ANGELI E DEMONI

Titolo Originale: Angels & Demons
Paese: USA
Anno: 2009
Regia: Ron Howard
Sceneggiatura: Akiva Goldsman e David Koepp dal romanzo di Dan Brown
Produzione: Brian Grazer, Ron Howard e John Calley per Columbia Pictures/Imagine Entertainment/Sony Pictures Entertainment
Durata: 138'
Interpreti: Tom Hanks, Ewan McGregor, Stellan Skarsgård, Pierfrancesco Favino

In Vaticano si riunisce il conclave per eleggere il nuovo papa mentre a Ginevra al Cern un esperimento produce per la prima volta particelle di antimateria. Ma qualcuno trama nell’ombra. Quattro cardinali favoriti per l’elezione vengono rapiti, un cilindro contenete l’antimateria sottratto e una minaccia terribile consegnata alla Chiesa di Roma: l’antica organizzazione segreta degli Illuminati ha intenzione di uccidere i cardinali e poi distruggere l’intero Vaticano.  A salvare la situazione viene convocato il professor Robert Langdon, esperto di simbologia religiosa, che, nonostante sia malvisto in Vaticano a causa delle sue precedenti “scoperte” potrebbe essere l’unico capace di sbrogliare l’enigma, salvando sia i cardinali che il Vaticano.

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
La Chiesa viene presentata come un luogo di potere da gestire, che in quanto tale è “cosa morta”, sempre a rischio di produrre fanatici più o meno ingegnosi. Approccio laicista e superficiale alla questione del rapporto tra fede e scienza
Pubblico 
Adolescenti
Alcune scene di violenza efferata. Occorre una certa maturità per analizzare criticamente le grossolane tesi dell'autore
Giudizio Artistico 
 
Regia iper-professionale ma i personaggi restano tutti egualmente piatti. Manca quel poco di ironia che avrebbe reso più godibile la storia

Quanto ha dichiarato (salvo subito ritrattare per ragioni di contratto), Stellan Skarsgård (che in Angeli e Demoni interpreta il rigido capitano delle Guardie Svizzere Richter) circa la scrittura di Dan Brown (sciatta, ma efficace, come noccioline cattive che si continuano a mangiare pur sapendo che faranno male), potrebbe essere facilmente applicato anche al film tratto (con gli opportuni aggiustamenti) dal primo dei romanzi che hanno per protagonista il simbolista Robert Langdon: un film sostanzialmente inutile, costruito come un’estenuante caccia al tesoro che farà ridere non solo chiunque conosca minimamente la Chiesa cattolica e i suoi riti, ma abbia un’esperienza anche solo turistica della Capitale, e annoia sulla distanza per la totale mancanza di ironia e le pretese pseudofilosofiche.

Rispetto al precedente Codice Da Vinci questa nuova pellicola fa la scelta ruffiana di non attaccare frontalmente la Chiesa Cattolica sui “fondamentali”, ed anzi si ingegna ad affrontare, in teoria con equanimità, di fatto con un approccio laicista e superficiale, la questione del rapporto tra fede e scienza.

In un contesto di svolta come quello del conclave, tuttavia, è evidente la distanza che separa gli autori della pellicola da una qualunque concreta esperienza di fede. La Chiesa viene comunque e sempre presentata come un’Istituzione (più o meno rigida,  più o meno caritatevole, più o meno tradizionalista o aperta poco importa), un luogo di potere da gestire, che in quanto tale è “cosa morta”, sempre a rischio di produrre fanatici più o meno ingegnosi.

Rispetto a questo fraintendimento di fondo (che è evidente in un ricorso posticcio al nome di Dio – mai quello di Cristo – che può essere indifferentemente collegato a qualunque religione) è inutile forse accanirsi sulle mille imprecisioni, gli errori più o meno consapevoli, le ingenuità (come la necessità di cercare in “segretissimi” archivi vaticani informazioni per cui non servirebbe nemmeno ricorrere a uno storico dell’arte, ma solo a Wikipedia) e la generale pesantezza di un intreccio largamente prevedibile.

Resta da dire che nonostante il cast di alto livello e la regia iper-professionale, i personaggi restano tutti egualmente piatti quando non caricaturali (in particolare il camerlengo interpretato da Ewan McGregor con fastidiosa e fasulla dolcezza), la già accennata mancanza di ironia (che fa invece la fortuna di prodotti per certi versi molto simili come la saga dei Misteri dei Templari interpretati da Nicholas Cage) penalizza il godimento di una pellicola che non dovrebbe avere altra pretesa che essere commerciale e invece si impantana più volte in spiegazioni pesanti ed inutili che allungano un brodo già di per sé poco saporito.

È probabile che le solite polemiche, orchestrate ad arte dai produttori che “innocentemente” si chiedevano come mai la Chiesa avesse negato l’accesso ai suoi palazzi, garantiranno probabilmente un certo successo al film che, ci scommettiamo, ha già comunque coperto i suoi costi grazie ad un massiccio product placement (dalle auto Lancia che sfrecciano per le strade ai mille prodotti Sony che compaiono ad ogni inquadratura...).

Autore: Franco Olearo


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