JANE EYRE

 
Titolo Originale: Jane Eyre
Paese: Gran Bretagna
Anno: 2010
Regia: Cary Joji Fukugama
Sceneggiatura: Moira Buffini dal romanzo di Charlotte Brontë
Produzione: Focus Features/BBC Films/Ruby Films
Durata: 120
Interpreti: Michael Fassbender, Mia Wasikowska, Jamie Bell, Sally Hawkings, Valentina Cervi, Judi Dench

L’orfana Jane Eyre, cresciuta prima da una zia crudele e poi in un rigido istituto, giunge come istitutrice nella misteriosa Thornfield Hall, dove incontra l’enigmatico padrone di casa, Edward Rochester. Inaspettatamente tra la piccola governante, umile ma piena di carattere, e il padrone scorbutico e dai molti segreti si crea a poco a poco un legame di fiducia che sfocia in un sentimento più profondo. Ma Thornfield Hall nasconde un passato doloroso che minaccia la felicità dei due e costringe Jane a una scelta terribile…

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Il potere di trasformazione, fisica e spirituale dell’amore, non nella forma della passione travolgente e distruttiva cantata dalla sorella Emily in Cime tempestose, ma in quella di un attaccamento fedele, integro, tenace e indistruttibile, è uno dei temi portanti della vicenda di Jane Eyre
Pubblico 
Pre-adolescenti
Alcune scene di tensione potenzialmente impressionanti per il pubblico più giovane.
Giudizio Tecnico 
 
La bellissima fotografia, la colonna sonora mai ingombrante ma sempre efficacissima nel sottolineare le emozioni, e soprattutto le interpretazioni eccellenti dei protagonisti fanno di questa pellicola un piccolo gioiello

Ultimo dei molti adattamenti del giustamente celebre romanzo di Charlotte Brontë, questa pellicola adempie al suo compito con fedeltà creativa, capace di valorizzare sia il romanticismo che l’ispirazione gotica dell’originale, sacrificando solo qualche elemento più farsesco (il travestimento da zingaro di Rochester) probabilmente  difficile da digerire per il gusto di oggi.

La sceneggiatura di Moira Buffini (a suo agio con la letteratura ottocentesca, che aveva saputo parodiare con abilità in Tamara Drewe) mantiene quasi tutti gli elementi del romanzo, ma rimescola la sequenza cronologica degli eventi, facendoci partire dalla fuga disperata di Jane da Thornfield Hall, l’apice morale del percorso della protagonista (ma anche la sua ora più buia) per poi tornare a raccontarci la sua infanzia senza affetto e piena di dolorose umiliazioni, prima da parte della zia e poi di una istituzione religiosa che di cristiano ha solo il nome e che rappresenta con un certo realismo la durezza dell’educazione dell’epoca.

Qui, come nel romanzo della Brontë, l’indulgere sulle punizioni e le umiliazioni, come sulla solitudine della piccola Jane, non è una forma di sadismo, ma il presupposto necessario a capire come la ragazza, dotata di una vivace intelligenza, di una sofferta dirittura morale e di una naturale pietà, fatichi così tanto a credere di poter diventare l’oggetto d’amore di un altro essere umano.

Non è certo ragione sufficiente di questa convinzione il proprio aspetto modesto, che Mia Wasikowska incarna alla perfezione (salvo trasfigurarsi, letteralmente, sotto lo sguardo innamorato di Mr. Rocherster, come un fiore che sbocci al sole) e che la protagonista invoca in un momento di dolore.

Il potere di trasformazione, fisica e spirituale dell’amore, non nella forma della passione travolgente e distruttiva cantata dalla sorella Emily in Cime tempestose, ma in quella di un attaccamento fedele, integro, tenace e indistruttibile, è uno dei temi portanti della vicenda di Jane Eyre, ma anche dei personaggi che la circondano e che tutti in qualche modo riflettono sullo stesso ineludibile dilemma.

La domanda su cosa sia e debba essere l’amore per un essere umano, il suo giusto posto nell’ordine morale e spirituale cui esso appartiene, i sacrifici che si rendono necessari per far sì che esso non degeneri nella propria tragica caricatura sono parti integranti di una vicenda che solo una lettura superficiale potrebbe ridurre nei confini del romance gotico in stile Twilight oggi tanto di moda.

Stretta da un lato dalla passione “immorale” di Rocherster, che vorrebbe cancellare il passato e dimenticarne le conseguenze e per non perdere l’oggetto del suo amore sarebbe disposto alla menzogna, e dall’altro dall’austero richiamo morale del cugino Saint John, che alla passione umana non concede spazio e gela una sincera religiosità in un ascetismo senza cuore, Jane trova invece una via per rimanere fedele a se stessa e ritrovare la speranza nella rovina.

Il regista Cary Fukugama pedina con uno sguardo di volta in volta pressante o più discreto lo sbocciare del legame tra Jane e Rochester, i loro scambi all’inizio puntuti, poi sempre più profondi e affettuosi, l’attrazione anche fisica, lo svelarsi reciproco di due anime ferite e orgogliose, di due cuori intelligenti e intransigenti, tanto più grandi del mondo che li circonda e che proprio per questo si legano indissolubilmente l’una all’altra.

La bellissima fotografia, la colonna sonora mai ingombrante ma sempre efficacissima nel sottolineare le emozioni, e soprattutto le interpretazioni eccellenti dei protagonisti fanno di questa pellicola un piccolo gioiello capace di fare appello ai sentimenti in modo così moderno (ma forse sarebbe più corretto dire senza tempo) da farci dimenticare che il romanzo sia stato scritto quasi due secoli fa.

  

Autore: Laura Cotta Ramosino


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