LEVIATHAN

Titolo Originale: Leviathan
Paese: RUSSIA
Anno: 2014
Regia: Andrey Zvyagintsev
Sceneggiatura: Oleg Negin Andrey Zvyagintsev
Produzione: NON STOP PRODUCTION
Durata: 140
Interpreti: Aleksei Serebryakov, Elena Lyadova, Vladimir Vdovitchenkov

Kolya, ha sposato in seconde nozze Lilya, dopo che la sua prima moglie è morta. Lilya cerca di prendersi cura di Roma, il figlio di primo letto del marito ma il ragazzo adolescente mal sopporta la sua presenza in casa. Kolya si è fatto raggiungere da Dima, un avvocato di Mosca, suo vecchio amico da quando erano sotto le armi. Kolya ha un contenzioso da anni con il comune che cerca di espropriargli la casa e la causa è giunta a un punto morto. Ora spera che Dima riesca a sbloccare la situazione…

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
I rappresentanti del potere pubblico commettono continui soprusi nei confronti dei cittadini per i quali non c’è possibilità di riscatto, secondo la visione pessimistica dell’autore
Pubblico 
Maggiorenni
Una scena di nudo femminile, turpiloquio frequente, abbondante consumo di Vodka
Giudizio Artistico 
 
Il regista e sceneggiatore realizza un dramma a tinte fosche con l’ausilio di ottimi attori e una nitida fotografia. Premio a Cannes 2014 come migliore sceneggiatura e Golden Globe come migliore film straniero

Questo Leviathan è di ottima fattura e fa sperare che il grande cinema russo stia finalmente tornando anche nelle sale italiane. Vincitore per la migliore sceneggiatura a Cannes 2014, Golden Globe per il miglior film straniero, unisce una bellissima fotografia a  ottimi attori e una efficace sceneggiatura. Leviathan ha avuto non pochi problemi in patria per le accuse che lancia ai poteri del suo paese. Le critiche sono arrivate sopratutto dal Ministro  per la Cultura Vladimir Medinsky (che stranamente ha finanziato la produzione per un 30%) accusando il regista di aver voluto mettere la Russia in cattiva luce al solo scopo di guadagnarsi la simpatia dell’Occidente. Bisogna prendere atto che alla fine il film non è stato censurato e che ha così potuto avere i riconoscimenti che si merita.

Il regista e sceneggiatore Andrej Zvjagincev compie innanzitutto una significativa riduzione dell’orizzonte: tutto il racconto si svolge fra una casa che si affaccia sul mare e un  villaggio poco distante. Siamo nel Nord della Russia, le acque gelide del mare di Barens si infrangono minacciose sulla scogliera e il cielo nelle giornate serene ha  un colore blu intenso, ripreso da una bellissima fotografia. La spiaggia è solo uno squallido cumulo di relitti e fra essi giace un gigantesco scheletro di balena, chiara e minacciosa allusione al Leviatano del titolo.  All’interno di questi confini si sviluppa la tragedia del film, un dramma di potere e di sopraffazione, a cui si contrappongono fragili individui  senza speranza. Sono questi i due volti del Leviatano evocati nel film: quello immaginato da Thomas Hobbes, visto come incarnazione del potere di uno stato assoluto e il Leviatano mitologico del libro di Giobbe, potenza oscura ed  espressione del caos primordiale, che in questo contesto si esprime attraverso gli istinti individuali: l’irascibilità di Nikolai e la fragilità di Lilya, che finisce per tradire il marito.

I poteri pubblici sono inflessibili nello schiacciare chiunque ostacoli il loro cammino. Se il sindaco del paese è palesemente mafioso e corrotto, le forze dell’ordine sono brutali nella loro inflessibilità.  Tre donne in toga nera, tre vestali della giustizia, stanno impettite mentre pronunciano la sentenza. Il regista la trasforma ironicamente in una monotona declamazione comprensibile a pochi,  espressione di burocratica insensibilità nei confronti dei destini umani che stanno modificando.

Più sottile la polemica nei confronti della chiesa ortodossa: lo starec è formalmente ineccepibile quando non vuole neanche ascoltare il sindaco corrotto che cerca di  coinvolgerlo nei suoi problemi o durante l’omelia domenicale, con corretti riferimenti ai testi della Bibbia.  Ma la sua è una chiesa trionfante che vuole interloquire solo con chi detiene il potere.

Il tema che scatena il conflitto, la determinazione da parte del sindaco, di espropriare il terreno dove si trova la casa di Kolya per realizzare nuovi palazzi, finisce presto per devastare i già delicati equilibri familiari che diventano il tema portante del racconto. Andrej Zvjagincev non punta su di un protagonista assoluto, come potrebbe essere Kolya , ma si concentra sulle interazioni fra i personaggi e  come queste si vadano modificando. Sono forse le figure secondarie quelle che esprimono maggiormente tenerezza e sofferenza: la taciturna Lilya,  che finisce per smarrirsi nei sui affetti contrastati; il figlio di Kolya, che vorrebbe fare il bullo ma  ha tenacemente bisogno del padre; l’amica di Lilya, una donna burbera dal cuore d’oro.

I continui riferimenti alla religione (“tu credi in Dio?”- si domandano più volte i protagonisti) cercano di elevare il senso di questo conflitto provinciale a significati universali. Un semplice monaco cerca di consolare Kolya confrontandolo a Giobbe, ma in questa storia nessuno è virtuoso, né i potenti né gli umili e su tutto Zvjagincev ha fatto gravare il peso del suo profondo pessimismo nei confronti del destino dell’uomo.

Autore: Franco Olearo


Share |