YOUTH - LA GIOVINEZZA

Titolo Originale: Youth La giovinezza
Paese: ITALIA
Anno: 2015
Regia: Paolo Sorrentino
Sceneggiatura: Paolo Sorrentino
Produzione: INDIGO FILM IN COLLABORAZIONE CON MEDUSA FILM
Durata: 119
Interpreti: Michael Caine, Harvey Keitel, Rachel Weisz, Jane Fonda, Paul Dano

Fred e Mick sono quasi ottantenni e si ritrovano in un albergo della salute della Svizzera per diversi motivi: Fred, un tempo un famoso direttore d’orchestra, si considera ormai a riposo e si concede un periodo di vacanza; Mick invece un famoso regista hollywoodiano, non si arrende e sta preparando con alcuni giovani la sceneggiatura del suo nuovo film. Le cose non vanno come avrebbero voluto: Fred riceve la visita di un funzionario della regina d’Inghilterra con la richiesta che lui si esibisca ancora una volta a corte; Mick riceve la visita dell’attrice che sarà la protagonista del suo prossimo film. Il successo dipenderà molto dalla sua presenza..

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Per un artista sul viale del tramonto, solo l’amore per la moglie è capace di ridargli la speranza di cui ha bisogno
Pubblico 
Maggiorenni
Una scena di nudo integrale femminile, un suicidio
Giudizio Artistico 
 
Alta professionalità del regista nella composizione delle scene e una felice colonna sonora; molto nella parte Michael Caine e Harvey Keitel

Fred e Mick, entrambi ottantenni, passeggiano lungo un viottolo di montagna. Nella conversazione si insinuano tristi riflessioni sugli effetti della vecchiaia. Fred confessa di non ricordare più com’erano fatti i suoi genitori e osserva che :” Ho fatto tante cose per mia figlia proprio perché lei se le potesse ricordare e ora so che non se le ricorderà: tutta una vita spesa per poi ottenere dei risultati modesti”.

Questa melanconia della senescenza caratterizza il soggiorno di Fred, compositore famoso ora in pensione, in un albergo della salute sulle Alpi svizzere. Sua figlia Leda, che è venuta a trovarlo, lo definisce “apatico” e se i medici lo incoraggiano a seguire le cure prescritte per migliorare la  salute, lui replica che ”se starò meglio tutto sarà ancora più noioso”. Un funzionario inglese è venuto a invitarlo per dirigere ancora le sue musiche davanti alla regina ma lui ostinatamente si rifiuta: si è impegnato a non suonarle più da quando sua moglie non può più accompagnarle con la sua voce.

Nick, suo amico di vecchia data, regista hollywoodiano, si trova nello stesso albergo non per riposarsi ma per finire la stesura della sceneggiatura del suo prossimo film con l’aiuto di alcuni giovani al loro primo lavoro. Il suo atteggiamento verso la vita che gli resta da vivere è opposto a quello di Fred: è pieno di entusiasmo ed è convinto di lavorare al suo capolavoro, al suo testamento artistico. Si ritrovano assieme in più occasioni della giornata, a volte per spettegolare su alcuni ospiti dell’albergo altre volte per seguire con affetto ma con un inevitabile distacco le vicende dei giovani a loro più vicini: Fred cerca di consolare senza troppo successo la figlia che è stata di recente abbandonata dal suo uomo, mentre Nick contempla con tenerezza lo sbocciare di una relazione fra un ragazzo e una ragazza del suo staff.

Che Paolo Sorrentino si sia voluto aspirare con questo lavoro all’opera di Thomas Mann è evidente, fino ad aver voluto girare il film nel sanatorio di Davos, lo stesso citato dallo scrittore tedesco per La montagna incantata. La storia d’amore mai compiuta fra il giovane Hans e madame Chauchat presente nel libro del 1924 , qui è trasferito al passato e i due anziani discutono ancora, senza trovare una risposta,  su chi dei due sia riuscito a conquistare realmente Gilda Black, di cui entrambi si erano innamorati.

La sequenza in cui si trovano in piscina a contemplare l’ultima miss universo che, senza veli ,si immerge nell’acqua, non può che rimandare allo struggimento per la bellezza e la giovinezza  che sfuggono, così come la percepì il compositore Gustav von Aschenbach nel contemplare l’adolescente  Tadzio in La morte a Venezia.  

Com’era già accaduto nel suo precedente Le conseguenze dell’amore anch’esso ambientato in un albergo, le giornate si susseguono sempre uguali all’interno di eventi rigorosamente pianificati, Al suono della campana che avverte l’inizio del primo impegno della mattinata, gli ospiti si avviano in file ben ordinate, con in dosso lo stesso accappatoio bianco, verso la piscina (com’era gìa accaduto con La grande Bellezza, Sorrentino ha sempre bisogno di ricorrere all’ironia visiva felliniana).  Il tempo che si ripete sempre uguale, serve al regista a fare silenzio intorno ai lenti movimenti delle anime dei protagonisti: la caparbia ricerca di Mick di restare all’altezza della sua fama, e la sua incapacità di accettarne il tramonto; il lento recupero di Leda dopo la ferita sentimentale subita. Ma è soprattutto Fred, che si era volutamente rinchiuso nel suo passato, ora comprende che proprio quell’amore cosi esclusivo fra lui e la moglie, quel loro lottare continuamente assieme in mezzo a tante difficoltà,non merita l’oblio ma è il giusto motivo per continuare a proporre quelle musiche che “aveva composto quando ancora amava”.

Paolo Sorrentino conferma la sua grande professionalità nella composizione delle scene, nella scelta,sempre molto curata, dei motivi della colonna sonora.  Si compiace sempre di inserire sequenze surreali, personaggi insoliti ma evita, in questo lavoro, quel gusto barocco e trabordante che aveva caratterizzato This must be the place.

Resta l’incertezza del successo per  un racconto così particolare, il ritratto di un’umanità elitaria sul viale del tramonto visti attraverso una confezione  autoriale, che rischia di limitare il pubblico a cui si rivolge.

 

Autore: Franco Olearo


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