IL MEDICO DI CAMPAGNA

Titolo Originale: Médecin de campagne
Paese: FRANCIA
Anno: 2016
Regia: Thomas Lilti
Sceneggiatura: Thomas Lilti, Baya Kasmi
Produzione: 31 JUIN FILMS, LES FILMS DU PARC, IN CO-PRODUZIONE CON CINEFRANCE, LE PACTE, FRANCE 2 CINÉMA
Durata: 102
Interpreti: François Cluzet, Marianne Denicourt,

Jean-Pierre Werner è un medico condotto che si rende disponibile a tutte le ore per andare dove è richiesto il suo intervento. Conosce tutti e tutti apprezzano il suo impegno. E’ ciò che appaga umanamente Jean-Pierre che continuerebbe a fare il suo lavoro se non gli fosse stato diagnosticato un cancro al cervello. Gli viene allora affiancata Natalie, una dottoressa fresca di laurea (ha iniziato tardivamente gli studi dopo aver lavorato per sette anni come infermiera). Jean-Pierre le riserva un’accoglienza fredda, geloso del suo rapporto esclusivo con la comunità locale e inizialmente fa di tutto per metterla in difficoltà…

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Il film sottolinea bene il valore, professionale e umano, di un lavoro ben fatto, in particolare quello del medico. Peccato che in questo film non ci sia posto per gli affetti familiari e venga negato il significato soprannaturale della nostra esistenza
Pubblico 
Pre-adolescenti
Qualche argomento potrebbe non essere adatto ai più piccoli
Giudizio Artistico 
 
Il film realizza un’immersione convincente nella vita di due medici e nella realtà della campagna francese. Poco approfonditi gli aspetti umani dei due protagonisti, che sembrano interamente dediti al loro lavoro.

Il regista, Thomas Lilti, ha esercitato a lungo il mestiere di medico, prima di dedicarsi all’arte cinematografica. Sembra però che, se quella di regista sia ora la sua professione, quella del medico sia la sua vera passione. “Mi manca il rapporto con i pazienti”: ha detto in una intervista. Nel suo primo film Hippocrate, raccontava il duro apprendistato di un giovane medico in un ambiente ospedaliero; ora con questo Medico in campagna  un uomo vive pienamente la sua vita (è separato dalla moglie e il figlio è ormai maggiorenne) dedicandosi dalla mattina alla sera a visitare a domicilio i suoi pazienti, facendosi strada nel fango, lungo viottoli appena accennati. Conosce gli abitanti della contea dove lavora uno a uno, è la loro persona di fiducia alla quale vengono spontaneamente confessati non solo i propri mali fisici ma le incertezze delle loro anime.

Anche la neodottoressa Natalie, che lo affianca, mostra di porsi sempre in paziente ascolto, pronta a ridare fiducia a chi si mostra preoccupato. Il conflitto iniziale fra i due dottori sta proprio qui: nel timore, da parte di lui, di perdere la benevolenza e l’affetto dei pazienti. Che il regista sia un medico lo vediamo dal linguaggio tecnico adottato, dai frequenti primi piani di lastre che a noi non dicono nulla, dall’utilizzo delle apparecchiature più aggiornate (è difficilissimo trovare un film francese che non parli bene della propria sanità pubblica o privata); al contempo sa immergersi nella realtà locale, attardandosi nelle feste del paese e nei dibattiti durante le riunioni comunali che hanno come obiettivo il miglioramento del servizio sanitario. Tutti i casi umani che i due medici debbono affrontare vengono risolti positivamente. Dal ricovero urgente del sindaco che si è ferito alla gamba mentre lavorava nei campi, al vecchio che Jean-Pierre letteralmente rapisce dall’ospedale perché possa serenamente morire sul suo letto, al ragazzo che aveva deciso di abbandonare gli studi di medicina ma al quale Natalie riesce a far rinascere la fiducia in se stesso.

Non manca il caso delicato della giovane che ha abortito perché il suo ragazzo gli ha inculcato la convinzione che non è pronta a fare da madre: Natalie è dapprima incerta se mantenere il dovuto distacco professionale ma poi, con decisione, invita la ragazza a lasciare il suo fidanzato.

Si tratta quindi di un film particolarmente positivo sul valore, anche  umano, di un lavoro compiuto con dedizione.

Resta però, nello spettatore, una sensazione di eccessivo distacco nei confronti dei protagonisti. Sappiamo che Jean-Pierre ha lasciato la famiglia ma sembra che ciò incida poco sulla serenità della sua vita. Ancor più misteriosa è Natalie: non sappiamo assolutamente nulla del suo passato e non si comprende come mai si trovi tutta sola a vivere in campagna dedicandosi solo al lavoro. Se il regista voleva sottolineare che la professione di medico è una specie di sacerdozio dove non c’è posto per altro, c’è pienamente riuscito.

In una delle sequenze finali Jean.-Pierre, riflettendo con Natalie, commenta che loro sono lì per riparare ciò che si è rotto. Lui non crede in nessuna fede e ritiene che la natura sia sostanzialmente cattiva; “ma va bene così:. Andiamo avanti”.  Ancora una volta , anche in questo film, l’unica filosofia di vita valida è quella di aiutarci a vicenda, fra noi uomini, in un mondo che ha poco senso. Ancora una volta, traspare la “religione dell’umano” che esclude ogni prospettiva soprannaturale.

Autore: Franco Olearo


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