GRAN TORINO

 
Titolo Originale: Gran Torino
Paese: USA
Anno: 2009
Regia: Clint Eastwood
Sceneggiatura: Nick Schenk
Produzione: Cint Eastwood, Bill Gerber, Robert Lorenz per Double Nickel/Malpaso Productions/Media Magik Entertainment/Village Roadshow Pictures/Warner Bros
Durata: 117'
Interpreti: Clint Eastwood, Geraldine Huges, Brian Haley

Walt Kowalski, un veterano della guerra di Corea con un carattere ruvido e un pessimo rapporto con i figli ormai grandi e lontani, resta solo dopo la morte dell’adorata moglie Dorothy. Rifiuta le profferte di amicizia del giovane prete a cui lo aveva affidato la moglie in punto di morte, ma viene suo malgrado coinvolto nelle disavventure dei vicini di casa coreani quando il giovane Thao viene costretto da una gang di quartiere a tentare di rubare la Gran Torino 1972 a cui Walt è maniacalmente attaccato. La sua prima reazione è quella di prendersela violentemente con il ragazzo, ma poi Walt si trova inaspettatamente a difendere la sorella di Thao, Sue, e si guadagna così la stima di tutti gli asiatici del quartiere. È l’inizio di un coinvolgimento sempre più profondo in cui Walt vedrà messa i discussione tutta la sua visione del mondo.

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Un vecchio ringhioso riscopre il piacere di prendersi cura degli altri , di far da padre putativo al figlio della vicina di casa. La figura del sacerdote descritta con realismo e simpatia: Resta però, come in altri film di Clint, il principio di farsi giustizia da solo, con poca fiducia nelle istituzioni
Pubblico 
Adolescenti
Per alcune scene di violenza e tensione, turpiloquio continuo, allusioni sessuali
Giudizio Tecnico 
 
Clint Eastwood è padrone del suo stile "classico" ormai impeccabile adatto a raccontare storie di eroismo tragico e di redenzione

Rimasto privo di quest’ancora nei confronti della vita e del mondo esterno, Walt vede i suoi stessi cari (figli ben poco amorevoli con mogli egoiste, nipoti con piercing e tatuaggi che guardano le sue decorazioni con sufficienza e derisione) come degli estranei né apprezza il tentativo di amicizia offerto dal giovane prete della parrocchia cui si scopre, volente o nolente, affidato in punto di morte dalla moglie.

Il mondo che lo circonda, poi, è inesorabilmente cambiato e Walt si trova attorniato  da persone di razze e culture diverse dalla sua, persone che non sa e non vuole capire, ma che non fanno che accrescere il suo risentimento.
È così che il suo sguardo incattivito e sempre pieno di disprezzo si posa con ostilità anche sulle case di un vicinato che lui si rifiuta di lasciare, ormai abitate praticamente solo da stranieri, soprattutto asiatici e coreani, che a Walt rievocano gli anni peggiori della sua vita, quelli della guerra e della violenza che solo la vicinanza di Dorothy gli aveva permesso di esorcizzare.

Gente di cui non capisce la lingua e tanto meno gli usi, ma recepisce la trascuratezza nel prendersi cura delle loro proprietà, un delitto capitale per uno come Walt, che ha un garage pieno di attrezzi in perfetto ordine e una macchina d’epoca perfettamente funzionante e lucidata (ma mai utilizzata...). Guarda caso nella villetta accanto vive una famiglia priva di un capo famiglia e perciò vittima delle angherie di una gang giovanile di conterranei, decisi ad avviare al crimine il giovane e indifeso Thao, sottraendolo alla madre, alla nonna e soprattutto all’energica sorella.

Come nelle migliori storie un evento drammatico (la prova di iniziazione a cui viene sottoposto il giovane coreano, rubare la macchina di Walt) mette inesorabilmente in contatto questi due mondi con esiti imprevedibili.

Walt, infatti, come rifiuta ostinatamente gli approcci del sacerdote (una figura che inaspettatamente Eastwood descrive con realismo e simpatia, dandogli tocchi di verità anche sotto l’aspetto della cura pastorale e amicizia umana che dedica al coriaceo Kowalski) inizialmente cerca di sottrarsi al rapporto sempre più profondo che si intreccia con i vicini di casa e attraverso di loro con tutto il quartiere di cui, cedendo al suo naturale amore per l’ordine e la giustizia, Walt finisce per diventare il “protettore”.

Poi però, come una vera e propria grazia, il vecchio che ringhia riscopre il piacere di prendersi cura delle persone e di lasciare che altri si prendano cura di lui, di insegnare da padre (come non ha saputo essere per i suoi figli: memorabile, seppur un po’ greve, la lezione di mascolinità al giovane Thao tenuta con la collaborazione dell’amico barbiere).
Ma la lezione dovrà passare anche dalla messa in discussione della propria filosofia di vita (tanto simile a quella dei vecchi Callaghan interpretati da Eastwood), improntata a un rigoroso dente per dente, in cui l’uso delle armi e della violenza, seppur a fin di bene, è consentito. Così mentre Walt si avvicina finalmente al sacramento della confessione, allo stesso tempo comprende che la sua ultima sfida per salvare la vita e il futuro della sua nuova famiglia esige un ripensamento totale di se stesso e un difficile sacrificio (la cui natura è allusa nell’immagine finale di Walt sul luogo della resa dei conti con la gang coreana che non vogliamo anticipare).

In Million Dollar Baby Eastwood aveva ritratto la figura in ultimo “dannata” di un uomo che si riscopre padre solo per ritrovarsi incapace di stare al fianco d una figlia adottiva tragicamente provata dalla vita. Qui, invece, ritrae e incarna, senza farsi mancare tocchi di umorismo e grande profondità, il suo Walt Kowalski con un salto di qualità in positivo. Un uomo duro e aggressivo (eppure consapevole di aver avuto il dono di una moglie capace di tenerlo attaccato alla vita e al suo valore), ma fondamentalmente giusto, che a poco a poco impara a riaprirsi alla vita e alla speranza (rappresentata anche dalla confessione), fino a comprendere ed accettare un cambiamento più profondo che implica il mettere da parte le proprie istintive posizioni per fare davvero il bene dell’altro.

Autore: Luisa Cotta Ramosino


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