BRACCIALETTI ROSSI 2

Titolo Originale: Braccialetti Rossi 2
Paese: ITALIA
Anno: 2015
Regia: Giacomo Campiotti
Produzione: Palomar, Rai Fiction
Durata: 5 episodi su RaiUno dal 15 febbraio 2015 al 15 marzo 2015
Interpreti: Carmine Buschini, Aurora Ruffino, Brando Pacitto, Denise Tantucci, Carlotta Natoli

Alcuni adolescenti si ritrovano a trascorrere una lunga degenza nello stesso ospedale e saldano fra loro una forte amicizia. Concretizzano la loro solidarietà indossando quei braccialetti rossi che avevano ricevuto come identificativo in occasione dei loro interventi chirurgici. Leo ha avuto una gamba amputata a causa del cancro e nella seconda stagione è diventato il leader del gruppo. Si sente legato da un forte sentimento a Cristina (Cris) che era stata ricoverata per anoressia ma che ora è potuta tornare a casa anche se non perde occasione per andare a trovare Leo in ospedale. Di recente è arrivata anche Nina, una ragazza a cui dovrà esser amputato un seno e che trova in Leo un valido sostegno, creando non pochi problemi al rapporto fra Leo e Cris. Vale, un tempo una colonna del gruppo, si rifiuta di effettuare i dovuti controlli per paura che gli venga diagnosticato nuovamente un tumore abbandonando di fatto gli amici. Leo è costretto a cacciarlo dal gruppo perché "un Braccialetto Rosso non è un vigliacco". Nella seconda stagione viene ricoverato anche Chicco, un ragazzo filippino che guidando il motorino da ubriaco, è caduto investendo Bea, che è ora in coma. Isolato e disprezzato dagli altri ragazzi per la sua incoscienza, salda un bella amicizia con la piccola Flaminia, una bambina non vedente che deve subire una delicato intervento agli occhi...

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Fra giovani malati di cancro si sviluppa una forte solidarietà. Per gli autori del serial la vita è un mistero e la scienza è l’unica in grado di dare una risposta ai nostri interrogativi. Viene introdotto anche il concetto di vita come proprietà privata: ognuno ha dritto di farne ciò che vuole, anche sopprimerla
Pubblico 
Tutti
Giudizio Tecnico 
 
Il serial non riesce sempre a evitare di scivolare nel patetismo ma i personaggi sono ben tratteggiati e il racconto si mantiene scorrevole lungo tutte le puntate

Su RaiUno è stata replicata, nel mese di luglio, la seconda stagione di Braccialetti Rossi. C’è un motivo: a ottobre 2016 verrà trasmessa la terza stagione.

Una continuazione che trova giustificazione nell’interesse e nell’affetto che i protagonisti adolescenti di questa serie hanno saputo suscitare, nei confronti di un pubblico in prevalenza giovanile.

L’idea di mostrare dei giovani colpiti dal cancro o da altre gravi patologie, posti di fronte alla prospettiva di una morte imminente, ha fatto nascere un vero e proprio filone narrativo, che ha trovato il suo sbocco anche nel cinema: basterebbe ricordare il successo di Colpa delle stelle.

Un filone molto delicato, che può scivolare (come di fatto accade sovente in qualche  puntata di questa seconda stagione) nel patetismo, nella lacrima facile. Per fortuna la possibilità di una morte sempre vicina viene trasfigurata dai valori superiori che questi ragazzi riescono  a trovare. Nasce fra loro una forte amicizia che diventa molto più di una naturale solidarietà fra chi sta condividendo la stessa esperienza;  è il restare vicino all’altro quando si trova nel momento della paura e dello sconforto, anche quando diventa antipatico e scostante. Lo si vede nel modo con cui Leo si pone accanto a Nina, cinica e disillusa dalla sorte infelice che le è capitata o cerca di recuperare l’ex braccialetto rosso Vale, che ora ha paura di scoprire la verità sulla sua salute. Come dice Leo: “chi ha il braccialetto rosso è molto speciale perché ha attraversato il territorio della paura e del dolore”.

