IL RE DEI RE (1927)

 
Titolo Originale: The King of Kings
Paese: USA
Anno: 1927
Regia: Cecil B. DeMille
Sceneggiatura: Jeannie Macpherson
Produzione: DeMille Pictures Corporation
Durata: 155
Interpreti: H.B. Warner, Dorothy Cumming, Ernest Torrence, Jacqueline Logan

Maria Maddalena, una seducente cortigiana alla corte di re Erode, è sconcertata perché Giuda non è andato al suo appuntamento, preferendo diventare un seguace di Gesù, un umile falegname che predica con successo alla folla. Maria decide di rintracciare Giuda e conoscere in questo modo questo misterioso personaggio. Riesce a fatica a farsi strada fra la folla e finalmente si trova di fronte lui. Vorrebbe parlargli in modo insolente, ma le basta incontrare il suo sguardo per sentirsi come trasformata…

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
La vita di Gesù ricostruita con rigore (le didascalie sono realizzate con frasi tratte dai Vangeli) pur lasciando spazio a sequenza di fantasia che servono ad esaltare l’umanità e la misericordia di Gesù.
Pubblico 
Tutti
Giudizio Tecnico 
 
Cecil De Mille riesce abilmente a mescolare momenti di intima commozione come quello dell’ultima cena, con sequenze altamente spettacolari, come quelle della morte sul Calvario. Qualche perplessità per la ricostruzione della personalità di Gesù

Gesù lascia che i bambini lo circondino gioiosi. Una bambina gli dice: “Marco mi ha detto che tu ripari le gambe degli uomini: puoi ripararmi anche questo?”e mostra a Gesù un pupazzo a cui si è staccata una gamba. Il Messia  sorride; non opera certo un miracolo ma, raccolto da terra un piccolo stecco di legno, riesce a riattaccare la gamba. E’ uno dei momenti più originali del film che cerca in questo modo di sottolineare la calda umanità di Gesù. H.B. Warner, l’attore che lo interpreta, è riuscito ad unire autorevolezza e profonda umanità. Per altezza sovrasta tutti gli altri, mentre il candore della sua tunica lo rende sempre riconoscibile; i suoi gesti sono sempre lenti e solenni: gli è sufficiente alzare il braccio per imporre il silenzio alle folle che si accalcano intorno a lui  ma  è anche sempre pronto a elargire un sorriso, ad abbracciare i bambini, a dare una carezza alle donne e a stringere la mani degli uomini.  Quando, per la prima volta all’inizio del film, riusciamo a vedere il suo volto, questo ci viene rivelato gradualmente,  come attraverso una nebbia che si  dirada,  dalla soggettiva di un bambino a cui Gesù ha ridato la vista;  il suo sguardo penetra nella profondità dell’animo umano, come in quello di  Maria Maddalena, ritratta come una donna dissoluta, che si sente indegna di porsi alla sua presenza al semplice incrociare il suo sguardo. E’ il Dio della misericordia che nella prima parte viene posto in evidenza: guarisce gli infermi, libera gli indemoniati, gesti che  culminano nella resurrezione di Lazzaro. Anche quando trascina faticosamente la croce per le strade di Gerusalemme, gli autori hanno inserito una sequenza dove uno zoppo invoca la guarigione e Gesù, alza il suo braccio libero dalla croce e lo guarisce. Meno convincente è il Gesù della passione: sottoposto al giudizio di Caifa e di Pilato, frustrato e  poi inchiodato alla croce, manifesta un volto riflessivo ma non sofferente, un Dio che mantiene un certo distacco dagli eventi che stanno accadendo, quasi la visione monofisista di  un Dio che non si è incarnato ma che ha preso solo le sembianze di un uomo.

L’ostilità nei confronti di  Gesù è concentrata nella figura di Caifa (scelta che innescò allora le reazioni degli ambienti giudaici che accusarono Cecil B. DeMille per aver considerato gli ebrei come unici responsabili della morte di Gesù, come è accaduto più di recente per The Passion -2004 di Mel Gibson). Se però Caifa appare come il responsabile di tutte le trame contro Gesù, prima cercando di metterlo in fallo con l’astuzia (interrogandolo sulla necessità di dare il tributo a Cesare,  poi sul dovere di lapidare l’adultera) e poi deferendolo a Pilato con l’accusa di volersi fare re, è lui stesso che di fronte al terremoto e al velo del tempio squarciato, riconosce la presenza divina e invoca solo su di sé la giusta punizione, riconoscendosi unico responsabile di quanto è accaduto.

Fra i discepoli di Gesù vengono evidenziate, oltre al giovane Marco solo  due figure contrastanti (una schematizzazione necessaria  secondo lo stile espressivo del cinema dell’epoca): Pietro che rappresentato  con un grosso uomo semplice e schietto, e Giuda, uomo ambizioso, che resta deluso quando Gesù rifiuta la corona di re.

Maria è una presenza discreta  ma decisiva nei momenti salienti del racconto: è la prima persona che Giuda incontra quando esce dall’ultima cena, fra folla che accalca il pretorio, è lei che grida l’innocenza del figlio; il terremoto e il vento impetuoso che hanno fatto seguito alla morte di Gesù cessano solo quando Maria invoca Dio per riavere la luce.

Il momento più spirituale del film e anche il più bello è quello dell’ultima cena: Gesù scandisce con lentezza e solennità e parole della nuova alleanza, spezza il pane e poi beve al calice per passarlo agli altri. L’obiettivo  si sofferma sul volto di ognuno degli apostoli, consapevoli della grandezza di quel momento; Pietro stringe a sé il calice, ora che sa che in quella coppa è presente il sangue di Cristo (Giuda accosta il calice alla bocca ma non beve). Usciti per andare all’orto del Getsemani, la sala è vuota, la coppa è rimasta sul tavolo e una colomba si posa su di essa.

Questo The King of Kings è stato il primo, grandioso fenomeno di film religioso popolare. Costato due milioni e mezzo di dollari, dopo una prima disastrosa, fu affittato a basso costo a innumerevoli organizzazioni cristiane, fu tradotto in 27 lingue e fu visto  da otto milioni di persone. Il suo incasso fu astronomico ma non si conosce la cifra esatta perché DeMille devolvette i suoi ricavi in beneficenza . Sarà solo Jesus, relizzato nel 1979,  ispirato al vangelo di S Luca,  che riuscì a raggiungere cifre simili , raggiungendo i sei milioni di spettatori, tradotto in 1153 lingue.

Singolari sono state le precauzioni prese da DeMille durante le riprese: i due protagonisti, H.B. Warner (Gesù) e Dorothy Cumming (Maria), vennero costretti a firmare degli accordi che proibivano loro di apparire in ruoli cinematografici che avrebbero potuto compromettere le loro immagini da "santi" per un periodo di cinque anni. Tali precauzioni non hanno trattenuto DeMille dall’adottare quella sua strana formula di mescolare la religione con la sensualità: nella sequenza iniziale, realizzata in un Technicolor ancora primitivo, Maria Maddalena si presenta come una cortigiana dai vestiti succinti, arricchendo la galleria di donne perverse e tentatrici, che proseguirà con Il segno della croce del ’32 per arrivare fino a I Dieci comandamenti del ’53.

Nella sequenza finale, mentre una didascalia ricorda la promessa di Gesù: “sarò sempre con voi”, la sua bianca figura si staglia su un scenario indistinto di grattacieli, fabbriche, chiese.

Autore: Franco Olearo


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