BROTHERS & SISTERS

Titolo Originale: BROTHERS & SISTERS
Paese: USA
Anno: 2006
Regia: Jon Robin Baitz
Sceneggiatura: Jon Robin Baitz
Produzione: Touchstone Television
Durata: 45 minuti a episodio per 5 stagioni
Interpreti: Sally Field, Dave Annable, Calista Flockhart: Kathrine, Rachel, Griffiths, Balthazar Getty,Sarah Jane Morris

I Walker sono una famiglia agiata della California. William, il patriarca della famiglia, muore improvvisamente: la vedova Nora e i suoi cinque figli debbono riunirsi per far fronte ai numerosi problemi. Holly, l’amante del defunto Wiliam, cerca di accaparrarsi una fetta della società di famiglia. Nora resta l’unico riferimento per tutta la famiglia ma anche lei ha un passato da nascondere. La figlia Sarah dopo il divorzio si innamora di Luc, un affascinante pittore francese. Kitty, l’altra sorella resta vedova all’inizio della quinta stagione. Kevin Walker con un carattere irascibile e fiero della sua inclinazione omosessuale, si sposa con Scotty, più paziente ed affettuoso. Justin Walker il figlio minore, tornato dall’Afghanistan, si rifugia nella tossicodipendenza. Saul infine è il fratello maggiore di Nora. Rivela la sua omosessualità solo alla seconda stagione.

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Il serial cerca di promuovere una nuova visione della famiglia: ciò che solo conta in una coppia è l’affetto reciproco e non la complementarietà sessuale; nei confronti dei figli si passa da una logica procreativa a una produttiva, senza alcun diritto per i nascituri
Pubblico 
Sconsigliato
Il serial è sconsigliato come forma di intrattenimento; utile per chi vuole studiare i nuovi atteggiamenti nei confronti della famiglia
Giudizio Tecnico 
 
Il serial è ben recitato e si appoggia a dialoghi ben costruiti; ha vinto per ben quattro volte il GLLAD Media Awards e l’attrice Sally Field per due volte è stata premiata come migliore attrice drammatica televisiva.

 

Su Rai2 si sta completando la quinta ed ultima stagione di questo serial iniziato in USA sulla rete ABC nel 2006 e terminato nel 2011. Ideato da Jon Robin Baitz, è stato trasmesso in Italia prima su Fox Life e ora in chiaro su Rai2.

Il tema portante  è la famiglia. I Walker sono un'agiata famiglia californiana con una madre affettuosa ma invadente e cinque figli adulti con sufficienti problemi da alimentare le  puntate di cinque stagioni.
La serie conferma , sullo sfondo degli ultimi grandi eventi americani (l’11 settembre, le guerre in Irak ed Afghanistan) come i singoli, a volte feriti, a volte determinati, sempre fluttuanti nei loro sentimenti, solo nella famiglia possono ritrovare quella calda accoglienza e profonda comprensione che consente loro di andare avanti.
Ad ogni puntata accadono calamità esterne,  disaccordi interni, ma i Walker sono  dotati di buon senso e alla fine prevale l’armonia e l’accordo familiare perché tutti sono  coscienti che non esiste altro luogo dove trovare serenità e felicità. In effetti non sono rappresentati casi di convivenza, ma tutti si sposano (proprio tutti, anche chi è omosessuale: evidentemente queste unioni sono state celebrate prima che un referendum popolare dello stato della California le abolisse)  o desiderano sposarsi.

Ma di quale famiglia stiamo parlando? Da quali tipi di coppie sono costituite? Quali figli vengono allevati? Si tratta in effetti non di una famiglia classica ma di una “Modern family”, per citare un altro serial trasmesso di recente che presenta situazioni simili.

La rivista FilmTV (n. 27 del 2012), nell’elogiare  la qualità del serial, afferma: “l’attualità irrompe nelle vite dei Walker, portando con sé argomenti come i matrimoni gay e l’omogenitorialità, l’inseminazione artificiale e la maternità surrogata, l’eutanasia e il fin di vita. Temi bollati in Italia come eticamente sensibili che in Brothers & Sisters vengono affrontati apertamente, senza ipocrisie, moralismi né condizionamenti religiosi”.

L’osservazione è corretta. Il serial, che è di buona fattura e risulta essere, più che privo di  moralismi, senza morale  ed è totalmente privo di qualsiasi riferimento religioso.

“Non c’è destino per noi, l’universo è causale” sentenzia Nora alla 19ma puntata della quinta stagione (temo che abbia visto troppi film di Woody Allen). In effetti  la volontà di tutti i protagonisti fluttua liberamente, spesso in modo angoscioso, incerta di null’altro se non cercare di comprendere ciò  che può loro piacere, avendo come unica condizione esterna il non giudicare gli altri come loro non vogliono esser giudicati.

