CAPTAIN FANTASTIC

Titolo Originale: Captain fantastic
Paese: USA
Anno: 2016
Regia: Matt Ross
Sceneggiatura: Matt Ross
Produzione: ELECTRIC CITY ENTERTAINMENT, SHIVHANS PICTURES
Durata: 119
Interpreti: Viggo Mortensen, Frank Langella, Missi Pyle,

Ben e i suoi sei figli, fra i 7 e i 17 anni, vivono in una delle foreste dello stato dell’Oregon. La madre, che prima aveva condiviso con loro la stessa avventura, ora è assente perché gravemente ammalata.La mattina vanno a caccia e pesca, la sera suonano e studiano sotto la guida del padre, un ex professore universitario. Il padre ha dato loro un’educazione liberal: conoscono a memoria il Bill of Rights americano, sono continuamente allertati dal padre sui pericoli del consumismo e del capitalismo e disprezzano ogni forma di religione organizzata, vista con un metodo per soggiogare i popoli. Alla morte della madre il gruppo decide di tornare in città per partecipare al suo funerale ma l’impatto con il resto della società si mostrerà molto pericolosa per l’equilibrio di questa insolita famiglia….

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Il film costituisce il manifesto di un materialismo individualista esasperato. Gli unici valori condivisi riconosciuti sono gli affetti familiari
Pubblico 
Maggiorenni
Occorre della maturità per analizzare criticamente i messaggi che vengono trasmessi dal film
Giudizio Artistico 
 
Il bravissimo Viggo Mortensen rende da solo quasi credibile una storia surreale come l’ideologia che vuole promuovere

Ritorna di frequente nel cinema americano (ultimo esempio: Into the wild), questa nostalgia per una vita vissuta immersi nella natura (nostalgia trasmessa anche dalle pagine di Henry David Thoreau e Walt Witmann ), in contrapposizione a un mondo consumista e corrotto ..

Questa volta l’attenzione si concentra sul tema dell’educazione dei figli. Quasi come membri dei corpi speciali dell’Esercito, i figli di Ben sanno cacciare, dotati solo di coltello e di arco, pescare, sono abili nel combattimento corpo a corpo. Per fortuna il ritorno al selvaggio non comporta, nella mentalità di Ben, tenere  le figlie nella tenda per cucire vestiti e cucinare. In un’altra scena-simbolo, i suoi figli sono messi a confronto con i loro cugini che vanno a scuola “regolare”: dimostrano di essere molto più preparati in tutto ciò che riguarda le leggi poste a tutela dei diritti umani.

I risvolti di questa strana educazione non tardano a venir fuori e il film non manca di notarlo.

I ragazzi parlano con slogan preconfezionati, contro i poteri forti che sono tutti corrotti, espressione di un fanatismo che si è creato per la mancanza di un confronto con idee diverse. “Bisogna dire sempre la verità” proclama il padre Ben ma nel fare questo sempre e comunque, finisce spesso per offendere la sensibilità altrui. E’ vero che non bisogna mai mentire ma i tempi e i modi della comucazione della verità vanno commisurati alla maturità e sensibilità di chi deve riceverla. Finiscono inoltre per trasparire i difetti di una educazione che è priva della ricchezza dei rapporti con gli altri e il figlio diciassettenne, che prova i turbamenti del primo bacio, capisce che non può più vivere in isolamento. Il padre tradisce infine tutti i limiti di un approccio naturalista portato all’estremo  e nello spiegare al figlio più piccolo perché un uomo e una donna si uniscono, non ha altro da specificare che ciò serve per provare piacere e per fare figli. 

Dove il film non mostra invece alcun spirito critico è nel rifiuto che essi mostrano verso ogni forma di religione. Alla fine la madre verrà cremata dal marito e dai figli e le ceneri verranno buttate in un gabinetto: una inutile e sovrabbondante dimostrazione della visione materialista istillata nei figli dal padre.

Alla fine non si comprende bene a cosa sia servito questo film. L’unico valore messo in evidenza, anche in forma mielosamente sentimentale, è l’affetto di questi figli verso i genitori e viceversa.

Al figlio maggiore che va in Namibia, forse a cercare nuove foreste (è stato il primo posto che gli è capitato di toccare sulla mappa), il padre sentenzia: “dì sempre la verità, vivi ogni giorno come se fosse l’ultimo, divora la vita. Ricerca il rischio, ma assapora la vita perché passa in fretta”. Un sintetico ma efficace manifesto di un esistenzialismo esasperato. Woody Allen ha almeno il vantaggio, nei suoi film, di esternare la sua percezione del non senso della nostra esistenza attraverso una divertente narrazione; in questo film tutto è scopertamente dichiarato, un manifesto del materialismo che non convince per la stessa superficialità con cui è stato costruito.

Autore: Franco Olearo


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