spirito di corpo che sostiene i protagonisti, pronti a battersi e a morire gli uni per gli altri e per una causa giusta
Pubblico 
Adolescenti
Scene di violenza e tensione, nei limiti del genere
Giudizio Tecnico 
 
Il film ha un bel nucleo narrativo, bei personaggi, una trama solida senza forzature . Gli effetti speciali e le scenografie sono degni del cinema fantascientifico degli anni Settanta e Ottanta

Rogue One non è un film di Star Wars ma è un film di guerra ambientato nell’universo di Star Wars”. Parole del regista Gareth Edwards, che potrebbero tradursi così: datemi un paio di sceneggiatori bravi con libertà creativa e vi solleverò il mondo. Prodotto dalla Lucasfilm, senza George Lucas nel processo creativo ma solo come nume tutelare, e senza la fanfara Disney (che produce e distribuisce, ma con discrezione) arriva – a parere di chi scrive – il vero erede di Guerre stellari, ambientato nei giorni immediatamente precedenti al grandioso incipit che, nel 1977, ha dato origine a uno degli universi narrativi (non solo cinematografici) più amati di sempre. Più bello della trilogia di prequel diretta dallo stesso Lucas all’inizio del millennio, e anche del nuovo fiammante episodio, diretto da J.J. Abrams, che a Natale del 2015 aveva riportato di moda e in auge il mito, Rogue One si situa a metà strada tra l’omaggio personale alla trilogia classica (“un film in costume”, ha scritto intelligentemente qualcuno), e il primo vero tentativo di staccarsene.

Fatta salva la natura commerciale dell’operazione, questo film (uno spin off, ufficialmente, cioè una deviazione dal canone principale, cui però è collegato inesorabilmente), si rivolge a un pubblico meno ampio – e un po’ più adulto – rispetto a quello del Risveglio della forza che l’ha preceduto: è più cupo, intenso e drammatico; non è stupido né sentimentale, non punta sulla benevolenza dello spettatore più distratto ma cerca di sedurre anche il più esigente (un’azione di guerra è un’azione di guerra e non una scampagnata; la perdita di un genitore è un momento doloroso e non un cliché narrativo, ecc…). Ha un bel nucleo narrativo, bei personaggi, una trama solida senza forzature che – addirittura – risolve alcune incongruenze degli episodi precedenti. Gli effetti speciali e le scenografie sono degni del cinema fantascientifico degli anni Settanta e Ottanta. Le pochissime e disinvolte strizzate d’occhio non distolgono dal piacere del racconto e i momenti di alleggerimento sono rari ma riusciti (non manca il solito droide che non riesce a tenere il becco chiuso, ma le battute migliori sono appannaggio di un samurai cieco in odore di… santità). Insomma, non si prende troppo sul serio ma neanche troppo poco: il tema della storia – riassumibile nel refrain “La speranza è la migliore arma della ribellione” è meno ingenuo di quanto possa sembrare e lo spirito di corpo che sostiene i protagonisti, pronti a battersi e a morire gli uni per gli altri e per una causa giusta, è esaltato rispettando i canoni del genere bellico classico ma con la dovuta realistica tensione, da catastrofe imminente ma evitabile, che riesce a rilanciare sottintesi tematici profondi ben oltre l’universo chiuso del racconto.

Forse, poi, ma è solo un’impressione, al misticismo spaziale un po’ onnicomprensivo della saga classica si sostituisce qui uno “sguardo verso l’alto” un po’ più autentico (è solo una ipotesi ma un paio di battute dei dialoghi la lasciano intendere).

L’unico difetto – paradossalmente – è estraneo al film: su tutto, infatti, imperversa la sensazione di “già visto” che rovina un po’ il divertimento. La colpa, però, è tutta dei troppi tentativi falliti degli anni precedenti, come se – quando finalmente è arrivato il cibo buono – non ce lo gustassimo perché ormai sazi della stessa pietanza cucinata male. Fosse arrivato per primo, dopo la trilogia classica, sarebbe entrato subito nel cuore. Guadagnerà col tempo, probabilmente, facendosi largo tra i nuovi episodi e spin off che seguiranno. Di tutti, finora, è quello che ha celebrato meglio – con meno gioia fanciullesca di quarant’anni fa ma con attenta cura – la Forza che è con noi e il cielo stellato sopra di noi.

Autore: Raffaele Chiarulli


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