Il serial esprime anche il grande valore della vita stessa, anche quando sembra non esserci, come nel caso di Bea, una ragazza  in coma da molto tempo oppure quando la possibilità di viverla pienamente è fortememte ridotta, come nel caso della piccola Flaminia, a cui i medici non hanno dato più alcuna speranza di recuperare la vista. Molto bella è l’amicizia che sboccia fra lei e Chicco, un ragazzo disadattato e solo: sarà proprio Flaminia a risultare la più saggia dei due e a ridare a Chicco fiducia in se stesso.

Dopo le lodi, è tempo di parlare dei problemi che scaturiscono dall’analisi di  questo serial.  Il primo aspetto, forse il più evidente, è la mancanza di un rapporto continuativo e costruttivo degli adolescenti con i loro genitori. Se i dottori e gli infermieri dell’ospedale sono molto comprensivi, i genitori sono assenti o inutilmente apprensivi, incapaci di sostenere i figli nei momenti difficili.  Siamo lontani dalla sensibilità mostrata dalla sceneggiatura di Colpa delle stelle: “la cosa peggiore di morire di cancro è avere una figlia che muore di cancro” pensa la giovane protagonita che si preoccupa  più di quello che provano i suoi genitori che di se stessa. Si determina in questo modo, in Braccialetti Rossi, una situazione irreale: un mondo chiuso in sé, una repubblica dei braccialetti rossi, che non ha altro territorio se non l’ospedale e nessun altro interesse se non quello dei rapporti all’interno del branco.

Il secondo aspetto è l’interpretazione dei sentimenti che animano i ragazzi nella loro particolarissima situazione di trovarsi sul crinale fra la vita e la morte, eppure di sentirsi vivi come possono esserlo degli adolescenti, desiderosi di conoscere le emozioni dell’amore, come nel caso di Leo e Cris. Anche in questo caso, la risposta di Colpa delle stelle è stata lineare. Il protagonista Gus non può pensare che il suo amore sia solo un “grido nel vuoto”; si interpella sul senso del suo vivere, amare e morire e approda a una visione soprannaturale, a un aldilà che coroni quel senso che sta cercando.

La situazione è diversa in questo serial. Nina chiede a Leo: "che abbiamo fatto di male noi due? Chi è che ha deciso che ci doveva punire?” La risposta di Leo è lapidaria: "ho smesso da tempo di farmi questa domanda, tanto non c'è risposta" (Stagione 2, episodio 3).
Perchè non ci fossero dubbi sul pensiero degli sceneggiatori, il tema è ripreso nell’ultima puntata, quando  un ragazzo chiede alla dottoressa Lisandri: “lei crede nei miracoli?”  Lei   risponde: “no. Credo ai misteri, alle tante cose che la scienza non può spiegare soltanto perché non le abbiamo ancora scoperte”. Odioso è anche il concetto di valore della vita che mostrano di avere i ragazzi. Di fronte alla diagnosi di una morte prossima molto probabile, un protagonista decide di scegliere il modo migliore di por fine alla sua esistenza. Un suo amico conferma questa posizione: "ognuno può fare della sua vita quello che vuole".

Eppure il serial è molto di più di una fredda visione scientista, è più di un invito a una generica benevolenza fra uomini. In molte sequenze viene ben evidenziato  il valore superiore di una vita impiegata a prendersi cura degli altri. "Nessuno ce la può fare da solo, perché da soli siamo niente": sentenzia Vale

Nella terza puntata l'allenatore Nicola, in punto di morte, dice a Leo: “la natura ti ha dato questo dono: di pensare prima agli altri e poi a te stesso. Questo fa di te un vero leader coraggioso nella vita e nella morte”. A parte questo riferimento a una natura impersonale che segna i destini degli uomini, la dedizione agli altri come radice della propria esistenza ha una chiara origine cristiana ma è come se gli autori avessero voluto strappare la pianta dalle proprie radici.  Si è costituita una sorta di “religione dell’umano” che sembra volerci dire: “ci troviamo tutti su una stessa barca; non sappiamo perché siamo qui nè dove stiamo andando ma almeno ci aiutiamo a vicenda nei momenti difficili”.

Autore: Franco Olearo


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