UP

 
Titolo Originale: Up
Paese: USA
Anno: 2009
Regia: Pete Docter e Bob Peterson
Sceneggiatura: Pete Docter e Bob Peterson su soggetto di Pete Docter, Thomas Mc Carthy e Bob Peterson
Produzione: Pixar Animation Studios
Durata: 96'
Interpreti: assenti

Carl Fredricksen da bambino sognava di diventare esploratore. Ormai ha 78 anni e, dopo la morte della amata moglie Ellie,  la sua casetta colma di ricordi e di sogni non realizzati è tutto quello che gli è rimasto. Quando gli speculatori edilizi con un tranello lo vogliono mandare in un ospizio per buttare giù la sua casa e costruire un palazzo, Carl progetta una fuga spettacolare. Ma non sa che si ritroverà fra i piedi Russell, piccolo boy scout saputello e soprappeso, inaspettato compagno di un’avventura che li porterà niente meno che in SudAmerica, nelle sognate Paradise Falls… 

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
la Pixar riesce a fare un film molto profondo, che non ha paura di raccontare che nonostante il fallimento dei sogni di bambino del protagonista, è possibile tornare a una vita migliore attraverso la generosità e la bontà
Pubblico 
Tutti
Giudizio Artistico 
 
La storia è divertente e piena di gag e di sorprese, ma stavolta è proprio il tocco di poesia che incanta

Up è un altro episodio geniale della storia di divertimento e poesia della Pixar - la casa madre di dieci incredibili successi da Toy Story fino a Ratatouille e Wall-E. In questo caso l’autore principale  è Pete Docter, uno dei primi uomini Pixar, un ragazzone allampanato dall’aria buona che non teme di dire che si è ispirato anche, in parte, a suo nonno, così come il collega Andrew Stanton nel pensare alla prima idea di Nemo vi aveva trasposto alcuni aspetti del rapporto con il proprio figlioletto. Ancora una volta l’uscita americana del film era accompagnata da una certa perplessità: come potrà andar bene un cartone animato che ha per protagonisti un vecchietto bizzoso e un boy scout cicciotello e saccente? Vedere per credere. Up abbatte ancora una volta tanti schemi (quello del “sogno americano”, per esempio, quello del giovanilismo a tutti i costi) e ha dei momenti di straordinaria poesia. Uno su tutti, quei quattro-cinque minuti che nella prima parte del film riassumono la storia di Carl, da quando, ragazzino, conosce la simpatica vicina di casa Ellie, a quando la sposa, si accorge che non riescono ad avere figli, invecchiano dolcemente insieme fino all’anzianità di entrambi e alla morte di lei proprio quando stavano per iniziare il loro viaggio in Sud America sognato da sempre. Una sequenza dolce e toccante, che ha strappato applausi a scena aperta al Festival di Venezia, dove il film è stato proiettato in anteprima italiana, a un pubblico di solito abituato a ben altri colpi allo stomaco.

La storia è, come sempre, divertente e piena di gag e di sorprese, ma stavolta è proprio il tocco di poesia che incanta. Ci sono delle invenzioni visive che ricordano Magritte, ma tutto è pensato non per un’astratta perfezione delle immagini, che pure sono bellissime, bensì per far passare i significati e le emozioni della storia. Tutti gli oggetti sono stati progettati per questo fine: la casa di Carl, che spiccherà il volo trainata da centinaia di palloncini, ha le caratteristiche intime e “piccole” di una casa di bambola, perché deve veicolare intimità e affetto. Tutti gli oggetti che riguardano Carl hanno linee squadrate e rigide, perché devono dare il senso della sua chiusura in se stesso, mentre quelli che riguardano Ellie (la sua poltrona ormai vuota, il suo ritratto alla parete della loro casa) hanno linee curve, sono morbidi, dolci come lei.

La casa vola via e porterà Carl e l’imprevisto boy scout in un viaggio avventuroso nell’America del Sud, alle Paradise Falls tanto sognate… Ma nel viaggio il “sogno” dell’ex-piccolo esploratore ormai anziano, e anche il suo attaccamento alla casa e alle memorie della moglie subiranno una dura prova, che lo porterà a tornare ad aprirsi agli altri, ad amare in un modo nuovo e non più soltanto legato al passato.

E qui ancora una volta la Pixar riesce a fare (cosa di cui il suo leader John Lasseter e i suoi collaboratori non si vantano mai, dicendo piuttosto che il loro obiettivo è semplicemente quello di intrattenere) un film molto profondo, che non ha paura di raccontare che nonostante il fallimento dei sogni di bambino del protagonista, e di tanti altri suoi legittimi desideri, è possibile tornare a una vita migliore attraverso la generosità e la bontà.  Ancora una volta (si pensi a Gli incredibili, che non ha avuto paura di raccontare, cosa assai rara, un modello assolutamente “normale”, di famiglia) la Pixar supera in un colpo il politically correct di tanto cinema di successo da una parte e le amarezze e il cinismo del cinema d’autore dall’altra, che magari critica i modelli imperanti, ma senza mai dare soluzioni. La sua ricetta è in fondo semplicissima, e si basa sull’umanità dei personaggi e sul coinvolgimento profondo degli autori stessi nei temi dei film. Carl Fredricksen è l’eroe più improbabile che si possa immaginare, ha 78 anni e viaggia nel mondo in una macchina volante. Eppure, con parole di Lasseter “impara come le grandi avventure nella vita sono le piccole cose che avvengono tutti i giorni”. E Pete Docter, il regista del film, afferma molto chiaramente come la cosa decisiva in un film sia il coinvolgimento emotivo dato dal personaggio e racconta di quando è andato in Francia con la moglie e i figli: un viaggio fantastico, in cui hanno visitato posti stupendi, ma il ricordo a lui più caro è quello di: una sera in cui “abbiamo bevuto della cioccolata calda in un piccolo bar di Parigi, nulla di speciale, mentre io ridevo e scherzavo con i miei figli”. Ecco la sensibilità da cui nascono film come questo.

Up ha ampiamente meritato le centinaia di milioni di dollari che ha incassato in tutto il mondo e siamo sicuri che –come capita di solito con le commedie e qualche volta anche con i cartoni animati- se oggi verrà da qualcuno considerato solo un prodotto di successo, fra qualche decennio ci si renderà conto della sua profondità, di tutta la sua bellezza e avrà un posto nelle storie del cinema.

Autore: Armando Fumagalli


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