LO CHIAMAVANO JEEG ROBOT

Titolo Originale: LO chiamavano Jeeg Robot
Paese: ITALIA
Anno: 2015
Regia: Gabriele Mainetti
Sceneggiatura: Nicola Guaglianone
Produzione: Goon Films, Rai Cinema
Durata: 118
Interpreti: Claudio Santamaria, Luca Marinelli, Ilenia Pastorelli, Stefano Ambrogi

Enzo Ceccotti è un piccolo criminale di borgata. Durante una fuga entra in contatto con una sostanza radioattiva che gli dona una forza sovraumana. Enzo approfitta dei suoi nuovi poteri per compiere furti straordinari, ma per caso si ritrova a proteggere Alessia, una ragazza giovane e bella con disturbi mentali, dalle angherie del boss della zona detto Zingaro. Alessia si convince che Enzo sia l’eroe del famoso cartone animato giapponese Jeeg Robot d'acciaio e si affeziona profondamente a lui. Intanto però lo Zingaro, irritato dalla presenza del misterioso criminale dai superpoteri, scopre la vera identità di Enzo e riesce ad assumere lui stesso la sostanza radioattiva che lo ha reso così potente.

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Il protagonista del film è un personaggio ombroso, introverso e chiuso, mosso esclusivamente dall’interesse personale, ma ha una sua etica umana assai profonda e quando viene a contatto con i sentimenti sinceri e puliti di Alessia scopre la parte più umana di sé e sceglie di cambiare: diventa più generoso e sensibile e per questo ancor più forte di fronte alla malvagità spietata e narcisistica della sua nemesi, lo Zingaro. Il male e il bene sono rappresentati con chiarezza e non sono contrapposti in modo rigido e dogmatico. Interessanti i riferimenti e le critiche al mondo dei social e alla società
Pubblico 
Maggiorenni
Alcune scene violenza molto forti, anche se spesso proposte in modo ridicolo; alcuni riferimenti sessuali e scene di nudità maschile e femminile. Turpiloquio frequente
Giudizio Artistico 
 
Il film è realizzato senza effetti speciali eccezionali e con mezzi semplici, ma riesce ugualmente a proporre una sceneggiatura avvincente e scene d’azione molto coinvolgenti. Molto riuscita e assai originale è la fusione tra cinema e comics.

Lo chiamavano Jeeg robot non è la contraffazione nostrana dei classici blockbuster americani sugli eroi del mondo dei fumetti ed Enzo, protagonista del film, non è un supereroe secondo la tradizionale definizione del termine. Mainetti, in questo suo primo lungometraggio, realizza un piccolo capolavoro, originale e carico di significato, tutto italiano o, per meglio dire, tutto romano.

La storia su cui si basa è costruita seguendo quasi alla perfezione l’impianto drammaturgico dei film sui supereroi a cui Hollywood ci ha ormai abituato, ma Lo chiamavano Jeeg Robot va decisamente oltre la semplicità del concetto iniziale su cui si fonda. Enzo Ceccotti, protagonista del film, è un personaggio ombroso, introverso e chiuso in se stesso, mosso esclusivamente dall’interesse personale a compiere atti criminali per pura sopravvivenza. Quando si accorge di aver acquisito poteri straordinari inizia a compiere rapine e furti che sconcertano tanto le forze dell’ordine quanto la criminalità organizzata della zona. Tuttavia Enzo ha una sua etica umana assai profonda, reagisce con determinazione di fronte alle ingiustizie e non desidera arricchirsi a scapito del suo prossimo. Così quando Alessia, la sua giovane vicina di casa affetta da disturbi mentali, viene minacciata dai criminali locali Enzo corre in suo aiuto e si fa carico di lei in modo del tutto disinteressato, cercando di respingere più possibile anche la tentazione di approfittare della sua avvenenza e della sua ingenuità.

Tutto il film gioca con equilibrio sul sottile confine tra fantasia e realtà, immaginazione e verità, senza creare mai confusione. Per questo Lo chiamavano Jeeg Robot, pur non essendo affatto un film per ragazzi, si presta con disinvoltura a diversi generi, dal comico, al sentimentale, al fantastico.

I richiami al mondo dei fumetti calati nella realtà di una borgata romana non fanno scadere il film nel ridicolo, perché Lo chiamavano Jeeg Robot coniuga bene due aspetti vincenti: l’autoironia e una buona analisi introspettiva dei personaggi. Così, mentre da un lato si ride, e di gusto, su scene costruite con quel sarcasmo proprio di chi riesce a non prendersi troppo sul serio, dall’altro la storia si fonda tutta su personaggi ben costruiti.

Si tratta indubbiamente di un film per stomaci forti. Alcune scene sono di una violenza quasi brutale, pur restando nell’ambito dello splatter fumettistico. Ma al di là di questo, il film mostra livelli di lettura anche profondi e non scontati da un punto di vista umano. Allo squallore degli ambienti della borgata romana in cui si muovono i personaggi si contrappongono i sentimenti sinceri, delicati, e quasi infantili, nel senso più positivo del termine, dei due protagonisti. La metamorfosi di Enzo Ceccotti, interpretato da un perfetto Claudio Santamaria, non è quella prevedibile da piccolo criminale a eroe filantropo dotato di poteri straordinari. Al contrario solo attraverso l’amore generoso, spontaneo e folle di una giovane donna il protagonista scopre di essere nel profondo una persona buona e capace di sentimenti forti, sinceri e positivi ed è spinto a cambiare in meglio. Anche la figura del cattivo, lo Zingaro, interpretato da un credibilissimo Luca Marinelli, esce dai consueti canoni del genere per approfondire aspetti umani che fanno riflettere. Come il suo interesse smisurato e assurdo verso l’immagine e l’apparire sui social, che sfocia in una follia del tutto scollegata con la realtà, tanto da compiacersi di comparire in rete in un video che lo riprende mentre compie gesti atroci e disumani.

Nel film ogni personaggio ha un suo ambiente caratterizzante, così nell’insieme, nonostante la situazione abbia del surreale, l’intera storia risulta non solo credibile, ma anche coinvolgente e a tratti persino commuovente.

Autore: Vania Amitrano


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