VIA DALLA PAZZA FOLLA

Titolo Originale: Far from the Madding Crowd
Paese: USA, Gran Bretagna
Anno: 2014
Regia: Thomas Vinterberg
Sceneggiatura: David Nicholls
Produzione: FOX SEARCHLIGHT, DNA FILMS
Durata: 119
Interpreti: Carey Mulligan, Matthias Schoenaerts, Tom Sturridge, Michael Sheen

Wessex, fine ’800. Bathsheba Everdene è una modesta ragazza di campagna che ama l’indipendenza e rifiuta l’offerta di matrimonio di Gabriel, un giovane pastore suo vicino. La fortuna vuole che Bathsheba erediti da un suo zio una grossa fattoria, che decide di dirigere da sola. Gabriel è ora uno dei suoi tanti dipendenti. William Boldwood,un proprietario terriero di mezza età che non si è sposato a causa di una delusione d’amore, di fronte alla bellezza della ragazza (e a qualche imprudente segnale di incoraggiamento da parte di lei), si decide a chiederla in sposa. Bathsheba rifiuta ancora una volta, anche perché si sente attratta dal sergente Troy, che finisce per sposare. I loro caratteri risultano presto inconciliabili e inoltre la donna scopre che Troy è ancora legato a un suo vecchio amore…

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Un uomo non perde la speranza di fronte alle avversità della vita ma cerca di essere sempre onesto e pronto ad aiutare gli altri
Pubblico 
Adolescenti
La visione di un bambino morto potrebbe impressionare i più piccoli
Giudizio Artistico 
 
Ottima ricostruzione delle ambientazioni e dei costumi dell’epoca, gli attori sono tutti nella parte;; preziosa fotografia di paesaggi campestri

Thomas Hardy non è certo uno degli scrittori inglesi più noti della seconda metà dell’ottocento ma il suo libro di maggior successo, Via dalla pazza folla, ha avuto l’onore di due trasposizioni cinematografiche con importanti registi e ottimi attori.

Quella del ’67 era stata diretta da John Schlesinger,vincitore del premio Oscar nel ’70 per Un uomo da marciapiede, mentre la nuova edizione è stata condotta dal danese Thomas Vinterberg, uno dei fondatori di Dogma 95, insieme a Lars Von Trier. Se la protagonista, nel film del ’67 era Julie Christie, affiancata da Terence Stamp e Peter Finch, ora la parte di Bathsheba è spettata alla sensibile Carrey Mulligan.

Entrambe le versioni sono sostanzialmente aderenti al romanzo e privilegiano i campi lunghi dei paesaggi campestri con i lavori dei contadini o i pastori con le loro mandrie: un’adeguata cornice per una storia d’amore complessa e tormentata.

In realtà la natura non è una cornice e la storia non parla d’amore.

La natura, coerentemente con il pensiero di T. Hardy, è la protagonista silenziosa del racconto, che condiziona i ritmi, limita la sfera d’azione degli uomini,  sovrasta le passioni e le volontà, riducendo gli  uomini a piccoli esseri che non progettano la loro vita ma cercano solo, di volta in volta, di adattarsi alle circostanze. La pazienza di Gabriel e la sua vita vissuta in stretta solidarietà con i compagni di fattoria, nelle stagioni buone come in quelle cattive, diventano le virtù più importanti.

Difficile anche parlare di storia d’amore: in realtà ciò che traspare dal libro e dai film è una sostanziale difficoltà che hanno gli uomini e le donne di compenetrarsi, di intendersi veramente.

Se il sergente Troy finisce per perdere la sua amata Fanny per un banale sbaglio di indirizzo, da parte di lei, della chiesa dove avrebbero dovuto celebrare il loro matrimonio, Bathsheba per due volte dice a due uomini di non provare sentimenti per loro, salvo poi sposarsi con un terzo che la tratta come marito-padrone, esattamente quello che lei aveva sempre cercato di evitare.

Scritto in epoca in cui il fiducioso e ordinato spirito vittoriano iniziava a venir contestato, la figura femminile di Bathsheba, con il suo voler scartare l’istituzione del matrimonio, ha i chiari toni della contestazione.

I due film differiscono leggermente sotto questo aspetto. L’interpretazione di Julie Christie privilegia un atteggiamento orgoglioso ma anche malizioso e civettuolo nei confronti degli uomini; Carrey Mulligan. antepone a tutto un problema di dignità personale: “non voglio un marito, non voglio essere proprietà di un uomo”, ma poi rivela, nel prosieguo della storia, la sua tormentata insicurezza, che cerca di nascondere dietro formali dichiarazioni di indipendenza.

Il film è stato confezionato con grande cura nei costumi e nelle ambientazioni d’epoca e gli attori sono perfettamente compenetrati nei loro personaggi. Può destare una certa perplessità, una trama che sembra avere un chiaro sapore ottocentesco.

Eppure sono tante le storie d’amore, in film ambientati ai giorni d’oggi, che terminano con un legame stabile non con l’ultimo amante ma con quell’amico che è stato sempre vicino alla protagonista. Ora come allora, il privilegio della scelta per un legame che duri una vita, va verso chi sa veramente comprenderti e con il quale ci si può aprire un colloquio senza veli, che tocca le corde più intime  dell’anima.

Autore: Franco Olearo


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