THE NEW NORMAL

Titolo Originale: The New Normal
Paese: USA
Anno: 2012
Sceneggiatura: Ryan Murphy, Allison Adler
Produzione: 20th Century Fox Television, Ryan Murphy Productions
Durata: 22 min a episodio
Interpreti: Justin Bartha, Andrew Rannells, Georgia King, Ellen Barkin

Justin è un ginecologo affermato, Bryan un costumista di Hollywood: beneficiano di un certo benessere e vivono assieme perché sono omosessuali. Un giorno Bryan vede un delizioso bambino in un centro commerciale e decide che sarebbe carino per lui e il suo compagno allevarne uno. Decidono quindi di rivolgersi ad una agenzia per il reperimento di una madre surrogata e trovano ciò che fa per loro in Goldie, una giovane donna con una bambina che si è separata da poco dal marito e che ha bisogno di soldi per rifarsi una vita…

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Il serial mostra, probabilmente in modo intenzionale, tutta l’ipocrisia della condizione di madre surrogata, puro strumento meccanico per la nascita di un figlio destinato ad altri. Non c’è generazione ma produzione; non paternità ma "acquisto" di un gradevole intrattenimento
Pubblico 
Maggiorenni
Il serial può essere utile agli studiosi del fenomeno gay, inteso come movimento d'opinione
Giudizio Tecnico 
 
Ryan Murphy conferma, dopo Glee, tutte le sue capacità di mostrare con umorismo tagliente la sua visione della vita, che vede nella piena libertà dei rapporti la nuova normalità

Ryan Murphy con questo New Normal cerca di bissare il successo che ha ottenuto nelle scorse stagioni con Glee. Fra i ragazzi della high school, così piacevolmente canterini da decretare il successo di questo serial-musical, la tematica omosessuale era stata già dominante (molto dominante: sei ragazzi su dodici ne erano coinvolti) ma ora Ryan Murphy, con il supporto di Allison Adler, già sua collaboratrice in Glee, ha deciso di fare il grande passo: in New Normal tutta l’attenzione è concentrata nel raccontare, quasi giorno per giorno, la vita di una coppia omosessuale che decide di avere un figlio tramite una madre surrogata e con l’occasione,  di sposarsi. In un certo senso il serial ufficializza il passaggio dalla generazione di un figlio alla sua “fabbricazione”, dalla paternità all’acquisto di un gradevole intrattenimento.

Se  Glee poteva vantare una confezione particolarmente gradevole grazie ad un ampio repertorio di canti e balli, in New Normal Ryan tenta la carta della commedia: le battute umoristiche dei protagonisti sono continue (a dire il vero molto collegate con la realtà americana), il racconto si mantiene costantemente sopra le righe e in certi momenti  sfiora il puro cinismo. A volte è difficile comprendere se Murphy stia adottando l’arma dell’ironia per non prendersi troppo sul serio o se stia cercando di dire con il sorriso cose terribilmente serie. Appare più probabile la seconda ipotesi.

Come si era potuto notare nel film  I figli stanno bene (la storia di una coppia lesbica che ha cresciuto due ragazzi i quali, una volta adolescenti, cercano di fare conoscenza con il loro padre biologico) gli  autori pro-gay hanno ormai superato la fase puramente difensiva, di denigrazione verso chi mostra di avere pareri contrari  e si stanno concentrando nel descrivere in dettaglio la vita all’interno di una famiglia gay: ne vengono mostrate gioie ma anche le tante difficoltà, proprio per  dimostrare che la vita vera all’interno di queste famiglie New Nornal  è del tutto assimilabile a quella di una tradizionale.

La storia ha inizio quando Bryan nota un delizioso bambino su di un passeggino ed esclama: “è  la cosa più carina che abbia mai visto: debbo assolutamente averla”.

La frase inquadra da subito quello che sarà l’atteggiamento della coppia: avere un figlio corrisponde all’acquisto di un gradevole, delizioso  diversivo per la propria vita. Il fatto che la  scena si svolga all’interno di un negozio, subito dopo che Bryan ha finito di selezionare con vanitoso puntiglio un appariscente capo di vestiario non fa che avvalorare questa ipotesi: è il primo esempio di come  Murphy fa dell’ironia dicendo cose molto serie.