Anche il concetto di amore fra familiari è modificato: non è più il tradizionale “cercare il Bene dell’altro” ma dal momento che non esiste più ciò che è giusto o sbagliato, l’unica cosa che ha valore è aiutare il proprio familiare a comprendere cosa realmente egli desideri, qualunque cosa possa essere. Si tratta di una forma di maieutica ed in effetti nei dialoghi del serial c’è  sempre un alto tasso di psicoanalisi.

Quando si è legislatori e  giudici unici di se stessi, il primo fattore che salta è la coerenza perché si è sempre disposti a giudicare benevolmente il proprio passato.  Tutti i Walker appaiono seriamente intenzionati a cercare il vero amore, quello che dura tutta la  vita, ma poi diventa difficile comprendere come  il patriarca della famiglia, William Walker (che muore alla prima stagione) abbia avuto per lungo tempo  una amante mentre  sua  moglie Nora scopre, alla quinta stagione, che sua figlia Sarah è in realtà frutto di un  amore avuto in  gioventù. Lo stesso si può dire dei  figli Sarah e Justin che cercano l’amore ma hanno già un matrimonio fallito alle loro spalle.

Anche il tema della generazione è trattato con disinvoltura: Julia Walker, scoperta la sterilità di suo marito, ricorre alla fecondazione eterologa con il seme di Kevin e Justin. Pur di avere un figlio da educare, i due sposi Kevin e Scotty convincono una loro amica a fare da madre surrogata. La donazione del seme o dell’ovulo, il fare da madre surrogata sono visti come forme di moderna carità.

Ovviamente ci può essere chi è contrario a questo approccio e in alcune puntate si presentano alcuni personaggi  che contrastano i “principi Walker”  ma alla fine tutti “si convertono” alla nuova etica e l’armonia torna a regnare.

Due esempi sono molto significativi a questo riguardo.

Nella puntata 17/5 (La scelta di Olivia)i coniugi Kevin e Scott hanno fatto domanda per adottare una bambina orfana. La pratica è a buon punto quando arriva il fratello maggiore della bambina che reduce dall’Afghanistan, reclama il diritto naturale di poter prendersi cura di sua sorella.  Questo fratello è di origine sudamericana e quindi, anche se non detto esplicitamente, si comprende che è di fede cattolica. Quando le parti in causa si trovano davanti al giudice che deve decidere per l’adozione, il fratello, nel perorare la sua causa, dichiara che non ritiene adeguato che una coppia di omosessuali allevi sua figlia. Ciò fa scattare subito nei suoi confronti l’accusa di bigotto, di violazione delle leggi americane contro le discriminazioni sessuali e alla fine il giudice assegna l’adozione alla coppia omosessuale. Il fratello, all’inizio contrariato, riconosce di aver sbagliato e accetta di limitarsi ad andare a trovare di tanto in tanto sua sorella.

Nella puntata 20/5 (il padre sconosciuto), sempre la coppia Kevin e Scott scopre che Michelle, la ragazza alla quale avevano chiesto di svolgere la funzione di madre surrogata, ha  finto un aborto ma in realtà si è tenuta il bambino: evidentemente, dopo averlo avuto nel  grembo per nove mesi e averlo partorito, ha avuto la debolezza di affezionarsi . Ciò scatena l’ira dei due sposi  perché considerano questo bambino a tutti gli effetti loro figlio (“tu sei solo la gestatrice surrogata di nostro figlio” urla Kevin a Michelle in un momento d’ira) mentre Michelle vive nel terrore di venir denunciata alla polizia ( evidentemente non esiste più un diritto primordiale di maternità per la donna che ha dato alla luce un bambino) .
Alla fine anche Michelle si “converte”: consegna ai due il bambino e sparisce dalla loro vita. Ecco quindi che i due padri danno a turno, tutti contenti ,le pappine a questo bimbo appena svezzato che si guarda bene dal piangere, dal reclamare la mamma che fino a poco prima lo aveva allattato: anche a lui, nonostante i pochi mesi di vita, è ben chiaro chi sono i suoi “veri” genitori.

Con il loro atteggiamento molto poitically correct e presentando protagonisti  molto urbani e di buon senso, gli sceneggiatori mostrano in realtà cinismo e  indifferenza nei confronti dei diritti dei nascituri e dei bambini orfani, passano dal concetto di procreazione a quello di “fabbricazione” di un essere umano, manca loro qualsiasi sensibilità per una ’ “ecologia umana” e manca loro ovviamente il senso della creazione.

Il serial è ben recitato e si appoggia  a dialoghi ben costruiti; ha vinto per ben quattro volte il GLLAD Media Awards e l’attrice Sally Field per due volte è stata premiata  come migliore attrice drammatica televisiva.

Abbiamo giudicato questo serial sconsigliato da un punto di vista dell’intrattenimento ma utile per chi deve studiare le nuove tendenze sul tema della famiglia.

Autore: Franco Olearo


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