MARIA DI NAZARETH

 
Titolo Originale: Maria di Nazareth
Paese: ITALIA
Anno: 2012
Regia: Giacomo Campiotti
Sceneggiatura: Francesco Arlanch, Giacomo Campiotti
Produzione: Lux Vide, BetaFilm, Tellux, Bayerischer Rundfunk, Telecinco Cinema
Durata: 2 puntate di 100 minuti
Interpreti: Alissa Jung, Andreas Pietschmann, Paz Vega, Antonia Liskova, Marco Rulli

Giuseppe, che fa il carpentiere ed è arrivato da poco più di un anno a Nazareth, si reca nella casa di Maria, tornata da poco in seno alla sua famiglia dopo un lungo periodo di servizio al tempio per chiedere la sua mano. Maria accetta la proposta di questo giovane umile ed onesto ma un giorno, prima ancora delle nozze, riceve la visita dell’angelo Gabriele ...

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
La storia intima della Sacra Famiglia, carica di umanità e di visione soprannaturale
Pubblico 
Tutti
Giudizio Tecnico 
 
Ottima sceneggiatura che eccelle nei colloqui intimi. Un po’ frettolosa la parte finale con la descrizione della Passione. Qualche fissità espressiva nel personaggio di Maria.

Maria riceve l’annuncio dell’angelo Gabriele e al suo “avvenga di me ciò che hai detto” l’angelo si mette in ginocchio davanti a lei perché ora, da quel momento, la madre del  Messia  è diventata regina di tutte le creature, degli uomini come degli angeli.

E’ questo uno dei tanti segni della cura e attenzione con cui è stata realizzata questa miniserie su Maria di Nazareth, andata in onda su Rai Uno nelle serate del 1° e 2 aprile , all’inizio della Settimana Santa.

Il fascino, ma al contempo il mistero, di Maria è stato più volte riproposto sul grande e sul piccolo schermo; a volte come espressione di una sincera riflessione sul significato della sua figura, a volte come mezzo per convogliare idee personali sulla falsariga di una storia nota ai più.
Per limitarci alla produzione più recente, Nativity (2006) diretto dall’americana Catherine Hardwicke, ha raccontato la storia di Maria, dall’annuncio all’arrivo dei re magi,  quasi con i toni della favola natalizia; in Io sono con te (2010) il regista-sceneggiatore Guido Chiesa ha invece  profondamente trasformato il significato  dei Vangeli  per esprimere alcune idee personali  (una forma di spiritualismo naturalistico, una opposizione antistorica alle tradizioni del popolo ebraico).

In Maria di Nazareth gli sceneggiatori Francesco Arlanch e Giacomo Campiotti, hanno avuto un approccio più rigoroso: partendo dalle scarne notizie di cui disponiamo sulla Madre di Dio, hanno cercato di completare in modo verosimile il racconto con dialoghi ed eventi che hanno avuto il solo scopo di rendere più evidente lo spirito delle pagine del Vangelo.

I personaggi di Maria, Giuseppe e lo stesso Gesù risultano così ritratti in modo molto umano, ma al contempo pienamente coscienti della missione soprannaturale che è stata loro affidata.
“Potranno mai capire una famiglia come la nostra?” si domanda Giuseppe rivolto a Maria. “Si, lo capiranno”: è la risposta.

Tutti i passaggi principali della storia (l’annuncio dell’angelo , il matrimonio fra Giuseppe e Maria, la nascita di Gesù, la morte di Giuseppe, le nozze di Cana, l’inizio della predicazione) sono stati curati in tutti i risvolti umani che i protagonisti possono aver avuto e ne nascono colloqui intimi fra loro che costituiscono il grande valore della miniserie.

Maria è la donna della fede. E’ Gesù stesso che lo sottolinea, in un colloquio con lei prima della Passione: “stai vicino a Maddalena e a loro (i discepoli): avranno bisogno della tua fede”. Sarà proprio lei che rincuorerà Pietro dopo il triplice tradimento e sarà lei a sostenere la speranza dei discepoli nei giorni di incertezza prima della Resurrezione. Maria appare anche molto umana e dopo la previsione che le fa Simeone al tempio, pur nella salda fiducia in Colui che chiama “il mio Signore”, resta nell’intimo in uno stato di perenne, materna apprensione. Dopo il miracolo delle nozze di Cana si preoccupa di esser stata proprio lei ad invitarlo a esporsi davanti a tutti, forse prima del tempo dovuto. In cuor suo avrebbe preferito che fosse rimasto a fare il falegname o addirittura che fosse rimasto nel suo grembo per meglio proteggerlo. In un momento di preghiera chiede a Dio che possa lei soffrire al suo posto (durante la fustigazione il film suppone una com-passione mistica di Maria ai colpi inferti a Gesù).

Giuseppe è invece l’uomo della giustizia e dell’ umiltà. Alla scoperta che Maria è incinta per opera dello Spirito Santo, come lei stesa dichiara, lui risponde d’istinto: “Io ti credo Maria ma questo è troppo per me: io sono solo un uomo” . Al momento di morire gli sembra di non aver meritato di esser vissuto con il figlio dell’Altissimo e si domanda, lui che è sempre stato molto impegnato nel lavoro: “ a cosa sono servito io?”. E quando l‘ostilità e l’incomprensione nei confronti di Gesù cresce, è Maria che prega: “Signore ti ringrazio per Giuseppe. Fa che il nostro popolo capisca come aveva capito lui.”.

Anche il personaggio di Gesù , che ovviamente è il personaggio di riferimento ma che non è configurato come il  protagonista della storia, riflette bene la dignità che deriva dalla sua missione ma al contempo è umanissimo nell’affetto verso  la madre e il padre.

All’armonia, al flusso d’amore che si manifesta all’interno della Sacra Famiglia fa da contrasto il comportamento degli abitanti di Nazareth assurti a simbolo di chi pone a unica norma della propria esistenza l’osservanza formale della legge; significativa è la figura di Eleazar (il fratello di Giuseppe, che si prende cura di Maria) che è l’espressione tipica di una brava persona che però manifesta un buon senso di corto respiro, incapace di cogliere la grandezza della realtà rivoluzionaria che sta avvenendo davanti ai suoi occhi.

Le altre componenti della miniserie, come la storia di Maddalena, una storia di perdizione e conversione e gli intrighi di corte al palazzo di Erode costituiscono la parte più libera del racconto che resta pur sempre verosimile. In particolare Erodiade impersona la più fiera oppositrice al Messia ma è forse è qualcosa di più di un essere umano visto che ha del diabolico nel percepire prima degli altri le minaccia incombenti.

Nel complesso una miniserie destinata al pubblico più vasto, che non rinnega le regole dell’intrattenimento ma al contento manifesta grande impegno e profondità di analisi nel ricostruire gli aspetti più spirituali e umani del racconto. Solo verso la fine, a partire dalla domenica delle Palme, il racconto tende alla sintesi e l’aspetto più spettacolare  del racconto viene privilegiato a discapito di quello intimistico fino a quel momento prevalente.

 

Autore: Franco Olearo


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