HUNGER GAMES IL CANTO DELLA RIVOLTA – PARTE SECONDA

Titolo Originale: Hunger Games: Mockingjay part 2
Paese: USA
Anno: 2015
Regia: Francis Lawrence
Sceneggiatura: Peter Craig e Denny Strong dal romanzo di Suzanne Collins
Durata: 136
Interpreti: Jennifer Lawrence, Josh Hutcherson, Liam Hemsworth, Stanley Tucci, Woody Harrelson, Philip Seymour Hoffman, Sam Clafin, Donald Sutherland, Julianne Moore

Mentre infuria la guerra civile tra i Distretti in rivolta, a Capitol City Katniss Everdeen affronta la sua ultima sfida. Decisa a farla finita una volta per tutte con il presidente Snow, responsabile anche delle torture che sembrano aver cambiato per sempre Peeta, Katniss si inoltra con un gruppo di compagni nelle vie della capitale disseminate di trappole e nemici. Prima della fine saranno necessari ancora sofferenze, sacrifici, compromessi e morti innocenti e la politica si rivelerà ancora più insidiosa della guerra…

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
I dilemmi morali di Katniss presenti negli episodi precedenti, sembrano svaniti e l’eroina appare guidata da un mero spirito di vendetta. Prevale una visione pessimistica degli esseri umani e i protagonisti rimangono inermi di fronte alla sfida di dare un senso alla morte che non siano altre morti
Pubblico 
Adolescenti
Scene diverse scene di violenza e morte anche impressionanti
Giudizio Tecnico 
 
Abbandonata ogni pretesa di critica sociale presente nei primi episodi, il film si riduce molto spesso a una serie di scontri in stile videogioco

Finisce con un quarto capitolo nato più per ragioni di incasso che per necessità narrative (l’ultimo libro della trilogia della Collins è stato diviso in due pellicole, la prima della quali uscita l’anno scorso), la saga young adult guerriera e pessimista che ha definitivamente lanciato nell’olimpo delle star Jennifer Lawrence.

La prima parte di questo Canto della rivolta (maldestra traduzione di Mockinjay, Ghiandaia Imitatrice, il nome di guerra di Katniss, quello che la consacra e la condanna alla fama e al ruolo scomodo di simbolo) aveva in qualche modo sfruttato la propria natura di prologo approfondendo i caratteri dei personaggi, dalla scontrosa e talvolta cinica protagonista, ai suoi sostenitori e ai vari tessitori di intrighi che le stanno intorno, alzando il più possibile il livello dello scontro con la sua nemesi, il presidente Snow. Da questo secondo episodio ci si poteva aspettare una conclusione tanto epica quanto ispirata di un ciclo che fin dall’inizio aveva avuto una pretesa di critica sociale (la società di Panem vive tanto di violenza spettacolarizzata che di comunicazione mediatica) e aveva lanciato sfide interessanti rispetto al rapporto tra violenza e identità. Purtroppo, invece, la pellicola di Lawrence capitalizza soprattutto su una serie di volti ormai noti (tra cui Philip Seymour Hoffman, morto durante le riprese, il che spiega alcune situazioni stranianti dove non compare in scena) cui dà, però, poco spazio di manovra e si riduce molto spesso a una serie di scontri in stile videogioco nello spazio semi apocalittico di una città distrutta e disseminata di tranelli. In questo contesto, i dilemmi morali di Katniss (pochi per il vero, l’eroina sembra ormai guidata da uno spirito di vendetta che gli eventi della storia non potranno che inasprire), le sue incertezza tra i due uomini della sua vita (il leale Gale, forse  ancor più di lei reso cinico dalle circostanze, e l’innocente Peeta, trasformato dalla tortura in una bomba pronta a esplodere e ferire) risultano meno coinvolgenti del previsto.

In una visione assai pessimistica degli esseri umani (che il finalissimo conciliatorio non riesce del tutto a dissipare) l’ultima sezione tenta una riflessione anche sui postumi della guerra. Anche una guerra giusta, infatti, lascia vincitori e vinti, conti in sospeso, delitti da perdonare o punire, vendette da compiere, ordini e società da ricostruire e qui la nebbia già fitta delle bombe diventa ancora più difficile da dissipare.

La scelta di Katniss sarà al solito di quelle spiazzanti e problematiche anche per lo spettatore più accorto, anche perché nel mondo di Panem, dove la vita è così fragile, la morte non sembra mai aprire a una riflessione che da esistenziale si faccia anche trascendente e i protagonisti rimangono inermi di fronte alla sfida di dare un senso alla morte che non siano altre morti. Un messaggio doloroso e ultimamente frustrante che Hunger Games lascia in eredità ai suoi appassionati con un capitolo finale non certo indimenticabile. 

Autore: Laura Cotta Ramosino


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