BELLI DI PAPA'

Titolo Originale: Belli di papà
Paese: ITALIA
Anno: 2015
Regia: Guido Chiesa
Sceneggiatura: Giovanni Bognetti e Guido Chiesa
Produzione: OLORADO FILM, IN COLLABORAZIONE CON MEDUSA FILM
Durata: 100
Interpreti: Diego Abatantuono, Andrea Pisani, Matilde Gioli, Francesco di Raimondo, Antonio Catania, Francesco Facchinetti

Vincenzo è un imprenditore pugliese che ha fatto carriera a Milano. Vedovo da diversi anni, non si capacita dell’inettitudine dei tre figli: Giorgio, il primogenito, lavora nell’azienda di famiglia ma il suo unico contributo è proporre idee sconclusionate e irrealizzabili. Chiara è una ragazza snob e alla moda, fidanzata con un giovane rampante velleitario e inconcludente. Andrea, il più giovane dei tre, è iscritto da due anni alla facoltà di psicologia ma in università, più che dare esami, si distingue come seduttore di prof e di bidelle cinquantenni. Per dar loro una lezione, e sottrarli alla bambagia in cui sono cresciuti, Vincenzo sceglie una terapia d’urto: spalleggiato dal socio Carlo che gli regge il gioco, finge che l’azienda sia fallita per bancarotta fraudolenta e trascina i figli nella natia Taranto, simulando una fuga dalla Guardia di finanza. Accampati nella fatiscente catapecchia di famiglia, i rampolli sono buttati sulla strada e costretti a un’inimmaginabile prova: cercare un lavoro.

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Il film randella gli “sdraiati” e i “bamboccioni” ma soprattutto i loro genitori che non hanno loro insegnato nulla e se li trovano, ventenni o trentenni, irriconoscibili e impreparati non solo alle sorprese della vita ma anche alla normalità quotidiana.
Pubblico 
Adolescenti
Frequente turpiloquio, allusioni sessuali
Giudizio Artistico 
 
Il film non brilla per l’accuratezza della confezione ma arriva in porto grazie alla solidità del tema, a un cast corale di facce giovani e collaudati caratteristi e, ovviamente, sorretto dalla monumentale presenza di un Diego Abatantuono

Il poliedrico Guido Chiesa (che arriva alla commedia nazional-popolare dopo aver diretto film impegnati come Il partigiano Johnny, Lavorare con lentezza, Io sono con te) e lo sceneggiatore Giovanni Bognetti seguono il felice filone di remake all’italiana di film stranieri. L’originale è il messicano campione d’incassi Nosotros los nobles (2013), a sua volta debitore dell’idea con Il grande teschio (1949), un vecchissimo film di Luis Buñuel.

Come in molta commedia italiana contemporanea, si mette a tema la differenza tra nord e sud della penisola, affermando quanto sia più genuina e desiderabile la vita in provincia, in campagna e nelle piccole cittadine, rispetto a quella accelerata e superficiale delle metropoli. Da una parte c’è la Milano internazionale chic, cool e fashion, dove impazzano la cucina vegana e quella giapponese e dove l’inglese – in bocca ai neonati e ai vegliardi – è solo un moderno latinorum che serve a coprire magagne e vacuità. Dall’altra c’è la Taranto delle friselle al pomodoro e del dialetto pugliese che va subito a segno; una città dove l’abbronzatura delle persone non deriva dal centro estetico ma delle ore di lavoro sotto il sole e dove nessuno ha l’ossessione di essere brillante e intelligente più di quanto sia, perché è già felice così.

Un ritratto, certo, un po’ semplicistico ma per lo schema della commedia funziona abbastanza da permetterle di parlare d’altro: Belli di papà, infatti, randella gli “sdraiati” e i “bamboccioni” ma soprattutto i loro genitori che non hanno loro insegnato nulla e se li trovano, ventenni o trentenni, irriconoscibili e impreparati non solo alle sorprese della vita ma anche alla normalità quotidiana. È richiesta una trasformazione, quindi, sia ai tre smidollati (che, per la prima volta guidati da qualcuno, si rimboccheranno le maniche dimostrando di saperci fare) sia all’austero genitore, chiamato a una forma di educazione che al buon esempio sappia affiancare la volontà di essere presente, ascoltare e dare fiducia.

Con un umorismo non proprio oxfordiano e qualche spunto di critica sociale (il laureato in giurisprudenza evoca i consigli della mamma: – “studia, se no finisci in discarica” – e intanto accumula la spazzatura sul furgone…), Belli di papà non brilla per l’accuratezza della confezione (regia, montaggio e fotografia non sono quelli delle migliori occasioni) ma arriva in porto grazie alla solidità del tema, a un cast corale di facce giovani e collaudati caratteristi e, ovviamente, sorretto dalla monumentale presenza di un Diego Abatantuono cui per recitare – come ai grandissimi – basta arricciare un baffo o alzare un sopracciglio. 

Autore: Raffaele Chiarulli


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