SUFFRAGETTE

Titolo Originale: Suffragette
Paese: GRAN BRETAGNA, FRANCIA
Anno: 2015
Regia: Sarah Gavron
Sceneggiatura: Abi Morgan
Produzione: RUBY FILMS
Durata: 106
Interpreti: Carey Mulligan, Helena Bonham Carter, Brendan Gleeson, Meryl Streep

Maud lavora, da quand’era adolescente, in una lavanderia di Londra. Ora ha 24 anni, ha un figlio ed è sposata con un operaio della sua stessa fabbrica. Contattata da alcune suffragette, finisce per interessarsi alla loro causa ma non si sente una di loro, perché vuole conservare il lavoro e aver tempo per prendersi cura del figlio. Dopo aver partecipato a una delle loro riunioni, viene additata con disprezzo dalle stesse colleghe di lavoro e nella sua vita privata iniziano a sorgere mille difficoltà

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Il film mette bene in evidenza le discriminazioni e i soprusi che all’inizio del secolo scorso dovevano subire le donne. Molto poco apprezzabili gli atti violenti che vennero attuati dalle suffragette
Pubblico 
Adolescenti
Qualche scena violenta della polizia sulle donne potrebbe impressionare i più piccoli
Giudizio Artistico 
 
Molto brava la protagonista, Carey Mulligan. Ottima la ricostruzione della Londra dell’inizio del ‘900. La diligente sceneggiatura ricostruisce bene i fatti ma conferisce alla storia un tono uniformemente cupo

Com’è noto alcuni antropologi dell’ottocento, giustificavano il razzismo dall’analisi delle caratteristiche del cranio e concludevano che i popoli africani sono strutturalmente destinati a una vita da schiavi. Ce lo aveva ricordato lo schiavista Calvin Candie (Leonardo di Caprio), in una famosa sequenza di  Django Unchained.

Nell’incipit di questo film, ambientato nel 1912, vengono ricordate le motivazioni che all’epoca giustificavano la non legittimità a concedere il voto alle donne. Un deputato, nel suo discorso al parlamento, sottolinea che “le donne non hanno la calma di temperamento, né l’equilibrio mentale per esprimere un giudizio nelle questioni politiche. Se permettiamo alle donne di votare, sarà la perdita della struttura sociale. Le donne sono ben rappresentate dai loro padri, fratelli e mariti”.

Il film evidenzia bene che il problema delle donne di allora non consisteva solo nell’essere prive del diritto di voto, ma di vivere in una generale condizione di inferiorità: i loro salari erano sempre più bassi di quelli degli uomini a parità di mansione, i datori di lavoro potevano licenziarle a loro insindacabile giudizio ed erano quindi facilmente soggette a ricatti sessuali ma soprattutto non potevano vantare nessun diritto sui figli che loro stesse avevano partorito.

Il racconto inizia nel 1912, un anno particolare della storia del movimento inglese delle suffragette: la speranza, da loro coltivata fino a quel momento, che il ministro Lloyd George potesse sostenere la loro causa viene disattesa e da quel momento, sotto la spinta della loro fondatrice Emmeline Pankhurst, decidono di inasprire la disobbedienza civile con veri e propri atti vandalici come rompere vetrine, incendiare cassette della posta, tagliare i fili del telegrafo.

E’ a questo punto che si inserisce nella storia Maud: una vita faticosa ma serena, operaia in una lavanderia, madre del piccolo Georgie e moglie di un marito premuroso. La lavanderia costituisce per lei tutto il suo mondo, da quando sua madre ci lavorava portandola legata sulle spalle; un universo totalizzante le cui regole sono da lei accettate perché sono le uniche che conosce: lavorare senza limiti di orario per pochi soldi, cedere alle richieste sessuali del suo capo-padrone. La bravissima Carey Mulligan sorregge da sola, con le espressioni in primo piano del suo volto, tutto il racconto. Inizialmente atterrita dalle azioni violente delle suffragette, poi semplicemente incuriosita di fronte alla speranza di una vita diversa, ben presto amareggiata perché colpita nei suoi affetti più cari e nei suoi stessi mezzi di sussistenza, trova infine in sé la durezza necessaria per affrontare, come suffragetta, di fronte ai metodi violenti della polizia, una nuova vita dove tutto il bene passato è perduto e non le resta che la speranza in un futuro migliore.

La regista Sarah Gavron e la sceneggiatrice Abi Morgan (The Iron Lady, Shame) ripercorrono quei momenti turbolenti con precisione nei dettagli, passione e diligenza ma le pennellate che vengono date al quadro hanno un colore uniformemente angoscioso, senza sprazzi di luce. La storia di Maud progredisce fra una sventura e l’altra, una sorta di Giobbe al femminile, mentre i protagonisti maschili non hanno sfumature ma appaiono come prigionieri nel loro ruolo di sesso dominante.

Come indicano le didascalie finali del film, un diritto di voto parziale fu concesso alle donne in Inghilterra nel 1918 (per chi aveva almeno 30 anni) e solo nel 1925 furono concessi alle madri i diritti sui propri figli.

Resta quindi il dubbio se tali conquiste siano state merito del movimento femminista o non piuttosto abbiano costituito il riconoscimento del contributo dato dalle donne  allo sforzo bellico.

Autore: Franco Olearo


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