GIU' AL NORD

 
Titolo Originale: Bienvenue chez les Ch'tis
Paese: Francia
Anno: 2008
Regia: Dany Boon
Sceneggiatura: Dany Boon, Alexandre
Produzione: Pathé Renn Productions, Hirsch, Les productions du Chicon, TF1 Films Productions
Durata: 106
Interpreti: Kad Merad, Dany Boon, Zoé Felix, Lorenzo Ausilia-Foret, Anne Marivin

Philippe è un brav'uomo, ama sua moglie e per soddisfare il suo desiderio di trasferirsi nella richiestissima Costa Azzurra (lui è un funzionario delle Poste) non esita a simulare una infermità. Scoperto, viene mandato per punizione a dirigere un ufficio postale  nel profondo Nord, a Bergues, vicino a Calais. Per un uomo del sud non c'è niente di peggio: freddo tutto l'anno, abitanti rozzi che parlano uno strano dialetto...

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Ben risaltato l'amore coniugale anche di fronte a situazioni difficili; la vera amicizia sa prendersi cura anche dei problemi privati dell'altro.
Pubblico 
Tutti
Giudizio Tecnico 
 
Una regia non eccezionale sa però posizionare i momenti di comicità al punto giusto. Bravi e simpatici gli attori

Non so se il regista Dany Bonn conosce  la famosa scena di Totò Peppino e la malafemmina dove Totò e De Filippo arrivano a  Milano impellicciati fino ai piedi e con un colbacco alla russa; certo è che quando la moglie di Philippe, che ha deciso di non accompagnare il marito in questa terribile avventura, lo saluta calzandogli in testa  un copricapo adatto alle temperature siberiane, l'effetto comico è lo stesso. Perfino il vigile che lo ferma per velocità troppo ridotta (non vorrebbe mai arrivare a destinazione...), alla notizia che si sta recando a lavorare al Nord-Pas-De Calais decide di lasciarlo andare, mosso a compassione. In tutta la prima parte del film Dany Boon, regista, sceneggiatore ed attore, gioca a caricare gli stereotipi che la gente del Sud ha verso quelli del Nord, ma poi basta un gesto generoso dei suoi nuovi collaboratori (arredano in una giornata la sua nuova casa fornendogli dei loro mobili poco usati) per far capire a Philippe che si trova fra gente generosa e simpatica. Inizia così una gara di amicizia e solidarietà fra Philippe, che ha una moglie che tende ad abbandonarsi alla  depressione e Antoine, che ama Annabelle ma che ancora non riesce ad affrancarsi da una madre possessiva.
Il film si fa amare, nonostante l'apparente semplicità del racconto, per tanti motivi: si ride e si ride di gusto sopratutto nella seconda parte ma senza alcuna volgarità; fa piacere scoprire che la recente  rinascita in Italia di una comicità  "pulita" come quella di Ale e Franz (Mi fido di te) o Ficarra e Picone (Il 7 e l'8) trovi una sua corrispondenza anche in Francia di origine forse anche più antica (basterebbe ricordare  Francis Veber, regista di La cena dei cretini e  Una top model nel mio letto). Fa anche molto piacere constatare che il pubblico d'oltralpe apprezza questo tipo di comicità: il film è stato il maggior incasso francese di tutti i tempi.
L'autore si era già fatto conoscere in Italia  come attore con il divertente e arguto Il mio migliore amico di Patrice Leconte ed ora ha deciso di sceneggiare e realizzare un film imperniato a prendere in giro la regione dove lui stesso é nato e cresciuto.
Gli affetti familiari sono ben tratteggiati e non banali: Philippe pensa, per trovar pace in famiglia dove sua moglie è perennemente insoddisfatta di dove vive, di mentire continuamente; ma paradossalmente la distanza migliorerà il loro affiatamento ed entrambi alla fine sapranno fare il giusto passo verso l'altro: lei scopre che non può stare lontano dal marito e lui troverà verso di lei toni più intimi e sinceri.

La morale, raccontata con leggerezza e buon umore è molto bella, rivolta  contro tutti i pregiudizi e gli stereotipi che spesso ci costruiamo nei confronti degli altri; come riprova della falsità di questo approccio  basterebbe riflettere sul fatto che questo film, francese al 100% nello stile e nei modi, ha come regista Dany Boon e come protagonista Kad Merad, entrambi di origine araba (è forse per questo motivo che è stato bandito dal film ogni riferimento cristiano: nella sequenza finale viene celebrato un matrimonio civile .e il campanile che si trova al centro di Begues viene prontamente definito per "uso civile" e non "religioso").

Il film presentava per il doppiaggio, problemi quasi insormontabili: in casi simili, dove il gioco sta tutto nelle diversità delle  pronunce, si era adottata nel passato la soluzione di impiegare dialetti italiani, con effetti spesso ridicoli. La soluzione scelta è forse la migliore possibile: inventarsi un linguaggio che non esiste, in grado di emulare quello del popolo degli ch'tis.

Autore: Franco Olearo


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