INCEPTION (Franco Olearo)

Titolo Originale: Inception
Paese: USA, Gran Bretagna
Anno: 2010
Regia: Christopher Nolan
Sceneggiatura: Christopher Nolan
Produzione: Syncopy, Legendary Pictures
Durata: 145'
Interpreti: Leonardo Di Caprio, Marion Cotillard, Ken Watanabe, Joseph Gordon-Levitt, Ellen Page

In un non lontano futuro, lo spionaggio industriale assume connotazioni particolarmente sofisticate: Dom Cobb è un ladro d'eccezione che riesce a carpire i segreti di una persona direttamente dal suo subconscio. Saito è un manager giapponese che pretende da lui un nuovo tipo di manipolazione celebrale ai danni del suo maggiore concorrente: non si tratta di rubargli le idee, ma di iniettargli il convincimento che la sua azienda va smembrata. Dom Cobb mette in piedi la miglior squadra possibile con il suo assistente Arthur e la promettente studentessa Ariadne ma ha un problema: ogni volta che entra nel mondo dei sogni viene contrastato  da Mal,  sua moglie morta...

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Il film presenta una futura, probabile, nuova abilità dell'uomo: entrare nella mente degli altri senza però che il tema venga affrontato con tutte le implicazioni etiche che questo potere comporta
Pubblico 
Adolescenti
L'ambiguità della storia nel suo continuo oscillare tra sogno e realtà sconsiglia il film ai più piccoli
Giudizio Tecnico 
 
Estrema cura nella costruzione delle immagini per una trama suggestiva ed originale. Manca l'approfondimento dei personaggi

Dom Cobb giunge stremato su di una spiaggia. Alcuni vigilantes lo raccolgono e lo trasportano di peso  davanti a un vecchio giapponese. Questi ricorda di aver incontrato Dom tanto tempo prima. Inizia un flashback che mostra quell'episodio: Saito giovane  ascolta Dom che cerca di convincerlo ad usufruire dei suoi speciali  servigi: poter catturare segreti industriali rubando le idee degli avversari mentre dormono. Dom, per dimostrare le sue capacità,  si dichiara pronto ad entrare nel subconscio di Saito. Verso sera, mentre sta per mettere in atto il suo piano, Dom incontra una donna che cerca in tutti i modi di ostacolarlo: sapremo più tardi che se appare Mal, sua moglie, ci troviamo sicuramente all'interno di un sogno. In effetti nella scena seguente vediamo Dom, il suo amico e assistente Arthur e lo stesso Saito  addormentati in una squallida stanza d'albergo di un misterioso paese del Sud America: per le strade si sta svolgendo una violenta sommossa. Proprio quando i tre stanno per venir raggiunti dai rivoltosi veniamo trasferiti all'interno di un treno  dove ritroviamo gli stessi personaggi dormire collegati con dei fili a uno stesso congegno che è in grado di fondere in un'unica visione i loro sogni. Intuiamo in questo modo che l'ultima scena appartiene alla realtà, mentre appena prima abbiamo  assistito  a due livelli di sogno innestati uno nell'altro.

Così, senza molta clemenza, Christopher Nolan inizia il film e ci introduce nel suo gioco: da quel momento in poi per lo spettatore non c'è alternativa: o accetta la sfida che viene posta alla sua intelligenza e segue ogni parola, ogni dettaglio delle immagini o ci rinuncia e finirà presto per annoiarsi. In effetti con lo stesso ritmo con cui è iniziata, la storia si sviluppa per quasi tre ore fino all'apoteosi finale: l'azione in parallelo di tre sogni innestati uno nell'altro con tempi diversi (il tempo come è noto si dilata nel sogno e un anno vissuto al terzo livello può corrispondere a un'ora nel secondo e un minuto nel primo).

Il film si sta delineando come  un successo di rilevanza mondiale: in USA ha raggiunto i 160 milioni di dollari (ha debuttato a luglio) e in Italia alla seconda settimana ha raggiunto i 6 milioni di euro ma sta anche tagliando critica e pubblico verticalmente: non ci sono giudizi moderati; c'è chi lo ama e chi lo odia.

Di preferenza piace ai giovani (sono andato a vederlo di sera, in un normalissimo giorno feriale, ma la sala era gremita, con l'eccezione del sottoscritto, di giovani della fascia venti-trent'anni). Si tratta in realtà, a mio avviso, di una  distinzione  grossolana: più facile ipotizzare che il film è apprezzato da chi ama i videogame e in generale il gioco, accettando la sfida che Christopher Nolan gli lancia e chi invece ritiene che non c'è nessuna tecnica che possa valere quanto una appassionante storia d'amore; questi  ultimi troveranno  il film troppo celebrale e incapace di emozionare.
Il rapporto fra Dom e la moglie Mal dovrebbe costituire la componente emotiva del film ma noi non riusciamo a sapere  perché si sono conosciuti e amati né quale è stata la  vita trascorsa insieme: sembra che viga fra loro  sopratutto un legame di  complicità, una vita  vissuta giocando a costruirsi mondi di sogno con cui invecchiare lontano dalla realtà.  
Difficile allo stesso modo appassionarsi all'impresa dei protagonisti e tifare per il loro successo:  si tratta in fondo di mercenari coinvolti in una guerra  industriale.

La fiction in genere  vive strutturalmente di un patto di credibilità con lo spettatore ma spesso gli autori si divertono a creare illusioni ottiche modificando le quinte di questo immaginario palcoscenico: in film come  Sesto senso- 1999 o  di The others-2001 la vita e la morte erano le due realtà speculari  che disorientavano lo spettatore mentre in altri come  Strange Days - 1995 la realtà diventava indistinguibile dal mondo dei sogni e in  EXistenZ- 1999 il mondo dei videogiochi diventava più vero ed avvincente di quello reale. 

Inception si inserisce in questo filone con l'autorità che gli deriva da una realizzazione visiva impeccabile ma se negli ultimi due  traspariva una denuncia sociale sulle minacce che incombono sul nostro futuro, l'opera di Nolan  sembra non preoccuparsi di lanciare alcun messaggio se non proporre un divertimento per il divertimento.

Da questo punta di vista bisogna riconoscere che Nolan ha mostrato quali nuove potenzialità è in grado oggi di  offrire il cinema ma sopratutto quali sono i nuovi modi di rapportarsi con lo spettatore: il fatto che perfino nell'ultima scena non sia ben chiaro se ci troviamo all'interno di un sogno o stiamo assistendo ad un evento reale dimostra chiaramente che Nolan non ha nessun interesse a raccontarci una storia compiuta: punta piuttosto a costruire un'interazione con il pubblico che consenta a quest'ultimo e non a lui di costruire  il tipo di finale che preferisce, con tutta la dolorosa, moderna incertezza di non sapere esattamente quale sia quella vera, perché il "vero" non esiste ma esiste solo ciò che noi vogliamo sia tale per noi.

Autore: Franco Olearo


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