AMERICAN SNIPER

Titolo Originale: American Sniper
Paese: USA
Anno: 2014
Regia: Clint Eastwood
Sceneggiatura: Jason Hall dal volume di Chirs Kyle, Scott McEween, Jim DeFelice
Produzione: MAD CHANCE PRODUCTIONS, 22 & INDIANA PICTURES, MALPASO PRODUCTIONS, IN ASSOCIZIONE CON VILLAGE ROADSHOW PICTURES
Durata: 132
Interpreti: Bradley Cooper, Sienna Miller

Chris Kyle, texano di nascita, cresciuto dal padre per essere un buon cristiano e un buon patriota, all’indomani degli attentati nelle ambasciate Usa di Kenya e Tanzania si arruola nei Navy Seals e grazie alla sua mira straordinaria entra nel corpo scelto dei cecchini che proteggono i movimenti delle truppe americane di stanza in Iraq. Nell’arco di quattro missioni e oltre mille giorni al fronte diventa il tiratore più micidiale dell’esercito americano, un eroe e una leggenda per i suoi, un obiettivo privilegiato per i nemici. Tanta violenza, compiuta e subita, lascia il segno e il matrimonio di Chris con Taya viene messo a dura prova finché Chris troverà un altro modo di servire il suo paese e i suoi compagni d’arme, ma la sua generosità finirà per costargli la vita.

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Il protagonista cresce in una famiglia in cui si va a caccia e si va in chiesa, si crede nel dovere di proteggere i più deboli se ne si hanno i mezzi e questo significa, quando la Nazione è sotto attacco, imbracciare un fucile
Pubblico 
Maggiorenni
Numerose scene di violenza nei limiti del genere con alcune scene che potrebbero disturbare i più sensibili
Giudizio Tecnico 
 
La regia classica di Eastwood realizza un buon cinema lavorando sui personaggi piuttosto che sulle questioni astratte.

La vicenda di Chris Kyle è una storia che incarna molto bene sia le contraddizioni che la grandezza della nazione americana. Chris, passato alla storia come il più letale cecchino dell’esercito americano, infatti, nasce e cresce in una famiglia in cui si va a caccia e si va in chiesa, si crede nel dovere di proteggere i più deboli se ne si hanno i mezzi e questo significa, quando la Nazione è sotto attacco, imbracciare un fucile. Per Chris questa si trasforma in una missione totalizzante, che gli fa trascurare la famiglia e rischia di rendergli impossibile “tornare a casa”.

Un percorso umano che non a caso ha affascinato un regista/autore come Clint Eastwood, che già in passato ha trattato l’argomento/genere guerra scegliendo storie che fondono eroismo, propaganda e tragedia (Flags of our Fathers e Letters from Iwo Jima) e permettono di andare al cuore dello spirito americano, lavorando sui personaggi (spesso e volentieri personaggi reali, con tutto quello che questa scelta implica in termini di “invenzione narrativa”) piuttosto che sulle questioni astratte.

Inutile cercare, quindi, una discussione delle motivazioni (più o meno legittime) della guerra in Iraq; non è questo che interessa a Eastwood che invece sceglie di raccontare la storia di Kyle  dal di dentro, lasciandosi condizionare (nel bene e nel male) dalla sua ingombrante presenza di essere umano, dotato di pregi e difetti che la vicinanza dei fatti narrati (compresa, purtroppo, la tragica morte di Kyle nel 2013) impedisce di dimenticare.

Un punto di vista che è particolarmente interessante se si pensa che durante le operazioni la responsabilità di decidere se abbattere un obiettivo potenzialmente pericoloso (anche se si tratta di un bambino) è sempre in ultimo del cecchino stesso e quindi Chris si porta sulle spalle la decisione di ogni singolo colpo, tanto più che raramente fallisce l’obiettivo…

E anche se all’inizio potrebbe sembrare che Chris sia preoccupato unicamente di proteggere i suoi compagni, e per farlo sia disposto a sacrificare anche dei civili, a poco a poco (anche e soprattutto grazie ai suoi scambi, via telefono o di persona, con la moglie Taya) ci accorgiamo che questa responsabilità scava profondamente dentro di lui, più pericolosa dei colpi del cecchino rivale di cui è diventato a sua volta obiettivo.

La regia classica di Eastwood racconta la guerra senza nasconderne la brutalità, ma sottolineando soprattutto lo spirito di corpo tra i soldati che egli fotografa stando loro addosso, o dall’alto, con riprese che permettono di cogliere la complessità e la pericolosità delle situazioni. Allo stesso modo le scene domestiche sono colte con semplicità, dando spazio al calore, ma anche facendo intuire molto bene il disagio di Kyle al suo rientro in un mondo così diverso da quello delle missioni che sono diventate la sua ragione di vita.

Per alcuni questa sarà retorica, per chi scrive buon cinema che non ha paura di manifestare un’opinione e di farlo con tutti gli strumenti che la settima arte offre, ben sapendo di portare avanti un discorso che se una parte dell’America condivide ed abbraccia, molti altri (e sicuramente molto del pubblico al di fuori degli States) non considerano nemmeno legittimo, peraltro senza accorgersi che Eastwood ha ben presente il prezzo che persone come Chris Kyle pagano. Tanto da chiudere il film proprio sulla strada che Chris aveva trovato per uscirne aiutando i veterani nell’unico modo in cui sapeva farlo, anche se  questo in ultimo gli sarebbe costato la vita.

Autore: Luisa Cotta Ramosino


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