I GLADIATORI DI ROMA

 
Titolo Originale: I gladiatori di Roma
Paese: ITALIA
Anno: 2012
Regia: Igino Staffi
Sceneggiatura: Michael J. Wilson
Produzione: Rainbow
Durata: 95
Interpreti: Voci di Luca Argentero, Laura Chiatti, Belén Rodriguez

Timo è un orfano vittima dell’eruzione di Pompei adottato dal generale Chirone. Il generale ha una figlia, Lucilla e i due ragazzi trascorrono insieme una serena adolescenza finché lei viene mandata ad Atene per studiare mentre lui viene avviato alla scuola dei gladiatori. Quando Lucilla torna, i due giovani scoprono di essere innamorati ma lei è stata ormai promessa al nipote dell’imperatore…

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Il giovane Timo imparerà che per conquistare ciò che si ama bisogna impegnarsi lealmente, senza inganni né scorciatoie
Pubblico 
Tutti
Giudizio Tecnico 
 
Il racconto è fluido e divertente e la grafica è di buon livello

Si va a vedere il primo lungometraggio italiano di animazione in computer grafica e in 3D con una certa trepidazione.

Troppi fallimenti nel passato, troppa semplicità artigianale costretta a reggere il confronto con l’efficienza industriale americana.

Ma il produttore e regista di questa impresa è Igino Staffi, già padre delle Winx, la serie tv già venduta in 130 paesi e da cui è stato tratto il film d’animazione “Winx Club” e anche se ora si tratta di confrontarsi direttamente con la Pixar e la Dreamworks, lui è l’unico che può sostenere una simile sfida.

Nel film traspaiono in pieno le sue abilità di regista e di produttore.

Del produttore c’è la saggia prudenza di aver scelto per la scrittura dei dialoghi un americano, Michael J. Wilson (l’era glaciale), di aver puntato su un tema come quello dell’antica Roma e dei gladiatori, uno dei pochi riferimenti italiani ben noti anche agli americani; di aver riempito il film di sequenze evocative di altre storie come la corsa delle bighe di Ben Hur, il dialogo fra i due innamorati al balcone di Romeo e Giulietta.  Timo  assomiglia al ragazzo di “Rapunzel” , Lucilla è una Winx ormai cresciuta e la maga pare proprio la strega di La città incantata. Perfino il cavallo di Diana sviluppa emissioni deodoranti ed altro, un comicità che si richiama direttamente a Shrek. I protagonisti sono affiancati da una nutrita schiera di personaggi secondari che hanno lo scopo di sviluppare gag comiche, secondo una solida tradizione narrativa disneyana.

I gladiatori che si scontrano nel Colosseo provengono da tutto il globo (il tedesco, lo spagnolo, l’arabo, l’africano), in ossequio alla prevista distribuzione internazionale del film mentre,strano a dirsi, uno dei ragazzini  pestiferi gonfia sempre una gomma blu da masticare; non molto strano in verità, visto che uno dei principali sponsor per il merchandising è proprio una famosa marca di questo prodotto.

Sulla computer grafica c’è poco da commentare: non si è avuto timore di affrontare sequenze impegnative come l’eruzione di Pompei, il crollo del Colosseo e un passaggio a volo d’uccello sull’antica Roma che è realmente impressionante. Solo il disegno dei volti è un po’ schematico, inferiore ai lavori della Pixar  ma equivalenti a  quelli della serie Madagascar della Dreamworks.

Il racconto è ben articolato per garantire sorprese e colpi di scena a intervalli regolari,  una morale da trasmettere e un inevitabile lieto fine.

Il giovane Timo è innamorato fin dall’infanzia della bella Lucilla ma quando lei torna da un periodo di studi in Grecia, il loro sogno non può essere coronato perché lei è stata già promessa al nipote dell’imperatore. Inoltre Timo, in assenza della sua bella è diventato apatico e poco idoneo a combattere da gladiatore, il mestiere a cui è stato avviato dal suo padre putativo. Un tentativo di fronteggiare il rivale con l’assunzione di una pozione magica si rivela catastrofico e Timo impara che non si può barare quando si desidera realmente qualcuno. Per fortuna arriva la dea Diana in persona che si impegna ad allenare e a far ritrovare  orgoglio e fiducia in se stesso al giovane innamorato. All’interno di questa trama non mancano allusioni ironiche al presente e innumerevoli situazioni comiche che si vengono a creare, incluse quelle di un imperatore che si arrabbia per un Colosseo che non sta mai in piedi e che non si riesce a portare a termine. Originale e forse troppo femminile la figura di Diana-Belen ma se è accettabile per uno standard europeo, il prudente Staffi ha provveduto a tagliare qualche sequenza per il mercato arabo.

Igino già a 18 anni perseguiva il suo sogno di realizzare cartoni animati; non resta che auspicare che riesca a dimostrare di essere  il John  Lasseter italiano.

Autore: Franco Olearo


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