BACIAMI ANCORA

Titolo Originale: BACIAMI ANCORA
Paese: Italia
Anno: 2009
Regia: Gabriele Muccino
Sceneggiatura: Gabriele Muccino
Produzione: Fandango, Mars Film, Medusa
Durata: 140''
Interpreti: Stefano Accorsi, Vittoria Puccini, Pierfrancesco Favino, Claudio Santamaria, Giorgio Pasotti, Marco Cocci, Sabrina Impacciatore, Daniela Piazza, Primo Reggiani

Ritroviamo, dieci anni dopo, gli stessi protagonisti de L'ultimo bacio: Carlo e Giulia che si erano sposati ma ora sono in attesa della separazione ognuno con un nuovo partner;  Adriano, che aveva lasciato la moglie Livia e il figlio di un anno per sfuggire alle proprie responsabilità, ora è tornato e cerca di porre rimedio ai suoi errori; Marco, che  avevamo conosciuto felicemente sposato con Veronica, sta attraversando un periodo di profonda crisi perché il figlio tanto atteso non arriva; Paolo non riesce a riprendersi dalle sue periodiche crisi depressive, confortato solo in parte da Livia,  mentre Alberto, coerente con la sua scelta di non avere nessun legame, desidera solo di ripartire questa volta per il Brasile....

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Muccino riesce a fotografare l'attuale generazione dei quarantenni in tutta la sua fragilità che appare però come costitutiva della sua essenza, senza possibilità di riscatto
Pubblico 
Maggiorenni
Due scene di rapporti amorosi, uno con breve nudità integrale
Giudizio Artistico 
 
Muccino è sempre molto bravo nel valorizzare al meglio le prestazioni degli attori e nel non far cadere l'attenzione dello spettatore; ma il suo stile personalissimo rischia di diventare maniera

Una generazione di quarantenni  oscilla intorno a un punto di equilibrio che non riesce mai a raggiungere. Per fortuna ci pensa madre natura  a far nascere dei figli e a portarli su delle scelte che non saprebbero prendere da soli. Potrebbe essere questa la morale che emerge dall'ultimo film di Muccino.

Sono passati 10 anni dalle vicende de l'Ultimo bacio e in effetti qualcosa è cambiato in  questi uomini e donne che sembravano spinti da un'unica motivazione:  dilatare all' infinito il tempo della ricerca spensierata di nuove sensazioni forti, senza farsi incastrare da troppi impegni e responsabilità. Adesso che il futuro è diventato presente e  si è ripiegato sui loro destini, non corrono più, si sentono stressati  e appesantiti dal rimorso degli errori commessi e il loro cuore é sovraccarico di amori lasciati ma mai dimenticati e di amori nuovi mai completamente accettati.

E' nuova rispetto al precedente film, la presenza di due bambini (la figlia di Carlo e Giulia e il figlio di Adriano e Livia): segni concreti che la responsabilità tanto evitata, ora è una presenza  viva ma che ha assunto per i genitori l'aspetto disumano della ricerca  per i loro figli di una purezza e una non contaminazione dalla loro vita scombinata, impossibile da raggiungere.
Ugualmente nuova è la preoccupazione per la salute, che genera tanto più ansia  quanto le cause dei loro mali sono spesso ignote; la fine, come racconta il medico a Carlo, può arrivare in qualsiasi momento.

Anche se i personaggi sono tanti, sono in realtà  varianti di una sola autobiografia, quella di Muccino, che si racconta all'arrivo dei suoi quarant'anni. Nanni Moretti aveva compiuto un percorso simile alla stessa età: aveva raccontando l'ansia per la sua prossima paternità in  Aprile-1998 mentre in Caro diaro- 1994 aveva ironizzato sull'inutilità delle tante cure a cui si era sottoposto per una sua misteriosa allergia.

Se l'ultimo bacio è stato un film importante per la sua capacità di raccontarci in forma viva quella strana forma di adolescenza prolungata dell'allora nuova generazione dei trentenni, bisogna comprendere se anche questa volta Muccino ha colto nel segno nel riuscire a generalizzare il profilo degli attuali quarantenni attraverso questi figli di una media borghesia romana dove a quanto pare è molto più facile trovare dei single delusi che delle coppie felici.

In realtà se sono state delineate, come abbiamo visto, alcune caratterizzazioni generazionali, sono molto più evidenti le similitudini fra i due film per quel modo specifico di essere uomini e donne che Muccino ci vuole raccontare. I protagonisti sembrano come sospinti da una tempesta di sensazioni che non possono controllare: si rincorrono e si lasciano, cedono all'isteria e si abbandonano alla tenerezza, manifestano desiderio di possesso ma anche dipendenza emotiva l'una dall'altro.
L'antropologia di Muccino è angosciante: si tratta di esseri umani che sono un fascio scomposto di istintività ed emotività che non possono  controllare; hanno perso ogni capacità superiore di ragionare, di riflettere, di controllare il proprio futuro e programmarlo. Negli affetti si godono l'attimo dell'amore corrisposto che è solo un attimo perché domani è già un altro giorno: il tradimento è in agguato. Le banche del cuore sono state tutte chiuse: non ci sono garanzie, non ci sono impegni,  non ci sono responsabilità.
Incapaci di vivere uno senza l'altra, sono altrettanto incapaci di combattere contro il proprio  orgoglio, le proprie pulsioni sessuali e la  barca della loro vita va perennemente alla deriva. L'unico che fa eccezione nel gruppo è Alberto perché ha scelto di non giocare la partita: è sereno semplicemente perché non ha legami e puerilmente continua a spostare in avanti  i propri sogni.
Dobbiamo riconoscere che ancora una volta (ma senza grosse novità rispetto al primo film) Muccino traccia un quadro vivido ma desolante di uomini e donne di oggi che paiono delle amebe, prive di struttura portante. Il film non mostra alcuna evoluzione nell'atteggiamento dei personaggi (generando così qualche momento di stanchezza nella parte centrale) e se poi approda a un finale positivo ciò è dovuto all'intervento benigno di madre natura, che ricorda loro che quando ci si ama possono anche nascere dei figli.

In linea con altri film della più recente produzione italiana (la prima cosa bella, lo spazio bianco) , c'è rimasto un solo valore su cui si può puntare: quello della maternità e della paternità, ora che la ricchezza del rapporto uomo-donna ha perso l'attributo della stabilità.

Solo a tratti, timidamente, si  intravede  la nostalgia di altri mondi, altre soluzioni: quando Adriano per il suo nuovo lavoro,  deve trasportae un enorme crocifisso, si attarda per un momento a guardare il Cristo sofferente; lo pianta solidamente, soddisfatto  al centro dell'abside della chiesa; una immagine che ricorda l'enorme statua dl Cristo che viene portato via da Roma in elicottero nell'incipit de La dolce Vita, esattamente cinquant'anni fa, forse l'inzio simbolico di quella disgregazione di cui Muccino ne constata le conseguenze.

Muccino è molto bravo come sempre nel far recitare gli attori (in prima fila Vittoria Puccini e Sabrina Impacciatore) e con una tecnica di ripresa e di montaggio molto dinamici riesce a tenere desta l'attenzione: si è costruito ormai uno stile molto personale che però, replicato per la durata di due ore e venti del film, rischia di diventare maniera.

Autore: Franco Olearo


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