CHIAMATEMI FRANCESCO - IL PAPA DELLA GENTE

 
Titolo Originale: Chiamatemi Francesco - il papa della gente
Paese: ITALIA
Anno: 2015
Regia: Daniele Luchetti
Sceneggiatura: Daniele Luchetti, Martín Salinas, Piero Balzoni - (collaborazione), Luisa Cotta Ramosino - (collaborazione), Paolo Marchesini - (collaborazione)
Produzione: PIETRO VALSECCHI PER TAODUE FILM, IN COLLABORAZIONE CON MEDIASET
Durata: 98
Interpreti: Rodrigo De La Serna, Sergio Hernández, Muriel Santa Ana

La vita di Jorge Mario Bergoglio dalla sua giovinezza fino all’elezione al soglio pontificio, divisa in quattro quadri: il momento della vocazione al sacerdozio, quand’era un giovane perito chimico; il periodo della dittatura militate in Argentina, quando rivestiva la carica di padre provinciale dei gesuiti del suo paese e cercò di salvare alcuni seminaristi nascondendoli nel collegio che dirigeva. Come vescovo ausiliare di Buenos Aires, impegnato nella difesa dei baraccati contro il capitalismo fondiario. Infine il suo soggiorno a Roma, dopo le dimissioni di papa Benedetto XVI, per partecipare al conclave che lo eleggerà papa.

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Un sacerdote, poi vescovo, si pone in aiuto a chi è perseguitato o più povero, privilegiando sempre la dignità di ogni persona
Pubblico 
Pre-adolescenti
Qualche scena che fa riferimento a torture di prigionieri (che non vengono viste) potrebbe impressionare i più piccoli
Giudizio Tecnico 
 
Il film ha un ritmo sostenuto, proponendo una sequenza ininterrotta di fatti e di eventi drammatici; poco sviluppata l’analisi delle intime motivazioni del protagonista

Il padre provinciale dei gesuiti Bergoglio, al tempo della dittatura militare, si reca dal suo vescovo per perorare la causa di due sacerdoti arrestati. Il vescovo lo riceve in un palazzo sontuoso e durante la conversazione non trascura di mangiarsi qualche saporito pasticcino. Si tratta di una scena, con poche varianti, già vista in tanti altri film, come Jimmy’s Hall, una storia di amore e libertà, Calvario, Padre Vostro, che, da una parte, sconsiglia vivamente i vescovi di mangiare queste leccornie, se ci tengono alla loro buona fama, ma, dall’altra,  un invito ai registi di essere un po’ più originali quando debbono rappresentare un’autorità della chiesa conciliante con il potere dominante e insensibile alle esigenze degli ultimi.

Sorvolando su questa pigrizia iconografica, il film mostra un buon ritmo nel destreggiarsi fra l’abbondante materiale a disposizione. Racconta soprattutto dei fatti: un sacerdote e poi un vescovo in azione, che affronta problemi spinosi con la flessibilità concessa dalle circostanze, cercando sempre di dare priorità ai poveri e ai perseguitati. Dopo un capitolo iniziale dove il futuro papa è un giovane perito chimico che ha da poco sentito la sua vocazione e che serve soprattutto a tratteggiare un Bergoglio dal volto umano (la passione per il ballo e il calcio, l’interesse per una ragazza), lo ritroviamo padre provinciale dei gesuiti durante la dittatura militare.

Si tratta della parte più estesa del film, dove, oltre alle atrocità della polizia, già viste in Garage Olimpo (torture tramite scosse elettriche, lancio da un aereo in mare dei corpi di quelli che diventeranno dei desaparecidos), il film cerca di tratteggiare un sacerdote che fa di tutto per ritrovare le persone scomparse e per nascondere nel Collegio Màximo quelle ricercate, evitando al contempo di entrare in contrasto con i suoi superiori, spesso concilianti con il governo e evitando di tradirsi con le autorità militari.  E’ il capitolo più complesso del film, dove il baricentro si sposta sulle iniziative dei militari e la dittatura diventa in un certo senso la protagonista, mentre Bergoglio sembra reagire agli eventi, cercando di calmare gli animi più agitati e evitando situazioni di rottura. Viene anche ricostruito, in modo romanzato, la controversa vicenda dei due gesuiti Yorio e Jalics arrestati e poi rilasciati per intercessione diretta del Vaticano. Il film giustifica il comportamento di Bergoglio, mostrando tutte le sue iniziative intraprese per liberare i due sacerdoti ma lo ritiene responsabile del loro allontanamento dall’Ordine, rendendo quindi più facile il loro arresto. In questo modo non ha avallato le dichiarazioni fatte dallo stesso Bergoglio, secondo le quali erano stati gli stessi due sacerdoti a voler abbracciare un nuovo ordine da loro fondato e a chiedere  di poter abbandonare la Compagnia di Gesù.

Il racconto non manca di sottolineare la personalità di un  sacerdote che privilegia la persona al di là delle condizioni in cui si trova: in particolare il suo battezzare i bambini nati fuori dal matrimonio, contrariamente alle usanze del suo  paese e la sua amicizia con il giudice Alicia Oliveira, strenua difenditrice de diritti civili, nonostante sia stata una donna che ha avuto, da non sposata,  tre figli da un uomo che ne aveva avuti già sette dalla sua legittima moglie.

La terza parte, come vescovo ausiliario di Buenos Aires, viaggia su binari più tradizionali: lo vediamo con successo porsi dalla parte degli abitanti di un quartiere che stava per essere demolito ed è ora in grado di manifestare a voce alta, nei suoi discorsi, la sua preferenza per gli ultimi.

Il film ha la capacità di raccontare, a grandi linee, la parabola di un sacerdote che si è trovato a diventare papa e forse l’aspetto in cui l’intento è riuscito maggiormente è quello di sottolineare la continuità dell’impegno di Bergoglio: se prima si era trovato a fronteggiare i soprusi di una dittatura, successivamente, con il ritorno della democrazia, si è impegnato a combattere la bramosia del denaro che continuava a favorire una società fortemente sbilanciata a sfavore di poveri.

Al contrario non dobbiamo aspettarci dal film il racconto di un Bergoglio intimo, ancor meno la storia dello sviluppo della sua spiritualità; non cogliamo le intime motivazioni che muovono questo sacerdote durante il periodo della dittatura e sembra quasi che le sue reazioni siano motivate da un prudente, quasi machiavellico giudizio, caso per caso.

Com’era facilmente prevedibile, non sarà un singolo film che riuscirà a restituirci un ritratto esaustivo del Bergoglio sacerdote e vescovo; non resta che attendere la versione lunga di questo film in una prossima fiction televisiva e il documentario su History Channel dal 15 gennaio

Autore: Franco Olearo


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