HUNGER GAMES

Titolo Originale: The Hunger Games
Paese: USA
Anno: 2012
Regia: Gary Ross
Produzione: COLOR FORCE, LARGER THAN LIFE PRODUCTIONS, LIONSGATE, LUDAS PRODUCTIONS
Durata: 142
Interpreti: Jennifer Lawrence, Josh Hutcherson, Liam Hemsworth, Woody Harrelson, Elizabeth Banks, Stanley Tucci, Donald Sutherland

In un futuro lontano, l’America non è più quella che conosciamo oggi: Capitol City domina in modo dittatoriale dodici distretti che vivono in uno stato di profonda indigenza e che ogni anno, come punizione per una ribellione avvenuta decenni prima, debbono mandare un ragazzo e una ragazza a concorrere all'annuale edizione degli spettacolari 'Hunger Games': un reality show dove i ragazzi dovranno combattere all’ultimo sangue finché uno solo resterà vivo.
Katniss Everdeen del distretto 12 si offre come volontaria al posto di sua sorella più piccola. Potrà contare solo sulla sua estrema bravura nell’utilizzare l’arco e le frecce..

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
I film è sostanzialmente contraddittorio: descrivere come ignobile il fatto che dei giovani siano costretti ad uccidersi fra loro ma poi fa di tutto per appassionare lo spettatore ai loro combattimenti mortali
Pubblico 
Adolescenti
Non ci sono dettagli cruenti ma l’uso con destrezza da parte di adolescenti di coltelli ed altre armi bianche può ingenerare uno spirito emulativo
Giudizio Artistico 
 
I film è stato costruito con notevole abilità per realizzare un grande spettacolo che tiene sempre alta l'attenzione. Molto brava Jennifer Lawrence

                                                                                                               “The Hunger Games inizia dove Harry Potter finisce” ha detto  David Levithan, vice presidente della casa editrice che ha pubblicato entrambe le serie.

In effetti se Harry Potter e i suoi compagni erano impegnati ad affrontare il passaggio dalla fanciullezza all’adolescenza, nella serie creata da Suzanne  Collins ragazze e ragazzi sono costretti, loro malgrado, ad entrare nel mondo degli adulti (i cosidetti young-adult): un mondo violento e brutale che dissolve di colpo sogni  e speranze pe un mondo diverso.

Se l’empatia che riescono a creare nei confronti del loro pubblico target è un motivo valido per accostare le due serie, ciò non è  ancora sufficiente per dare ragione dei 370 milioni di dollari che The Hunger Games ha finora incassato solo negli U.S.A.

E’ indubbio che i film è stato costruito con abilità: i molti ingredienti positivi sono tanti e  ben amalgamati.
Al primo posto va collocata Jennifer Lawrence che si era già fatta notare in Un gelido inverno ed ora buca lo schermo con il suo look da Diana cacciatrice, determinata e controllata al contempo, il cui acerbo comportamento negli affari di cuore ben si adatta ai 16 della protagonista che deve interpretare.

L’ attenzione dello spettatore è facilmente catturata in tutta la seconda parte del film che si trasforma di fatto in un action-movie dove i giovani combattenti stanno decidendo della loro vita o della loro morte. La struttura dei combattimenti, che è organizzata in sequenze di prove da superare, rimanda abilmente a quella tipica del videogame, sicuramente previsto nel merchandising del film.  Alla scelta di ambientare il cuore del film in una fitta foresta non è estraneo infine il richiamo al fascino di un’America selvaggia, pre-colonizzata, quella che già appariva in film come L’ultimo dei Mohicani-1992 o The new world -2005.

Non sono secondarie le scenografie: l’immaginaria Capitol city ricorda la Roma imperiale ma anche la capitale del terzo reich secondo le architetture di Albert Speer; gli arredamenti e il treno che i giovani usano per raggiungere gli studi televisivi hanno un’aria vintage anni ‘50, come avevamo già potuto ammirare in Captain America.

La regia alterna abilmente scene dinamiche con intimi colloqui a due, che servono per approfondire la psicologia dei personaggi: Peeta, il compagno dello stesso distretto di Katniss, da sempre innamorato di lei; Rue, la bambina di colore agile come uno scoiattolo ma sfortunata; il mentore ubriacone e il bravissimo Stanley Tucci nel panni dell’ anchorman  faccia-di-pietra.

Se tutti questi elementi ci danno ragione del successo del film in madrepatria, prevedibile anche in Italia, dal momento che  tutte le principali regole per fare spettacolo sono state rispettate, restiamo molto perplessi quando andiamo ad analizzare il messaggio che ci vuole trasmettere.
Da questo punto di vista il film è estremamente ambiguo.

Iniziamo dal tema portante del film: ragazzi che uccidono altri ragazzi. E’ vero che vengono abilmente evitati dettagli cruenti, ma è indubbio che si tratta di giovani, anche di 12 anni, abili nel lanciare coltelli e a  colpire con precisione gli avversari con le loro frecce: non ci sono quindi le condizioni per un sereno spettacolo per tutta la famiglia. Il film in U.S.A. è stato vietato ai minori di tredici anni se non accompagnati.

La dittatura di Capitol City impone ogni anno ai dodici distretti di offrire come “tributo” delle  giovani vite e mentre la protagonista e il compagno Peeta cercano di restare se stessi e di svincolarsi dall’impegno darwiniano di lottare per la propria sopravvivenza, la regia sposta l’interesse in direzione opposta e fa di tutto perché lo spettatore, dagli spalti di questo nuovo Colosseo, possa godersi lo spettacolo dei loro combattimenti.

Il film affronta con lucidità anche il tema del potere dei media e della loro capacità di condizionare il “comune sentire”. Il presidente-dittatore molto argutamente, spiega come mai Capitol City, per tenere sottomessi i dodici distretti, non si limiti a uccidere ogni anno 24 giovani  prelevati con la forza ma  sia stato inventato questo reality competitivo: ” la speranza è l’unica cosa più forte della paura. Un po’ di speranza è efficace, troppa è pericolosa: bisogna contenerla” Ecco quindi che il fatto stesso che i due sopravvissuti abbiano forzato la logica del programma rendendo ineludibile la nomina non di uno ma di due vincitori è visto dall’apparato televisivo oppressivo come un pericoloso spostamento del paradigma comunicativo perché il livello di speranza si è alzato troppo.

Anche in questo caso il lucido attacco, fatto nel film solo con parole al potere dei media si scontra in pratica con lo sviluppo della storia. I due protagonisti sottostanno pienamente alla logica della macchina televisiva, accettando la costruzione artificiosa di una storia romantica fra i due rappresentanti nel distretto, e si sottopongono per ore a prove di look e trucco. Il tutto a beneficio non solo degli spettatori-attori che stanno a Capitol City, ma di quelli veri, che si trovano in sala.

Autore: Franco Olearo


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