MIELE

Titolo Originale: Miele
Paese: ITALIA, FRANCIA
Anno: 2013
Regia: Valeria Golino
Sceneggiatura: Mauro Covacich, Francesca Marciano, Valeria Golino, Valia Santella
Produzione: BUENA ONDA CON RAI CINEMA, IN COPRODUZIONE CON LES FILMS DES TOURNELLES, CITE' FILMS
Durata: 96
Interpreti: Jasmine Trinca, Carlo Cecchi

Con il nome fittizio di Miele, Irene si occupa di suicidi assistiti a pagamento. Lo fa perché ritiene che sia un servizio che vada prestato a chi soffre di malattie irreversibili. Un giorno, a chiedere l'intervento di Irene è l'ingegner Grimaldi, che però è assolutamente sano: si è semplicemente annoiato di vivere. Irene gli fornisce all’inizio il barbiturico letale non avendo compreso la situazione ma poi torna dal lui reclamandone la restituzione. Ne nasce una violenta discussione ma da quel giorno fra i due nasce una rispettosa amicizia..

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Il film apparentemente sembra non prendere posizione nei confronti del suicidio assistito ma nella realtà introduce alcune sequenze che vogliono avallare l’accettabilità e l’ordinarietà dell’atto
Pubblico 
Adulti
Alcune scene disturbanti di omicidio assistito; numerose sequenze con nudità femminili. Turpiloquio.
Giudizio Artistico 
 
Buona la regia di Valeria Golino alla sua prima esperienza e molto brava Jarmine Trinca nella parte della protagonista, in duetto con un ottimo Carlo Cecchi

Nel film Il segreto di Vera Drake, ambientato nell’Inghilterra degli anni ’50, quindi  prima della legalizzazione dell’aborto, una simpatica vecchina svolge opere caritative nel suo quartiere: prepara da mangiare a vecchi rimasti soli e toglie dall’imbarazzo ragazze che stanno portando avanti  una gravidanza non desiderata, il tutto a titolo gratuito.

Non è molto dissimile lo spirito di servizio con cui la giovane donna protagonista del film, che usa Miele come nome in codice, dottoressa mancata (si  è fermata al secondo anno di università),  procura il necessario per portare a compimento suicidi assistiti di persone malate, anche se non lo fa gratuitamente perché riesce a trovare i barbiturici necessari solo andando in Messico.

La simpatia e l’approccio disinteressato del personaggio coinvolto è  uno degli ingredienti  essenziali per portare avanti attraverso film, serial televisivi, libri ed altri strumenti mediatici quell’impegno che è necessario, nell’arco di alcuni anni, per modificare il comune sentire intorno a temi sensibili, obiettivo già raggiunto con successo in altre due campagne mediatiche, come quelle a favore dell’aborto o del matrimonio omosessuale. Anche nel recente film Amour, vincitore al festival di Cannes, è stato inteso come gesto di grande amore quello di un anziano marito che pone fine alla vita della moglie malata, con il gesto delicato di soffocarla con un cuscino, incurante del fatto di lì a una settimana sarebbe morta comunque.

Il tema dell’eutanasia, che costituisce ormai la terza campagna, ha il vantaggio di muoversi su percorsi già tracciati e il film di Valeria Golino, si presta bene a essere analizzato come archetipo di ciò che va rappresentato per arrivare alla vittoria finale.

Oltre a presentare in modo positivo l’atto di chi organizza la soppressione del malato come espressione di vera pietas, una seconda caratteristica è quella di cercare di delimitare in modo rigoroso i casi in cui un gesto simile è necessario, in modo da sottolineare che si tratta di casi eccezionali. Ecco quindi la reazione decisa di Miele quando si accorge di aver consegnato i barbiturici letali a un signore settantenne, l’ing. Carlo Grimaldi, che non è affatto malato ma è una persona che semplicemente si è stancata di vivere. E’ lo stesso ingegnere che ridicolizza la faziosità di una tale discriminazione: chi è quell’essere umano che può avere il diritto di decidere quando l’aiuto al suicidio va inteso come servizio invece che un atto criminale? Chi stabilisce questo confine così terribilmente aleatorio?

Film come Lo scafandro è la farfalla hanno dimostrato come anche in condizioni estreme (la storia vera di un uomo rimasto totalmente paralizzato tranne nella possibilità di muovere una palpebra, che è riuscito  a scrivere un intero libro) si può trovare la propria ragione  per vivere.

Il terzo aspetto è costituito dal presentare in questi lavori una posizione ideologica che possa giustificare questo gesto estremo. In un momento di crisi di coscienza, Irene-Miele riconosce che in fondo di tutti i “pazienti di cui si è presa cura” nessuno ha voluto veramente morire, ma la loro non era più vita. Anche Million dollar baby  legittimava il gesto eutanasico dell’allenatore Clint Eastwood nei confronti della sua amata allieva proprio per il fatto che la vita è qualcosa che si “pesa a chili”: ci sono delle vite che hanno un valore e altre vite che non l’hanno mai avuto (si cita il caso di chi ha passato la propria vita a lavare i piatti, con buona pace delle collaboratrici domestiche) oppure non ce l’hanno più.

Infine, come ultimo aspetto, bisogna sottolineare che il film  tratta il tema con cautela, stando attento a non urtare chi la pensa diversamente. In Miele come in Million Dollar Baby il baricentro della storia è costituito dalla crisi di coscienza del protagonista che non se la sente più oppure,  non vuole (come Eastwood)  compiere questo gesto. Ciò è una situazione tipica da inizio campagna, quando il tema è ancora delicato e si rischierebbe di creare un rigetto. I film fra non molto affronteranno con più decisione l'argomento, appena la coscienza collettiva avrà acquisto una certa consuetudine a vederlo rappresentato.

Un film come Miele può dire comunque di aver  intascato un significativo successo: la sequenza iniziale dove una paziente beve la soluzione letale, suo marito piange ma non fa niente per impedirglielo, Irene controlla con fredda professionalità che tutto si svolga secondo la procedura definita, è qualcosa di difficilmente sostenibile allo sguardo ma intanto si è creato nello spettatore un primo livello di assuefazione. Altri ne seguiranno.

Il personaggio di Irene, interpretato da una molto brava Jasmine Trinca, è coerente con il mestiere che si è scelto: quando è “libera dal lavoro” si rivela essere una donna terribilmente sola: passa il tempo con le cuffie dell’Ipod  alle orecchie, quasi a evitare di pensare, si sfoga con lunghe nuotate in mare e si stordisce con molto sesso consumato con il suo partner (che è già sposato con figli) verso il quale non sembra esprimere nessuna forma di affetto.

Autore: Franco Olearo


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