THE NEWSROOM

 
Titolo Originale: The Newsroom
Paese: USA
Anno: 2012
Sceneggiatura: Aaron Sorkin, Scott Rudin
Produzione: HBO
Durata: 50' a puntata Prima televisiva USA 24 giugno 2012; in Italia su Rai3 dal 17 ottobre 2013
Interpreti: Jeff Daniels, Emily Mortimer, Sam Waterston, Alison Pill:

ACN (Atlantis Cable News) è un network televisivo di notizie via cavo. Il suo anchorman è Will McAvoy, che nel tornare dopo due settimane di vacanza, viene informato dal presidente della sua sezione informativa che il suo produttore esecutivo e buona parte dello staff hanno cambiato redazione, perché non tolleravano più il suo carattere troppo brusco. Il presidente tranquillizza Will: ha già trovato il nuovo produttore esecutivo: si tratta di MacKenzie McHale, una brava professionista che ha avuto con Will una relazione tre anni prima. Nonostante ci siano ancora dissapori fra loro, Will si fa convincere da lei a cambiare stIie redazionale: verranno fornite solo notizie la cui fonte verrà rigorosamente controllata senza essere accondiscendenti con nessuno: “non c’è niente di più importante in democrazia di un elettorato ben informato”.

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Il serial offre un ottimo esempio di impegno per una corretta etica della comunicazione
Pubblico 
Tutti
Niente da segnalare nelle prime tre puntate
Giudizio Tecnico 
 
Lo sceneggiatore e produttore esecutivo Aaron Sorkin conferma le sue doti: abile nel costruire i dialoghi, capace di mantenere alta l’attenzione dello spettatore, per un serial TV che sviluppa temi forse troppo americani

Aaron Sorkin è tornato. Dopo il serial West Wing (l’altro serial, Studio 60 è stato poco seguito in Italia) e il film The Social Network, vincitore di tre Oscar nel 2011, torna sul piccolo schermo per farci partecipare, nei minimi dettagli, alla vita di una redazione televisiva: la raccolta delle notizie, la loro validazione, la quotidiana riunione redazionale fino al magico momento in cui tutti i giochi sono fatti e si va in onda.

Come nei precedenti lavori, Aaron conferma le sue doti: dialoghi brillanti e sofisticati, la costruzione, ad ogni puntata, di uno stato di tensione continua che sembra rendere incerta, fino all’ultimo secondo, la preparazione del notiziario serale. E’ evidente il suo interesse, qui come in West Wing, per le dinamiche che si sviluppano in comunità chiuse (là era il brain trust del Presidente U.S.A., qui lo staff di una redazione televisiva) dove tutti si sentono impegnati a collaborare per la migliore riuscita dei loro obiettivi e, quando capita, ad intrattenere anche relazioni affettive.

Nella maggior parte dei film o dei serial televisivi che ci capita di vedere, l’attenzione è focalizzata sui rapporti sentimentali dei protagonisti mentre la rappresentazione del loro ambiente di lavoro è sempre molto  generica. Non così nelle opere di Aaron Sorkin: le dinamiche lavorative sono la vita dei protagonisti e lo spettatore è inviato a seguirne in dettaglio tutti  i possibili risvolti in modo che possa apprezzare anche lui, quando ciò avviene, la soddisfazione per un lavoro ben fatto, frutto dell’intesa raggiunta fra i componenti del gruppo. A rendere più realistico questo approccio, ad ogni puntata di questa prima stagione la redazione deve occuparsi di fatti accaduti realmente nell’anno 2010. Questo tipo di impostazione non è semplicemente una scelta di stile dello sceneggiatore ma riflette una precisa visione antropologica: il lavoro costituisce l’interesse prevalente, il luogo primario dello sviluppo e dell’espressione della propria personalità (è facile vedere in questi telefilm gente che si attarda sul lavoro anche oltre l’orario di chiusura); una prevalenza solo parzialmete influenzata dai risvolti familiari. Il serial TV: ER si può considerare il pioniere di questo spostamento di attenzione. 

Oltre alle sue capacità tecniche Aaron va ammirato per il suo sguardo puro, le sue visioni ideali. In questo caso si tratta di  una tensione verso una corretta etica della comunicazione che si sposa in questo serial  con una sua visione “alta” della politica: indagare dietro la reale consistenza dei fatti, mantenere indipendenza di giudizio e promuovere una politica che si muova nella direzione di una vera uguaglianza i cittadini e che faccia grande la nazione (c’è molto patriottismo in questa serie). Il suo sguardo ottimista si rispecchia anche nei comportamenti dei protagonisti: ci sono molte discussioni animate in questo serial (è la specialità di Aaron) fra persone che la pensano diversamente ma proprio quando sembra che i rapporti stiano  per rompersi, interviene la ragionevolezza e ognuno riconosce la parte di verità presente nell’altro.

Nonostante tutti questi pregi, l’accoglienza del pubblico italiano potrà non essere elevata (come già stanno dimostrando le prime puntate) occorre riconoscere che le tematiche trattate sono molto americane soprattutto quando si affrontano temi politico (l’autore non nasconde le sue preoccupazioni per il successo del Tea Party).

Occorre anche aggiungere che a volte sembra che la capacità di Aaron di imbastire dialoghi diventi quasi un abuso: alcuni personaggi si confrontano abilmente difendendo le loro posizioni ma a volte sembra di assistere ad un esercizio di retorica, a scapito della profondità dell’analisi dei personaggi.

 Sarebbero stato  auspicabile ascoltare  discorsi meno programmatici ed assistere di più a fatti che realizzavano quegli ideali che venivano declamati..

Autore: Franco Olearo


Share |