LETTERE DA BERLINO

 
Titolo Originale: Alone in Berlin
Paese: Gran Bretagna, Francia, Germania
Anno: 2016
Regia: Vincent Perez
Sceneggiatura: Achim Von Borries, Bettine von Borries
Produzione: X-Filme Creative Pool, FilmWave, Master Movies
Durata: 103
Interpreti: Emma Thompson, Daniel Bruehl, Brendan Gleeson.

Berlino, nel 1040, è paralizzata dalla paura. Otto e Anna Quangel sono una coppia di classe modesta. Un giorno ricevono la notizia della tragica scomparsa del loro unico figlio. Otto e Anna decidono allora di compiere un semplice ma coraggioso atto di resistenza e rivolta. Iniziano a diffondere per tutta la città cartoline anonime contro il regime di Hitler, con il rischio di essere scoperti e giustiziati.

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Lettere da Berlino racconta la storia di un piccolo e poco conosciuto atto di coraggio contro uno dei regimi dittatoriali più feroci del secolo scorso; è l’esempio della forza che un immenso dolore può generare e dell’importanza e del peso dei piccoli gesti anche se compiuti nel silenzio e nell’anonimato.
Pubblico 
Tutti
Giudizio Artistico 
 
Grande cura nei dettagli storici e ottima recitazione da parte del cast artistico

Alone in Berlin di Vincent Perez è stato presentato in concorso alla 66° edizione della Berlinale. Il film è tratto da una storia vera che ha ispirato l’ultimo romanzo dello scrittore tedesco Hans Fallada, Ogni uomo muore solo, del 1947, che Primo Levi definì “uno dei più bei libri sulla resistenza tedesca contro il nazismo”. Il regista alla Berlinale aveva raccontato: “Dopo aver letto il libro volevo che il mio film ne riproducesse le sensazioni. Volevo ricreare le atmosfere della Berlino di quegli anni”.

Il film, come il romanzo a cui si ispira, racconta la storia vera di Anna (Emma Thompson) e Otto Quangel (Brendan Gleeson), una normale coppia di berlinesi che nel giugno del 1940 riceve la terribile notizia della morte al fronte del loro unico figlio. In quel momento crolla da parte loro tutta la fiducia che avevano riposto nel Fuhrer. I due coniugi realizzano la portata della menzogna del Reich tedesco e cominciano la loro personale battaglia nascosta di resistenza al nazismo. La loro idea nasce in modo spontaneo senza un preciso progetto: Otto e Anna iniziano a denunciare le nefandezze del governo di Hitler e a diffondere idee avverse al regime scrivendo messaggi sul retro di cartoline che abbandonano poi sulle scale degli edifici popolari. Ma le SS e la Gestapo sono sulle loro tracce.

“Non si tratta di un film politico ma di un film sulle emozioni” ha detto il regista; anche Emma Thompson ha dichiarato: “Questa storia parla di coraggio, è il ritratto di un matrimonio che nel dolore riesce a rinnovare il proprio amore”. Lettere da Berlino è infatti davvero la fotografia di un’epoca e di un particolare momento storico visto e vissuto attraverso l‘esperienza di una coppia comune che riesce a compiere un atto di eccezionale coraggio nell’ambito di una vita ordinaria e silenziosa.

Lettere da Berlino è un film che offre diversi e rilevanti piani narrativi di lettura. C’è l’aspetto storico molto curato anche nei dettagli, c’è una sorta di thriller poliziesco e c’è la storia più umana e interiore vissuta dai singoli personaggi, ben rappresentati e interpretati. Otto e Anna non sono eroi e nemmeno intellettuali o politici impegnati, ma attraverso il dolore riescono a interpretare in modo più corretto e lucido il loro presente storico. “La Germania si è presa mio figlio – dice nel film Otto - . Può un uomo donare qualcosa che valga di più di suo figlio?”. È proprio la profonda sofferenza vissuta dai due protagonisti come genitori che li spinge a cercare di lottare, di guardare oltre e avanti rispetto a quello che viene fatto credere dal regime. I due genitori trovano il coraggio di affermare, diffondere e difendere le proprie idee anche a rischio della propria vita. Otto e Anna non fanno calcoli né programmi, il risultato che ottengono in definitiva non è particolarmente esteso e sanno che molto probabilmente verranno presto catturati e duramente puniti. Eppure ciò che conta è il modo con cui lottano: non per se stessi, ma come ultimo estremo atto di giustizia nei confronti delle persone come loro.

Autore: Vania Amitrano


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