Le reazioni a questa aspirazione di Bryan sono le più disparate: “lo sai che una volta comprato non si può più restituire” gli fa osservare Justin, poco convinto della proposta del suo compagno di diventare padre. Interessante è anche la reazione del resto della comunità omosessuale al quale i due appartengono: si sentono traditi dalla decisione di David e Bryan. Il fatto che nessuno di loro doveva fino a quel momento prendersi cura di una famiglia costituiva una forte motivazione per una  solidarietà esclusiva.

Lo “shopping” prosegue con la selezione meticolosa della ragazza che donerà l’ovulo e di quella che fungerà da madre surrogata (in California, dove si svoge il racconto, è permesso stipulare contratti di questo genere). Lo spiega molto bene il responsabile dell’agenzia che si occupa di trovare le ragazze:  la madre surrogata è “come un forno che però non ha nessun diritto legale sui suoi manicaretti”.

Goldie Forrest è la ragazza che viene scelta come madre surrogata: a lei fanno comodo i 35.000$ previsti per l’ingaggio,  visto che si è appena lasciata col marito. Quest’unico rappresentante di una famiglia tradizionale è ovviamente quanto di più insulso e infantile si possa immaginare. Per sottolineare ulteriormente  a quale disastro siano arrivate le coppie eterosessuali, scopriamo che Goldie è stata abbandonata dai suoi genitori appena nata e che  è stata allevata da sua nonna, una caricatura della Sarah Palin, razzìsta e omofobica (ma poi si convertirà).

Goldie non ha problemi a prestare il suo grembo a una coppia gay: “amore è amore e famiglia è famiglia”.

Come è noto per “fabbricare” un bambino ci vogliono nove mesi che ormai, per qualsiasi donna che attende un bimbo per sè o per conto terzi, sono nove mesi di  angosciosa e massiccia sequenza di analisi  che hanno un solo obiettivo: diagnosticare per tempo l’eventuale presenza di qualche “difetto” che avrebbe come conseguenza l’interruzione della gravidanza.

I due padri in trepida attesa raggiungono il culmine del kitsch dichiarandosi eterno amore davanti allo schermo dal quale per la prima volta riescono a vedere l’ecografia del “loro” bimbo: Goldie sta sul lettino in un angolo del laboratorio, semplice appendice di quell’apparecchio.

Come era già successo in Glee ,  Murphy non tralascia di dedicare un’intera puntata del serial ai rapporti con la fede, specificatamente quella cattolica. Questa volta però cambia tono, niente più note sarcastiche sull’insensibilità della Chiesa ma l’incontro fra Bryan, che ha avuto da giovane un’educazione cattolica (come in effetti  l’ha avuta Murphy) e un simpatico sacerdote. Questi gli ricorda che la Chiesa non è anti-gay: Cristo ha aperto le braccia a tutti, è stato un combattente che vedeva le ipocrisie dell’epoca e che riuscì a rivoluzionare la società. Anche Bryan deve lottare per la sua anima ed essere confidente che prima o poi le cose cambieranno (il Papa è visto come un vecchio zio che ogni tanto bisogna invitare ai barbeque di famiglia). Mentre parla di cambiamenti, il sacerdote guarda allusivamente ad una ragazza che si sta preparando a indossare l’abito da  chierichetto

Ryan Murphy è un propugnatore formidabile delle sue idee, lo fa impiegando le sue indubbie doti di ideatore di serial TV, avvantaggiandosi del fatto che trova il vuoto intorno a se: nessuno in grado di controbattere con le stesse armi le sue idee. In fondo il suo è un modo di riallacciarsi alle più antiche teorie dualiste: ciò che conta è lo spirito, sono i propri sentimenti; il corpo è un accessorio che va posto al servizio dello spirito. A dire il vero i manichei o i catari di un tempo disprezzavano il corpo, considerandolo una specie di prigione dell'anima; in questo dualismo moderno il corpo non viene disprezzato ma è materia inerte da impiegare in modo strumentale. 

Attraverso il filtro della sua tranciante ironia, Murphy non manca di esprimere delle riserve su certi comporamenti della condizione gay. Non si può negare che guardi con molta perplessità alla condizione di madre surrogata e che proponga piuttosto, visti i buoni rapporti che si sono instaurati fra i due padri e la madre naturale, la costituzione di una famiglia allargata.

Autore: Franco Olearo


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