SHAME

Titolo Originale: Shame
Paese: Gran Bretagna
Anno: 2011
Regia: Steve McQueen
Sceneggiatura: Steve McQueen e Abi Morgan
Produzione: See-Saw Films
Durata: 99
Interpreti: Michael Fassbender, Carey Mulligan, James Badge-Dale

Brandon è un uomo d’affari di successo, guadagna bene e vive a Manhattan in un appartamento elegante e asettico dove può ordinare qualunque cosa a tutte le ore. Sotto questa patina perfetta, però, Brandon nasconde una dipendenza ossessiva dal sesso consumato in tutte le forme. La sua vita viene sconvolta dall’arrivo della sorella Sissy, una cantante che ha tentato più volte il suicidio. La convivenza tra i due non farà che spingere all’estremo la crisi di entrambi…

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Non si può fare a meno di apprezzare la sincerità del grido di disperazione che il protagonista lancia dalle profondità della sua sessodipendenza. Ma questo tema, pur importante,avrebbe potuto venir trattato in modo diverso e altrettanto chiaramente. Invece l'autore, quasi per per esser sicuro che lo spettatore abbia ben capito la tematica, riempie lo schermo di immagini distturbanti
Pubblico 
Maggiorenni
Numerose e insistite scene di nudo e di sesso etero e omosessuale. Nei paesi di origine anglosassone è stato dato il VM 18. Solo in Italia VM14 e in Francia VM 12.
Giudizio Artistico 
 
Il film è un incredibile “one man show” dell’attore Michael Fassbender ma sapere qualcosa di più sul protagonista (la cui vita sembra limitarsi a lavoro e maratone sessuali) avrebbe aiutato a capire meglio la sua sofferenza.

In una delle pellicole meno note di Ingmar Bergman, L’occhio del diavolo, il maestro del cinema svedese mette in scena la punizione infernale di Don Giovanni, costretto per l’eternità a ripetere come in un teatrino lo sterile meccanismo della seduzione che ha governato la sua vita. Per la legge del contrappasso, il successo di seduttore per cui è famoso si trasforma in un’eterna ripetizione senza esito né scopo, un supplizio di Tantalo che perde anche l’illusoria promessa di soddisfazione che aveva in terra.

È questo senso di condanna e di disperazione che si percepisce anche nello sguardo del protagonista di Shame, film duro e per molti versi disturbante, un incredibile “one man show” dell’attore Michael Fassbender.

I rapporti occasionali, la pornografia consumata nel privato di casa, via internet e anche sul luogo di lavoro, le perversioni ripetute bulimicamente nell’ansia di perdersi, anziché fornire il rimedio per il vuoto, ne acuiscono il peso e allontanano la possibilità di un rapporto normale con l’altro portando il protagonista Brandon sull’orlo di un baratro non diverso da quello in cui vive sua sorella Sissy, i cui tentativi di condividere questo dolore vengono però sistematicamente respinti da Brandon.

Il film non spiega mai esattamente cosa abbia portato i due fratelli in questa situazione (c’è solo un fugace accenno a un passato familiare doloroso), forse anche perché, nelle intenzioni del regista, questo affresco vuole essere una rappresentazione estrema della libertà malata dell’Occidente - prigioniero di un’offerta “consumistica” e apparentemente infinita nel campo del sesso come della droga- che non può che avvitarsi nell’autodistruzione. E tuttavia, forse, sapere qualcosa di più di Brandon (la cui vita sembra limitarsi a lavoro e maratone sessuali) avrebbe aiutato a capire meglio la sua sofferenza. 

La materia è incandescente e il regista Steve McQueen non risparmia nulla all’interprete e allo spettatore, ma non si può fare a meno di apprezzare la sincerità di questo grido di disperazione. Un grido che, nel finale, dal fondo dell’abisso non può infine che invocare, seppure confusamente, un Altro, nella speranza che la libertà torni a rivestire la propria originaria forma e si liberi dalla schiavitù di un istinto cieco e bestiale

Autore: Laura Cotta Ramosino


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